gattina double vivisezione
GEAPRESS – Tante reazioni all’annuncio arrivato ieri che la Commisisone europea sarebbe pronta e deferire l’Italia innanzi la Corte di Giustizia per il mancato recepimento della Direttiva sulla sperimentazione animale del settembre 2010. Un atto dovuto, in realtà, che arriva però mentre il Decreto Legislativo di recepimento sta per essere approvato.

In pochi hanno notato la contemporaneità dell’annuncio ed ancor meno cosa questo potrebbe significare alle luce della legge recante “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”. Si tratta del provvedimento che ha mandato in soffitta la vecchia  “legge Buttiglione” del 2005, introducendo le nuove norme attuative della legislazione europea. Le vecchia “legge comunitaria” è stata in tal maniera sdoppiata il “legge europea” e “legge di delegazione europea”. In quest’ultimo provvedimento è contenuto il famoso articolo 13 che secondo alcune componenti animaliste facenti capo alla Federazione presieduta dall’On.le Brambilla, apporterebbe norme più restrittive in tema di vivisezione che però sarebbero state ignorate, a detta delle stesse associazioni, dal Governo Letta. Secondo le critiche diffuse, il Governo sarebbe invece stato obbligato a recepire le indicazioni pervenute nelle precedenti fasi parlamentari.

Forse però le indicazioni del Parlamento non sono vincolanti, trattandosi di pareri che il Governo può tra l’altro del tutto ignorare come ad esempio previsto dall’art. 37 delle  “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”.

Secondo tale articolo “il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per gli affari europei può proporre al Consiglio dei ministri l’adozione dei provvedimenti, anche urgenti, diversi dalla legge di delegazione europea e dalla legge europea, necessari a fronte di atti normativi dell’Unione europea o di sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea ovvero dell’avvio di procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia che comportano obblighi statali di adeguamento, qualora il termine per provvedervi risulti anteriore alla data di presunta entrata in vigore della legge di delegazione europea o della legge europea relativa all’anno di riferimento”.

Ora le critiche sulle responsabilità di tale procedura di infrazione. Di chi è la colpa?

Secondo un comunicato diffuso dall’ENPA “la responsabilità è della lobby della sperimentazione animale e di quanti hanno ritardato il recepimento della direttiva – che, lo ricordiamo è datata 2010 – proprio per arrivare a questo punto“.

In altri termini la procedura di infrazione sarebbe utilizzata come uno strumento di pressione per ottenere una regolamentazione della materia in favore della sperimentazione animale. L’ENPA, a tale proposito, si domanda come sia “possibile, a tre anni di distanza dall’emanazione della direttiva stessa, che ci si sia accorti solo oggi che il nostro Paese corre il rischio di essere condannato in sede europea? E come mai questo senso di improcrastinabile urgenza che viene avvertito per le numerose altre procedure a carico dell’Italia (molte proprio in materia ambientale), dalle quali rischiamo multe altrettanto salate?“.

Conclusioni analoghe ma punto di partenza diverso nel comunicato dell’Eurodeputato PD Andrea Zanoni, che sembra sottolineare come la Direttiva del 2010 sia stata approvata senza sostanziale opposizione. Un problema che si amplifica proprio ora, ovvero in fase di recepimento. “La Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici – ha riferito nel suo comunicato l’On.le Zanoni – è stata chiaramente un’occasione persa per superare la sperimentazione animale, tuttavia chiedo al Governo italiano di recepire nella sua interezza l’articolo 13 della Legge di delegazione europea, che pur non vietando del tutto la vivisezione, costituisce un modo lungimirante di introdurre innovazione nella ricerca, sviluppando una ricerca maggiormente orientata ai metodi alternativi”.

Una Direttiva europea che lo stesso Zanoni definisce “sbagliata nel principio“. Poi le inadempienze italiane ricordate dall’Eurodeputato. L’Italia è l’unico Paese Ue che non ha rispettato la scadenza del 10 novembre 2012 per recepire la direttiva all’interno dell’ordinamento nazionale. La Commissione aveva già scritto all’Italia il 31 gennaio 2013 per incentivare il recepimento, ma da allora le autorità italiane non hanno più risposto.

Di sovvertimento da parte del Governo dei principi contenuti nell’articolo 13 (su questo articolo molto si erano spese le associazioni aderenti alla Federazione presieduta dall’On.le Brambilla) parla anche la Senatrice del Gruppo Misto-SEL Loredana De Petris. Anche secondo la Senatrice si deve “ringraziare la lobby della vivisezione se oggi l’Italia rischia una condanna da parte della Corte di Giustizia Europea e un’ammenda di 150.000 euro al giorno per il mancato recepimento della normativa europea”.

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