sperimentazione animale
GEAPRESS – L’articolo più significativo è forse quello sul divieto di sperimentare per xenotrapianti e abuso. Il divieto è valido, ma a partire dal 1 gennaio 2017!

Basta questo per capire le reali potenzialità della bozza di Decreto Legislativo ieri presentato dal Governo e che il Capo dello Stato dovrebbe firmare per il recepimento della Direttiva Europea 2010/63/UE, meglio nota come Direttiva “vivisezione”.

Di fatto l’unica novità è il divieto di allevare in Italia, “cani, gatti e primati non umani per le finalità del presente Decreto“. In altri termini Green Hill non potrebbe così riaprire ma i cani, come i gatti ed i primati non umani si potranno continuare ad utilizzare. Tanto, come aveva riferito il rappresentante del Governo in sede di Commissione al Senato, si potranno continuare ad importare dall’estero senza probabilmente entrare in conflitto con la Direttiva Europea. In altri termini il divieto poteva già esistere da tempo senza  bisogno di inserirlo nel recepimento di una Direttiva che spalanca di fatto le porte agli sperimentatori.

Basti considerare le modalità di finanziamento della ricerca alternativa. Sono previste ma non  concesse salvo il prelievo dalle sanzioni contestate a chi violerà il Testo ieri presentato dal Governo. Prima, però, bisognerà incassarle ammesso che verrà mai rilevata la mancata applicazione della futura legge. Di fatto non vi è una reale previsione di finanziamento, tranne che per la sperimentazione effettuata dagli Istituti Zooprofilattici: 84% dei finanziamenti per uso di animali e 16% per lo sviluppo di ricerche alternative.

Manca, inoltre, un componente designato da associazioni di protezione animali nell’ambito del “Comitato  Nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici” istituito, peraltro “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” e con funzioni meramente consultive. Poco chiara anche l’identificazione di cani, gatti e primati non umani. In nessuna parte è nominato, infatti, il microchip. Si parla invece di un non meglio specificato “marchio permanente” meno doloroso possibile. Tra  l’atro, se ancora a ridosso dello svezzamento ed in fase di movimentazione, anche la marchiatura dell’animale si potrà evitare. Sarà però cura di “allevatore, fornitore o utilizzatore” provvedere “non appena possibile“. Sempre agli stessi soggetti è stata inoltre affidata l’istituzione di un organismo preposto al benessere degli animali.

Possibile (al di là del formale divieto) sperimentare senza analgesici ed anestetici per le ricerche specifiche (analgesia e anestesia) ma anche per tutto quanto previsto dalla farmacopea.

Vale la pena sottolineare che tali disposizioni un po’ ambigue erano già state criticate da poche associazioni che denunciavano come già le proposte avanzate, anche  in casa animalista, fossero decisamente poco incidenti. Il Governo, tutto sommato, ha percorso una strada già tracciata dall’Europa e che trova la sua origine nella mancata opposizione dell’Italia non solo alla Direttiva del settembre 2010, ma anche a misure più restrittive che dovevano essere proposte, però,  entro il novembre 2010. L’allora Governo Berlusconi, però, non lo fece e nessuna opposizione ebbe  a sollevarsi.

Nella proposta dell’attuale Governo appare quantomeno ingarbugliata anche la vicenda dei primati non umani, ivi comprese le scimmie antropomorfe. Tra l’altro sarà possibile usare, sebbene dietro specifica autorizzazione, anche animali appartenenti a specie rare e prelevati in natura. Saranno, sempre dietro autorizzazione del Ministero, autorizzabili anche i primati non umani minacciati di estinzione ma in via “eccezionale e se impossibile raggiungere lo scopo con specie diverse“. Così dispone l’articolo sette del Dlgs. L’articolo 8, però, specifica un “fatto salvo all’articolo 7” vietando l’impiego di primati non umani ivi comprese le scimmie antropomorfe. Non solo, il successivo comma 2 sembra nuovamente riescluderle. Purtroppo, però, c’è sempre il “fatto salvo quanto all’art. 7” che invece le prevede.

Incontrovertibile, senza cioè partenza tra 14 anni, il divieto di sperimentare per fini bellici, mentre per la didattica sarà possibile per le Facoltà di Medicina Veterinaria e l’alta formazione universitaria di Medici e Medici veterinari.

Divieto ma con ampia deroga anche dei test tossicologici Lethal DOSE LD50 e Lethal Concentration LC50. Si potranno fare se obbligo di legge o se previsto dalla farmacopea nazionale e internazionale.

Ad ogni modo i buoni intenti, anzi “aspetti“, sono salvi. Il primo “aspetto” elencato dall’articolo 1 (Oggetto ed Ambito di applicazione) del Dlgs, così recita: “a) la sostituzione, la riduzione dell’uso di animali nelle procedure e il perfezionamento delle tecniche di allevamento, di alloggiamento, di cura e di impiego degli animali nelle procedure“. Come, quando e con quale provvedimento, però, questo dovrà avvenire, non è ancora chiaro. In compenso sarà vietato sperimentare sui randagi. L’Italia, quasi per il rotto della cuffia, lo aveva ricordato all’Europa (passo questo obbligatorio) sul finire dello scorso dicembre. Era, infatti, un divieto preesistente e bisognava proprio comunicarlo. Non risulta che la stessa procedura sia stata seguita per altro divieto antecedente. Quello sugli animali rari.

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