diamantino II
GEAPRESS – C’è anche lui, il grazioso diamante mandarino, oltresì detto bengalino, nell’elenco degli animali sperimentabili così come stabilito nel nuovo Dlgs approvato dal Governo (vedi articolo GeaPress e Testo complesto Dlgs).

Il grazioso passeriforme, diffuso in Australia e negli arcipelaghi dell’oceano pacifico, povrà finire nelle mani degli “utilizzatori”. A questi potrà essere consentito prelevarli anche da fornitori e allevamenti non autorizzati. Così, infatti, è indicato nel Dlgs per tutti gli animali considerati, cani e gatti compresi (vedi articolo GeaPress ). La denominazione di “utilizzatore” è  anch’essa espressamenta indicata nel Dlgs, che mai nomina il termine “vivisettore” ne tanto meno “sperimentatore”.

Il bengalino è ormai diffusamente allevato in cattività. Un’abitudine, bella o brutta che sia, presente nelle case di non pochi italiani. Chissà cosa pensaranno i proprietari quando scopriranno che il loro beniamino  finirà tra le mani (e gli attrezzi) degli “utilizzatori”.

Nelle strutture degli “utilizzatori” il povero bengalino non godrà di spazi molto estesi, come del resto è per tutti gli animali considerati nel Dlgs. Tra questi anche i cani San Bernardo e Pastori irlandesi, anch’essi utilizzabili (vedi articolo GeaPress ).

Nell’ Allegato III del Dlgs sono inizialmente indicate le generali condizioni dell’alloggiamento, ovvero una sorta di tubo di due metri per uno. Questo al fine di  “permettere agli animali di effettuare brevi voli“. Seguono  poi gli spazi per le coppie utilizzate negli studi, non meglio specificati, sulla “riproduzione”; possiamo solo immaginare che si tratterà di embrioni, gonadi o altro “materiale” da utilizzare. Ad ogni modo nelle gabbie dovranno essere presenti quelli che vengono definiti “arricchimenti adeguati”, che però non sono specificati. Per le coppie, la superfice minima al suolo è di appena mezzo metro quadrato. L’altezza, poi, di soli 40 centimetri lineari. Anche per i poveri diamantini, così come per altri animali, “chi conduce l’esperimento deve motivare la durata del confinamento in consultazione con il personale veterinario“. Dunque, sembra di capire, non un parere obbligatorio del Veterinario il quale entrerà in campo nella motivazione dell’utilizzatore  ma solo  “in consultazione“.

Se già sembrano un po’ troppo essenziali le superfici di massima, ancor di più appariranno quando l’allegato introduce agli spazi  destinati per i gruppi. Per sei animali la dimensione minima dell’alloggiamento è di appena un metro quadrato. L’altezza, invece, di un metro lineare. In questo spazio saranno apposte due mangiatoie. Le misure si elevano rispettivamente a 1,5 metri quadrati per due di altezza nell’ipotesi di gruppi compresi tra sette e dodici. Stessa altezza ma numero di mangiatoie elevate a tre ed una superficie di due metri quadrati, per i gruppi compresi tre tredici e venti. Se poi si introduce un altro uccellino bastano 0,05 metri quadrati in più. Ogni sei uccelli in aggiunta, una nuova mangiatoia.

Misure forse un po’ striminzite che entreranno tra l’altro in vigore a partire del primo gennaio 2017, salvo deroghe.

Giova ricordare che le misure in generale dettate per la sperimentazione animale, possono diventare metro di valutazione anche per altre tipologie detentive. E’ già successo per canili ed allevamenti di cani, quando nei decreti attuativi delle Regioni in tema di randagismo, vennero presi a modello gli spazi da lilliput stabiliti dalla legge vivisezione antecedente a quella ora approvata. Basti pensare, allora, alle numerose Ordinanze comunali sul benessere animale che coinvolgono anche le uccellerie, sempre in cerca di parametri di riferimento per evitare pericolosi ricorsi al TAR. Ricordiamoci, infatti, che le parole hanno un peso e la nuova legge “vivisezione” riporta in effetti nella sua titolazione la “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici“. L’allegato III riferisce poi, al punto 1.1, di strutture “progettate in modo da offrire un ambiente che tenga conto delle esigenze fisiologiche ed etologiche delle specie da ospitare“.

Intanto, non meglio specificati studi riproduttivi, si avvarrano del povero bengalino. Gli italiani non lo sanno, ma nelle loro case vi sono già centinaia di migliaia di animali adorabili appartenenti ad una specie che potrà essere meta di “utilizzatori”.

Purtroppo, nel settembre 2010, l’allora Governo italiano non si è opposto alla Direttiva europea sulla sperimentazione animale ed anche per il grazioso bengalino, è ora arrivata la scure del recepimento.

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