GEAPRESS – In attesa delle ore 17.00 del prossimo 9 maggio. Questa la scadenza fissata dalla Senatrice Boldi, Presidente della Commissione Politiche Europee del Senato, per la presentazione degli emendamenti al ddl 3129, ovvero la legge comunitaria 2011. Si tratta del disegno di legge che comprende l’art. 14, ovvero il famoso emendamento “Brambilla” che dovrebbero arginare, seppur in parte, gli effetti della brutta Direttiva europea sul benessere animale …. (vivisezione) del settembre 2010. Forse a breve si saprà dell’emendamento vociferato che dovrebbe spazzare via per sempre proprio l’art. 14. Nel frattempo, però, le critiche animaliste hanno colpito in modo particolare la Senatrice Boldi (LN) che ha giudicato di “indubbio interesse” le osservazioni presentate dagli esponenti del mondo della sperimentazione, oltre che il Relatore Senatore Di Giovan Paolo (PD) secondo il quale l’art. 14 crea i “presupposti per l’insorgere di una infrazione comunitaria in capo all’Italia“.

Quali sono i documenti presentati da alcuni esponenti del mondo che sostiene la validità della sperimentazione animale? Non tantissimi, poi. Tutti, più o meno uguali e con qualche significativa contraddizione. Li pubblichiamo in questo articolo, con un breve commento.

AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) – Non scrivono molto, se non per sottolineare come in Italia si compia il 15% della sperimentazione europea. L’Agenzia rileva inoltre come in Europa esistono delle modalità standard, sia per la richiesta di autorizzazione alla sperimentazione clinica, che per l’immissione in commercio di un medicinale. Poco o nulla più. (SCARICA DOCUMENTO AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO).

AISAL (Associazione Italiana per le Scienze degli Animali da Laboratorio) – Tale Associazione si dichiara preoccupata per i contenuti dell’art. 14. Fin dalle premesse del loro documento affermano come le previsioni contenute “paralizzerebbero la ricerca biomedica in Italia“. La Direttiva 2010/63 che deve essere recepita dal nostro paese sarebbe “il frutto di un lungo e complesso lavoro di mediazione durato dieci anni ed ottenuto grazie all’impegno ed alla partecipazione di numerose Istituzioni che hanno lavorato in sinergia con la comunità scientifica a livello nazionale ed internazionale“. “Questa direttiva – dicono sempre all’AISAL – rappresenta un punto di equilibro in grado di conciliare la salvaguardia del benessere degli animali utilizzati per fini scientifici con le necessità legate al progresso della ricerca biomedica“.

Il primo rilievo dell’AISAL è rivolto alla lettera c) dell’art. 14, ovvero il divieto di allevare in Italia scimmie, cani e gatti. Contrasta a loro dire con i principi del benessere degli animali fissati dalla stessa Direttiva. Questo perché con l’importazione dall’estero che ne potrebbe derivare, si aumenterebbe il disagio per gli animali oltre ad avere minori garanzie sulle reali condizioni di allevamento. Onorevole la preoccupazione per il benessere. Peccato però, che in Italia ad oggi non vi sono allevamenti di scimmie e gatti, mentre per quanto riguarda i cani rimane solo il notissimo Green Hill di Montichiari (BS) il cui 80% della produzione è destinata però all’estero. A dirlo non è un distratto animalista, ma la dott.ssa Gaetana Ferri, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso della sua audizione presso la stessa Commissione del Senato dove l’AISAL ha fatto pervenire il documento.

L’attenzione dell’AISAL si rivolge poi alla lettera f) dell’art. 14, ovvero il divieto di esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore. Un argomento ostico, soprattutto alla luce delle disquisizioni imposte sulle presunte differenze tra “vivisezione” e “sperimentazione animale”. Secondo l’Associazione tale divieto imporrebbe sedi estere per lo svolgimento degli esperimenti. L’AISAL a proposito di tali esperimenti, dice che trattasi di “eccezioni“. Nessuna reale quantificazione. Però l’espatrio avverrà. Non solo. Tali provvedimenti, unitamente al divieto di svolgere esercitazioni didattiche (divieto peraltro non valido nel caso dell’alta formazione dei Medici e dei Veterinari), “comporterebbero una delocalizzazione dell’attività di ricerca, pubblica e privata, a danno dell’Italia” (SCARCA DOCUMENTO AISAL).

FARMAINDUSTRIA – Un poco più diretti sul grado di condivisione che si è creato in sede europea per la stesura della Direttiva. Per loro si è trattato di un lavoro di analisi e recepimento sia delle “giuste istanze delle Associazioni per la tutela del benessere degli animali sia delle esigenze dello sviluppo della ricerca biomedica“.

Farmaindustria evidenzia due punti sostanzialmente positivi. Contrariamente ai timori di procedure di infrazione da parte dell’Unione esternate dal Relatore, l’iter della norma di recepimento italiana prevede dei canali di sostanziale ammortizzazione del rischio.

Farmindustria richiama infatti la possibilità concessa dalla Direttiva agli Stati membri, di potere estendere la protezione degli animali, purché, ovviamente, nell’ambito della stessa norma europea. Entro il 1 gennaio 2013 gli Stati membri dovranno così informare la Commissione la quale sottoporrà il testo all’attenzione degli altri Stati membri. Che significa tutto ciò? Basta aprire una qualsiasi pagina di un testo di legge comunitaria, per trovare decine di riferimenti a varie Direttive europee e relative correzioni alle leggi di recepimento. Molte volte più virtuali che reali. E’ successo così al decreto legislativo sugli zoo che ha sostanzialmente aggirato alcuni dettami della Direttiva di settore. Ci sono poi i casi di reiterata inadempienza. Questo anche nel caso di prima condanna e seconda messa in mora, come nel caso delle fantomatiche cacce in deroga delle regioni filovenatorie italiane costate la vita a decine di milioni di animali teoricamente appartenenti a specie protette e particolarmente protette. Continuando in tale maniera, faranno piovere una multa multimilionaria all’Italia. Può anche darsi, però, che l’art. 14 non contrasti con la norma europea. Nel caso c’è tutto il tempo per rimediare.

Anche per Farmaindustria, però, l’art. 14 penalizza fortemente la ricerca biomedica costringendo ad una fuga all’estero. Il riferimento è al divieto di esperimenti senza analgesia e anestesia. Tali esperimenti, però, non sono “eccezioni“, come riferito da AISAL. Le eccezioni, per Farmindustria, diventano “diverse tipologie di studi sperimentali“. Circa gli altri punti seguono più o meno le stesse considerazioni già espresse dall’ AISAL. No al divieto di allevare primati, cani e gatti. Farmaindustria, ovvero la Confindustria del farmaco, si preoccupa però del destino dei suoi lavoratori. I posti di lavoro, dicono gli industriali del farmaco, sarebbero contratti! Nessun dato viene fornito su tale contrazione. Ricordiamo che il Ministero della Salute ha riferito come in Italia esiste un solo allevamento tra quelli considerati nel previsto divieto, ovvero Green Hill. (SCARICA DOCUMENTO FARMAINDUSTRIA).

SIVAL (Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio) – Tra le osservazioni alla lettera b) dell’art. 14 (divieto utilizzo scimmie antropomorfe) i Veterinari rilevano come la Direttiva europea già prevede il divieto di utilizzo delle specie in via di estinzione. Un effetto ridondante, per la SIVAL, con conseguenti effetti discorsivi dell’intento regolatorio originale. Peccato, però, che l’art. 7 della Direttiva, ovvero quello del presunto divieto, non è così tassativo.

Seguono pressoché identiche valutazioni così come negli altri documenti. Divieto di importazione di cani, gatti e scimmie equivarrà anche per loro all’approvvigionamento estero. Non va bene neanche le lettera d) dell’art 14, ovvero la previsione di una norma a garanzia del benessere degli animali geneticamente modificati. La SIVAL esprime un giudizio opponendo qualcosa di simile ai secolari dibattiti iniziati già con le prime interpretazioni darwiniane. Lasciamo al lettore il commento della SIVAL che così riportiamo “la tutela del benessere animale non dipende dalle sue caratteristiche genetiche ma da come queste si manifestano nel suo sviluppo postnatale in relazione all’ambiente in cui vive“.

Contrarietà pure per il divieto di sperimentare nel corso della didattica, mentre gli esperimenti senza anestesia e analgesia che comportano dolore, diventano ora “molti“. Gli stessi esperimenti erano “eccezioni” per l’AISAL, e “diverse tipologie di studi sperimentali” per Farmindustria. (SCARICA DOCUMENTO SIVAL).

Infine il Prof. Caminiti, Responsabile del Comitato sull’uso degli animali della Società Italiana di Fisiologia e della Società Italiana di Neuroscienze. Per lui il parto della nuova Direttiva è invece avvenuto anche grazie ai rappresentanti delle maggiori associazioni protezioniste europee. Nulla viene però detto sui loro nomi. Che strane coincidenze. E dire che nell’ultimo numero de “Il Forestale” (rivista ufficiale del Corpo Forestale dello Stato) anche Osvaldo Veneziano, presidente di Arcicaccia, ricorda come l’approvazione della legge sulla caccia nel lontano 1992 venne anch’essa contrattata da “rappresentanti degli ambientalisti di ieri e di oggi, anche ideologicamente contrari alla caccia“. Possibile che dicano tutti il falso?

Il Prof. Caminiti offre inoltre una interpretazione sorprendentemente più animalista della lettera b) dell’art. 14 (divieto uso scimmie antropomorfe ….). A suo dire la Direttiva le protegge ancor di più dell’art. 14 che a questo punto le penalizzerebbe. Un motivo in più per approvare la lettera b). Ed invece no, anche in questo caso non va bene. Seguono poi più o meno le stesse considerazioni sui divieti di allevamenti e per gli animali geneticamente modificati. Nessuna stima, invece, sul numero di esperimenti che devono continuare a prevedere il dolore. Non sappiamo, pertanto, se trattasi di eccezioni, di diverse tipologie o di molte. Ci sono. E questo basta ai Senatori. (SCARICA DOCUMENTO PROF. CAMINITI).

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