GEAPRESS – Nessuno dei subemendamenti relativi al ddl 3129 (legge comunitaria 2011) è relativo all’art. 14, ovvero quello che dovrebbe contenere, ad esempio con la chiusura di Green Hill, gli effetti più dirompenti della Direttiva europea in tema di sperimentazione animale. La comunicazione della scadenza dei termini di presentazione presso la XIV Commissione del Senato, è avvenuta ieri. Più esattamente si tratta della possibilità di modificare degli emendamenti presentati ormai parecchi giorni addietro (vedi articolo GeaPress).

A breve, pertanto, inizierà la discussione del ddl 3129 anche se la Commissione ha previsto una interruzione dei lavori che potrà far slittare la conclusione dell’iter di approvazione, al prossimo luglio. Anzi, lo sconfinamento in piena estate, sembra a questo punto certo. Questo se l’art. 14, così come anticipato nei giorni scorsi (vedi articolo GeaPress), non verrà stralciato nel corso dei lavori e consegnato alla Commissione Igiene e Sanità del Senato. Fatto che farebbe allungare i tempi fino a che gli stessi potrebbero risultare incompatibili con la fine della legislatura.

Intanto, ancora per chissà quanto, l’art. 14 è in XIV Commissione. Senatori che promettono battaglia, altri che della chiusura di Green Hill non ne vogliono sentire parlare, altri ancora che forse si sono “scordati” di presentare un emendamento che avrebbe potuto imporre l’obbligatorietà del ricorso ai modelli alternativi alla sperimentazione animale, nel caso ne fosse comprovata la validità.

Come ormai noto, la Direttiva europea sulla sperimentazione animale, prevede ogni possibile scappatoia da un divieto formalmente posto. Se ne era accorto il Comitato Nazionale UGDA (Ufficio Garante Diritti Animali) il quale aveva sottolineato l’esigenza di una applicazione che, pur rimanendo conforme ai dettami previsti dalle leggi di recepimento, potesse in qualche maniera rendere d’obbligo un modello alternativo se già praticato.

L’articolo 4 della Direttiva europea prevede infatti che “gli Stati membri assicurano che, ove possibile, un metodo o una strategia di sperimentazione scientificamente soddisfacente che non comporti l’uso di animali vivi possa essere utilizzato in sostituzione di una procedura“.

La proposta emendativa era pertanto di rendere tale principio obbligatorio qualora ne fosse già constata la praticabilità L’UGDA, con la sua Presidente Paola Suà, aveva così predisposto un emendamento alla lettera a) dell’art. 14 ove si faceva riferimento alla possibilità di sostituire un modello animale. In tal caso, l’ipotesi sarebbe diventata obbligatoria “ogniqualvolta sia possibile con un metodo o una strategia di sperimentazione scientificamente soddisfacente che non comporti l’uso di animali vivi”. La proposta era stata sottoposta la vaglio di giuristi competenti oltre che ai funzionari del Ministero della Sanità. Poi qualcuno si è scordato di presentarla.

Secondo l’UGDA, la Presidente della Commissione, Senatrice Rossana Boldi, potrebbe però determinare, nel corso della discussione, una presa di posizione sull’argomento e, per tale motivo, sarebbe già stata informata. Secondo Paola Suà, tale emendamento non solo non è in contrasto con i principi della Direttiva ma avrebbe potuto porre il nostro paese all’avanguardia. Forse, però, è proprio questo aspetto a fare paura alla lobby afferente alla sperimentazione animale. Creare, cioè, un precedente che in qualche maniera rischi di stimolare altri paesi sull’argomento.

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