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GEAPRESS – Entrerà a breve in vigore anche in Italia quanto stabilito dalla Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali usati a fini scientifici. In altri termini, secondo le accuse animaliste, si tratta della cosiddetta Direttiva “vivisezione”.

Proponiamo una “pillola” della nuova legge, partendo dalla spinosa questione dei randagi e rinviando per una visione complessiva al Testo integrale  (vedi articolo GEAPRESS ).

La “questione” cani e gatti è riassunta in buona parte nei due articoli che troverai in grassetto  in calce all’articolo. Avrai forse sentito che la Direttiva impedirà per sempre l’apertura di allevamenti di cani, gatti e primati. In Italia, vi era infatti  Green Hill, attualmente chiuso per la nota vicenda giudiziaria ancora in corso. In realtà, come fece intendere l’ex Ministro per le Politiche Europee nel corso di una riunione di Commissione in Senato, questo aspetto potrebbe non contrastare con la Direttiva europea, visto che i cani continueranno ad arrivare dall’estero. In altri termini, per una legge anti-Green Hill, non vi era bisogno di questa Direttiva i cui scopi sono ben più ampi e dagli effetti molto negativi.

Ti invitiamo a seguirci in alcuni brevi passi indotti dalla lettura dei due articoli sottostanti.

Il comma 1 dell’articolo 10 consente di utilizzare le specie di cui in Allegato I. Tra queste vi sono anche cani, gatti e primati ma solo (dice il comma 1 dell’articolo 10) se provenienti da allevamenti autorizzati. Il comma 3 dello stesso articolo, però, deroga. A poter essere utilizzati sono ora gli stessi animali “non provenienti da allevamenti o fornitori autorizzati”.

Vi è anche il comma 5 ovvero il cosiddetto articolo “anti Green Hill”: divieto di allevare cani, gatti e primati.

Il successivo articolo 11 riguarda più specificatamente gli animali randagi. Il comma 1 esclude l’utilizzo di “animali randagi oppure provenienti da canili o rifugi”. Il successivo comma 2, però, deroga autorizzando l’impiego di cani e gatti di cui all’allegato I. Questo allegato, però, così titola: “Elenco degli animali di cui all’art. 10 comma 1”. Si è così tornati al punto di partenza dal momento in cui il comma 1 dell’art. 10 prevede l’utilizzo di animali (ivi compresi cani gatti e primati) se provenienti da allevamenti o fornitori autorizzati. Quest’ultimo comma viene anch’esso derogato: il comma 3 dell’art. 10  si esprime in favore di allevamenti e fornitori non autorizzati.

Bisogna dire che nella “relazione illustrativa” al decreto, viene sottolineato  il divieto di sperimentare sui randagi ma solo perchè già precedentemente previsto dalla legge italiana.

Ti convince questa parte della legge? Credi che cani e gatti (tra i tanti purtroppo compresi) siano sufficientemente tutelati? Credi che i randagi siano poi al sicuro e quale il confine tra ex randagio e sua discendenza divenuta padronale e di allevamento non autorizzato?

Se vuoi leggere integralmente i due articoli, li trovi  in grassetto in calce all’articolo. A disposizione (vedi sopra) vi è poi il link al Testo completo. Se vuoi, poi, lascia un commento.

ART. 10
(Animali utilizzati nelle procedure)

1. Salvo quanto disposto dall’articolo 9, comma 2, gli animali appartenenti alle specie elencate all’Allegato I, del presente decreto possono essere utilizzati nelle procedure solo se provengono da allevamenti o fornitori autorizzati ai sensi dell’articolo 20.
2. A decorrere dalle date riportate nell’Allegato II, del presente decreto i primati non umani possono essere utilizzati nelle procedure solo se discendono da soggetti nati in cattività o se provenienti da colonie autosufficienti.
3. In deroga al comma 1, il Ministero può autorizzare l’impiego di animali delle specie di cui all’Allegato I non provenienti da allevamenti o fornitori autorizzati, solo sulla base di giustificazioni scientifiche.
4. L’allevamento di animali geneticamente modificati è consentito previa valutazione del rapporto tra danno e beneficio, della effettiva necessità della manipolazione, del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali e dei potenziali rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente.
5. E’ vietato l’allevamento di cani, gatti, e primati non umani per le finalità di cui al presente decreto.

ART. 11
(Animali randagi e selvatici delle specie domestiche, cani, gatti)

1. E’ vietato l’impiego nelle procedure di animali randagi o provenienti da canili o rifugi, nonchè di animali selvatici delle specie domestiche.
2. Il Ministero può autorizzare, in via eccezionale, l’impiego di cani e gatti di cui all’allegato I, nell’ambito delle procedure, quando è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura utilizzando specie diverse e nell’ambito delle procedure che perseguono uno degli scopi di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), quando condotta nell’interesse della salute dell’uomo e delle specie animali di cui al presente articolo ovvero lettera b), numero 1), relativamente alla profilassi, alla prevenzione, alla diagnosi o alla cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie o dei loro effetti sugli esseri umani, ovvero lettera c) quando è condotta allo scopo di evitare, prevenire, diagnosticare o curare affezioni umane debilitanti o potenzialmente letali, ovvero lettera e).

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