GEAPRESS – All’inizio erano in quattro e i primi “manifestanti” ad unirsi (quasi) a loro, sono stati i poliziotti, nel senso che anche chi in servizio d’ordine a Pomezia (LT) era stupito, lo scorso 17 dicembre, di sapere che nel litorale romano si sperimentava sui cani. Poi le domande sulle ditte che usano certi prodotti, fino ai prodotti d’uso comune nelle proprie case.

E’ stato anche un poco divertente – riferisce a GeaPress Raffaele Granito, uno degli organizzatori della manifestazione di Pomezia – ma in fondo era proprio questo che volevamo. Informare“.

Sabato e domenica, sotto la pioggia, ad informare Pomezia. La città nei pressi del litorale romano, suo malgrado uno dei clienti di Green Hill.

Il tutto, nella giornata di sabato (il presidio è continuato anche domenica 18) è coinciso con una manifestazione dei cassaintegrati della Sigma Tau. Poi, arriva una sindacalista. “Lasciateli perdere quelli” impera ad un dipendente della Sigma Tau che aveva iniziato a parlare con i manifestanti antivivisezionisti. Meglio non far sapere, dunque. I panni sporchi si lavano in casa. Oppure, per alcuni, non sono neanche da pulire.

Da un lato il banchetto informativo con una ventina di attivisti antivivisezionisti nel frattempo sopraggiunti. Dall’altro alcune centinaia di lavoratori Sigma Tau. Di mezzo la Polizia. Ma non c’è stato alcun problema, sia da parte animalista che dei lavoratori. A parte la sindacalista che non voleva che si parlasse ed un tipo, presentatosi come “l’Assessore“, che voleva ritirare il permesso del Comune.

Era veramente l’Assessore al ramo – precisa Raffaele Granito – e credeva che la nostra fosse una contromanifestazione. Tutto chiarito, del resto la nostra comunicazione era di molto antecedente e comunque non volevano portare alcuna provocazione, ma bensì informare. Siamo tornati il giorno dopo, domenica 18. C’era un po’ meno gente ma è andata bene lo stesso“.

La cosa che vi ha sorpreso di più?
La sorpresa delle persone – risponde subito Raffaele – Credo che in pochi sapessero cosa succede in quegli edifici. Veniva distribuito un volantino, poi avevamo le tute e gli striscioni. E’ stata un’esperienza costruttiva e vuole essere solo l’inizio di una lunga attività, fino a quando l’ultimo animale sarà prigioniero dei laboratori“.

Poi, lo sconforto dei lavoratori dell’azienda che più che in crisi sembra in fase di smantellamento. “Rischiamo di rimanere in poche decine, svenduti alla concorrenza che penserà a trasferire la produzione altrove” dice uno di loro. Chi può si salvi, insomma e nel frattempo con la Polizia che vigila sulla tranquillità delle due manifestazioni, il presidio animalista va avanti. Anzi, a giudicare dalla raccolta delle firme, almeno 200 in poche ore, non è da escludere che tra questi vi siano anche dipendenti della Sigma Tau. Di sicuro c’erano i cittadini di Pomezia, stupiti, per primi loro, di avere dietro casa i cani della vivisezione. Nessuno li aveva mai informati. Ancora, a Pomezia, nei luoghi della vivisezione, non si era fatta questa informazione. Ci hanno pensato i volontari del gruppo antivivisezionista che promettono di tornare con nuove iniziative. Per i cani e gli altri animali, di Green Hill come di altre industrie di vite da sperimentare. Della Sigma Tau come del campus Menarini. Anche la multinazionale fiorentina ha i suoi problemi, ma di natura giudiziaria. E’ già successo nel passato, patteggiamenti compresi.

Una protesta spontanea, quella di Pomezia, nata sull’onda di Green Hill. Anzi, come hanno detto i promotori, sul tragitto della sofferenza, quella che unisce i cani che da Montichiari, in provincia di Brescia, si ritrovano rinchiusi dentro uno stabulario del litorale laziale.

A Montichiari, intanto, il Coordinamento Fermare Green Hill fa sapere che la manifestazione dello scorso 23 dicembre, innanzi la Regione Lombardia, è solo la prima di una nuova serie di iniziative. Lo scopo è duplice: fare chiarezza su quelle che lo stesso Coordinamento definisce le tante ombre presenti nelle istituzioni a Montichiari, e la chiusura dell’allevamento “contro il quale un numero crescente di persone si sta mobilitando in tutta Italia“.

Giudicano positivamente, i militanti del Coordinamento, l’intervento del Presidente della Giunta della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. A poche ore dalla manifestazione del 23 scorso, aveva annunciato lo studio di una proposta di legge per chiudere definitivamente quella che aveva definito come un’offesa al sentimento di milioni di italiani che gli animali vogliono vederli rispettati. Tutto dipende, però, dalla volontà e se “Formigoni non dovesse tenere fede a quanto promesso saremo noi la voce della coscienza pronta a ricordaglielo” dicono dal Coordinamento. Il riferimento è sia alla mozione approvata lo scorso febbraio (vedi articolo GeaPress) che alla proposta di legge (vedi articolo GeaPress) poi sconfessata dall’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia. Pertanto, aggiungono, se la nuova proposta è solo un tentativo di apparire al momento opportuno, è meglio che si ricredano.

Intanto, in occasione della manifestazione del 23 dicembre, numerosi striscioni sono apparsi nei palazzi attorno alla Regione. Pure sopra un albero di natale. Il “Chiudere Green Hill” sventolava anche a Pomezia. Dal balcone, come nello striscione che i manifestanti tenevano in mano e nella speranza delle centinaia di persone che, anche nei giorni di Natale, in più punti d’Italia, hanno manifestato. In strada, sotto la pioggia, al freddo e con la nebbia. A Pomezia, per la prima volta, molti cittadini hanno saputo di avere dietro casa (anzi, dentro casa) i cani della vivisezione. Un ostacolo in più, per chi preferisce che le cose non si sappiano. 

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