red canzian
GEAPRESS – Convintamente vegano, convintamente animalista. La protesta per la liberazione dei 32 beagle di Verona si è arricchita questo pomeriggio della presenza di Red Canzian il bassista dei mitici Pooh.

Eppure, nonostante la grandiosità del gruppo, detta così sembra quasi riduttivo, perchè  la presenza di Red Canzian in via Fleming a Verona, è riuscita a rappresentare qualcosa di ancora più forte.  Una condivisione ideale su una visione che ingloba e va oltre il dramma di quei cani. Di certo una speranza che ha ridato linfa vitale agli instancabili attivisti di Freccia 45 che ormai da più di due mesi sono inchiodati innanzi a quei cancelli dove, dicono convinti, ci sono i 32 beagle sdoganati il 5 marzo in Belgio e destinati proprio ai laboratori veronesi.

Li vogliono prendere per stanchezza – dice Red Canzian a GeaPress – del resto la legge li tutela, ma sono convinto della giustezza della causa“. Una vicinanza ai temi che parte da molto lontano per arrivare alle scelte individuali. A quelle, cioè, che ognuno di noi può fare ogni giorno. “Chiunque può fare qualcosa – aggiunge Red Canzian – Se ognuno di noi fa qualcosa, il mondo cambia ogni giorno. Le difficoltà sono inevitabili perché molta gente continua a rimanere legata anche a certi costumi che non portano a nulla“. Un motivo in più nel perseverare, sembra dire Red Canzian.

Comincia ad esserci molta attenzione su questi temi e soprattutto sull’ambiente. Si comincia a capire che è importante“. Poi la stoccata sul  mondo politico, non sempre il primo, anzi, nel capire che le cose vanno fatte. “Cominciano a capire l’importanza di occuparsi dell’ambiente – afferma Red Canzian – Bisogna per forza che certe cose diventino legge. C’è il dolore nel vedere trattar male i beagle e c’è il dolore per i problemi dell’ambiente che sono enormi. Dobbiamo pensare ai nipoti dei nostri nipoti. I cambiamenti climatici, per esempio. Il mondo ci sta presentando il conto. Siamo noi che lo stiamo rovinando“. Red Canzian parla ed i volontari sentono una condivisione pressoché totale. Una causa che è partecipata. Così deve essere anche per quelle scelte che potrebbero sembrare piccole  e che invece non lo sono.

Quando vado in tournée sarebbe più comodo mangiare quello che trovo. Ed invece  cerco un ristorante che abbia la benevolenza di far mangiare anche me, ma meglio un passato di verdure che un futuro senza uscita.” Essere vegan ed il problema degli allevamenti, l’influenza sull’effetto serra, il male che creiamo non solo agli animali ma anche a noi. Dunque in via Fleming come per le grandi istante ambientaliste. Per un mondo migliore, un mondo più pulito. Non abbandonare la protesta.  Con quali armi, però?

Ognuno deve fare quello che può – dice Canzian – Ognuno con le armi che ha, può combattere. Anche la mamma cha abitua il bambino ad una alimentazione senza carne, formaggio, ma con frutta e verdura, fa qualcosa per l’ambiente e per la salute del suo bambino. Il dolore per quei beagle è lo stesso dolore, enorme, per l’ambiente che stiamo distruggendo. Stiamo attenti – conclude Red Canzian – perché il conto prima o poi ci verrà presentato“.

L’impressione che si ha parlando con Red Canzian è quella di un ideale superiore, che prende visione dei beagle come dei ghiacci che si stanno sciogliendo. Un unico male, causato da scelte sbagliate che solo apparentemente hanno genesi diverse. Mentre parliamo con lui il pensiero va spontaneo ai cuccioli di foca che si continuano ad uccidere in un mare artico, peraltro, che ghiaccia sempre meno. La freddezza si tramuta nelle sbarre che tengono chiusi in un destino angosciante gli occhi di quei beagle.

Un beagle che invece va stretto al petto come tutti i pensieri del mondo.

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