GEAPRESS – Se entro il primo gennaio 2013, il Ministero della Sanità non confermerà il divieto di utilizzare specie in via di estinzione nella sperimentazione animale, potremmo in teoria ritrovarci anche loro: i poveri scimpanzé con il DNA di insetto. Il decreto legislativo 116 sulla sperimentazione animale, vieterebbe in Italia il loro utilizzo, ma tale esclusione se non verrà comunicata quale disposizione antecedente alla Direttiva europea del 2010, rischia di decadere.
Gli scimpanzé con il DNA manipolato sono già stati brevettati, nel febbraio 2012, dall’ufficio preposto europeo. La proprietà della scimmia-insetto sarebbe della Intrexon, la compagnia privata specializzata nella ricerca biogenetica. Già altri due brevetti, proprio sugli scimpanzé, sono stati concessi alla stessa compagnia, mentre un quarto, secondo la BUAV (British Union for the Abolition of Visection), sarebbe stato rilasciato alla multinazionale americana Altor BioScience. In tutto, gli uffici europei hanno già concesso, sempre secondo la BUAV, 1200 brevetti su animali. Il primo venne rilasciato nel 1992 e riguardava l’ormai famoso “oncotopo“. Negli anni si sono poi susseguiti diversi brevetti che hanno riguardato primati, ivi comprese le scimmie antropomorfe. Nel 2010, ad esempio, Bionomics ha ricevuto un brevetto sugli scimpanzé geneticamente modificati che soffrono di un disturbo epilettico.

Secondo la BUAV l’Ufficio europeo sui brevetti (EPO) è andato ben oltre i confini accettati dalla società europea.

Alcuni paesi, tra cui il Regno Unito, hanno già vietato esperimenti su scimmie antropomorfe e l’Unione Europea, con la direttiva 2010/63/UE, ha posto il divieto di uso delle grandi scimmie nella ricerca. Però, poi, ha previsto le deroghe. E’ il caso delle cosiddette “circostanze eccezionali“. In Italia è vietato sperimentare su specie animali in via di estinzione, come sicuramente sono gli scimpanzé inseriti nell’Appendice I della Convenzione di Washington sul commercio di specie rare. Tale divieto, più restrittivo rispetto alla Direttiva ma antecedente alla stessa, andrebbe confermato alle autorità europee entro la fine dell’anno. Il Ministero della Salute, però, ha finora comunicato di voler confermare il divieto di sperimentare su cani e gatti randagi (vedi articolo GeaPress).

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