GEAPRESS – Secondo un comunicato appena diffuso dall’OIPA, a Green Hill mancano all’appello ben 454 cani. Una notizia clamorosa, se verrà confermata. Dalla banca dati dell’anagrafe canina regionale, sostiene l’OIPA, in data 1 ottobre risultavano detenuti 3888 cani, di cui 1858 deceduti. Di conseguenza nell’allevamento avrebbero dovuto essere presenti 2030 cani vivi. Ed invece, sostiene l’OIPA, paragonando il numero di cani rinvenuti durante la perquisizione del 30 settembre (ovvero 2484, come confermato, dice l’OIPA, anche dalla Polizia Locale di Montichiari) con quello di cui Green Hill avrebbe dovuto ufficialmente essere in possesso (2030), deriva che ben 454 cani non risultavano registrati né in anagrafe né nelle “liste” utilizzate al posto del regolare registro.

L’OIPA, si ricollega pertanto al recente comunicato dell’ASL di Brescia, che pur rendendo note le irregolarità riscontrate nell’allevamento di Montichiari, nulla dice sui mancati riscontri relativi al periodo al quale ora fa riferimento l’OIPA. Due versioni diametralmente opposte, che sembrano additarsi l’uno contro l’altra proprio sull’attendibilità dei dati diffusi. Arbitraria, sempre secondo l’OIPA, sarebbe anche la decisione della stessa ASL, di derogare alla disposizione normativa, consentendo il tatuaggio dei cani in alternativa alla microchippatura. Ma l’OIPA non finisce qui. Secondo quanto diffuso dall’Associazione animalista, la differenza macroscopica nel numero dei cani, potrebbe avere addirittura come spiegazione un uso non legale dei cani, forse nella stessa sperimentazione non autorizzata. Accuse che pesano come macigni. Tanto per non fare mancare ulteriori elementi per tingere di giallo la vicenda,  l’OIPA richiama pure l’uso “di generiche liste di cani in uscita“, vidimate dall’ASL e non dal Sindaco, come, secondo l’OIPA, prevede la legge (Dlgs. 116/92 art.11 comma). Stante così le cose apparirebbe fuor di dubbio che qualcuno non la stia contando giusta.

Intanto, al Parlamento Europeo è stata depositata una “richiesta urgente di chiusura dell’allevamento di cani destinati alla vivisezione di Green Hill a Montichiari (BS)”. Questo l’oggetto dell’interrogazione parlamentare presentata dall’On.le Andrea Zanoni,  già noto per le sue numerose attività parlamentari in favore degli animali. In compagnia di Edoardo Stoppa e della troupe di Striscia la Notizia. Tutti nell’aula del Parlamento di Strasburgo. Letto, sottoscritto e firmato nelle 27 lingue d’Europa (VEDI VIDEO). Continua così anche la serie di servizi dedicati da Stoppa all’allevamento di Montichiari. 2500 cagnolini, allevati per finire nei banchi della sperimentazione di mezza Europa.

Purtroppo la vivisezione non è (ancora) proibita in Europa. Tuttavia bisogna almeno osservare le norme contenute nella direttiva Ue 63/2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici – spiega Zanoni – Nel caso di Green Hill, le denunce degli animalisti vanno verificate accuratamente, e in caso di inadempienza il centro va chiuso per sempre”.

Condizioni inaccettabili, sempre secondo Zanoni, anche in base alla legislazione nazionale e la Direttiva comunitaria. Nell’interrogazione non potevano mancare i dati ballerini dell’allevamento di Montichiari e le stesse rimostranze sollevate dall’ASL di Brescia. Speriamo.

Già la normativa italiana (D.lgs. n.116/1992), prevede la revoca dell’autorizzazione dell’allevamento – continua l’Eurodeputato – Ma questa non è stata disposta dal Sindaco del Comune di Montichiari, l’autorità preposta a tale adempimento”.

La richiesta è urgente, e il desiderio di chiudere quell’allevamento, pure.  Zanoni, in definitiva, chiede alla Commissione di verificare il rispetto delle normative comunitarie e avere tutte le informazioni sui controlli fatti in occasione dell’ultima missione dei veterinari dell’Ufficio Alimentare e Veterinario dell’UE (UAV). Una mappatura dettagliata sul numero e le condizioni dei centri di allevamento degli animali destinati alla vivisezione in Europa.

Purtroppo la vivisezione, pratica barbara e superata, non è ancora proibita in Europa. Tuttavia delle regole ci sono e queste vanno rispettate. Se Green Hill è fuori legge allora deve chiudere per sempre” conclude Zanoni.
 
Intanto dalla piazza di Montichiari, anzi dalla via dell’area industriale dove è stato spostato il presidio, si fa la conta del boom di presenze che hanno dato manforte ai manifestanti in questo fine settimana. Poi la veglia di sabato scorso e il tragicomico allarme che,  a quanto pare, ha colpito l’azienda sforna beagle di Montichiari. Era semplicemente successo che pochi ragazzi si erano diretti nei pressi dell’allevamento per lasciarvi alcuni lumini della veglia (nella foto di copertina). Alla vista del gruppetto, l’azienda avrebbe chiamato Carabinieri e Polizia. Uno spiegamento imponente di Forze dell’Ordine con le quali, però, si è rimasti cordialmente a parlare, quasi a scherzare, dicono i manifestanti. L’intento era solo di posare nei pressi del cancello alcuni lumini, cosa che è stata consentita.

Una bravata, invece, quella delle scritte anti Green Hill e contro il Sindaco di Montichiari, apparse nella piazza di Montichiari. “Ci dispiace – riferisce a GeaPress Pasquale, uno dei manifestanti – ma non possiamo conoscere tutte le persone che si avvicendano al presidio. Sappiamo che l’autore del gesto si è autodenunciato e comunque ci siamo offerti di cancellare le scritte. Non è stato possibile ed ha provveduto il Comune“.

Inquietante, invece, la spedizione di alcune buste postali, contenenti proiettili. Ben tre, secondo quanto anticipato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera. Al Comandante della Polizia Municipale, poi all’ASL ed infine al Comune. I volontari del presidio condannano tutto, dai proiettili alle scritta. Anche perché, dicono, in questa maniera si mette in cattiva luce la protesta allontanando l’attenzione dai cani di Green Hill. Tutti su Green Hill, insomma, ma senza mettere in atto, più o meno volutamente a secondo dei gesti, strategie che potrebbero compromettere la protesta e prolungare la prigionia dei cani.

Ad ogni modo, nella via lungo Green Hill (ovvero il sentiero dove è installato il presidio), nonostante le temperature sotto zero della notte, si continua nella protesta. Sabato è stato possibile visitare in ospedale Alexander, il manifestante che nei giorni scorsi è stato colpito da arresto cardiocircolatorio. “L’abbiamo potuto vedere e parlare un poco” dicono dal gruppetto che gli ha fatto visita. Dovrà però ancora passare del tempo prima di potere uscire dall’ospedale. “Speriamo prima possibile – dicono dal presidio – e magari poterci riabbracciare tutti con la notizia della chiusura di Green Hill“.

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