GEAPRESS – Università di Trieste, inerpicata sulla collina dove si domina mezza città. Dal plesso universitario si stacca una sorta di spina che si insinua, ancor più in alto e nascosta, tra le graziose case di inizio secolo. E’ l’edificio R, ovvero il Dipartimento Scienze della Vita con il suo stabulario. Già molto popolato, dicono gli animalisti. Gli animali detenuti, però, difficilmente usciranno vivi. Conigli, topi, cavie. Pure i piccoli pulcini e poi il punto 3, quello del piano triennale delle opere. 459.000 euro, denunciano gli animalisti, in buona parte sborsati dalla Regione Friuli Venezia Giulia. La restante parte sarà, invece, colmata con fondi ministeriali. Un ampliamento che, secondo chi si oppone, potrebbe attuarsi se indirizzato alla ricerca moderna, priva di animali. Non quella che è stata prevista, dicono sempre gli animalisti triestini, con metodi obsoleti, praticamente medioevali, come nel caso della sperimentazione animale.

Chi la pratica non vuole che si chiami “vivisezione”, salvo poi ribellarsi agli emendamenti proposti nella legge comunitaria che vorrebbero in qualche maniera bloccare l’uso di esperimenti senza anestesia. In pratica la vivisezione esiste ancora, è prevista dalla legge italiana, dalla Direttiva europea e già note inchieste giornalistiche, come quelle di Report, hanno messo in evidenza uno strano meccanismo di ricercatori che erano anche i controllori di se stessi. Del resto il mondo della sperimentazione animale, è un mondo chiuso.

Sabato scorso le strade di Trieste si sono riempite (vedi foto di Enrico Ferri). Centinaia di attivisti antivivisezionisti provenienti anche dalla vicina Slovenia. Non meno di 600 persone, con i camici, i cartelli della protesta e le foto di scene da incubo, scattate nei laboratori, e purtroppo attualissime.

Un protesta spontanea organizzata senza bandiere, riferisce Anna Stancanelli, una delle volontarie che insieme a Francesca, Silvia, Claudia, Annamaria e Alessandro, ha organizzato la manifestazione. Una richiesta precisa: investire i fondi pubblici previsti per lo stabulario dell’Università in una realtà scientifica didattica moderna, adeguata alle nuove tecnologie che non fa ricorso alla sperimentazione animale. Futuri scienziati, dicono gli organizzatori, ma al passo con i tempi.

Oltre 500 firme raccolte per la petizione contro lo stabulario di Trieste (scarica modulo petizione) lanciata da un gruppo di cittadini indipendenti di Trieste.

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