vivisezione III
GEAPRESS – Una doccia fredda per gli animalisti ma che da ragione a chi denunciò come i lavori della famosa Direttiva sulla sperimentazione animale approvata dal Parlamento Europeo l’otto settembre 2010, viaggiavano senza sostanziali opposizioni. Tutto in mano alle lobbies, insomma.

Dalla UE arriva ora il monito per l’Italia accusata, in fase di recepimento, di avere legiferato in maniera troppo restrittiva rispetto ai dettami Europei. Quello che si rischia, è una procedura d’infrazione. Una presa di posizione che ha dato ossigeno ai sostenitori della sperimentazione.

Sulla vicenda interviene ora l’ENPA che si rivolge a “quei ricercatori che tanto si lamentano per una presunta inadeguatezza della nostra legge sulla sperimentazione animale e che oggi si possono compiacere per la messa in mora del nostro Paese ..” . L’ENPA chiede loro voltare pagina. “A costoro chiediamo cioè di abbandonare pratiche ottocentesche mai validate scientificamente e di seguire l’esempio dei loro colleghi, soprattutto americani, i quali hanno messo a punto modelli alternativi molto più efficaci e scientificamente molto più avanzati rispetto a quelli che prevedono l’utilizzo di animali”.

L’Ente Nazionale Protezione Animali ricorda a tale proposito come la stragrande maggioranza degli italiani sia contraria alle pratiche dei test sugli esseri senzienti non umani.

Il vero problema, secondo gli animalisti, non sarebbe rappresentato dalla legge italiana più o meno severa restrittiva rispetto alle norme di altri Paesi UE, anche perché altrimenti l’Europa avrebbe scelto lo strumento del regolamento e non certo quello della direttiva. Il vero nodo è rappresentato dai finanziamenti alla ricerca “cruelty free”.

La nostra storia, più e meno recente, è costellata di casi in cui farmaci ritenuti inizialmente utili alla salute umana, si sono poi dimostrati molto pericolosi, con conseguente ritiro dal commercio. Eppure, si trattava di farmaci testati sugli animali, che, quindi, avrebbero dovuto essere assolutamente sicuri. Invece, come già sta accedendo in alcun ambiti di ricerca, dobbiamo prendere atto che sperimentare su esseri viventi geneticamente e biologicamente diversi dall’uomo è una strategia perdente non solo da un punto di vista etico ma scientifico, medico ed economico. Chi in questi anni sta investendo nella ricerca “cruelty free” sta guadagnando un vantaggio competitivo e non ci stupiremmo se in un prossimo futuro le aziende farmaceutiche “no test” dovessero soppiantare quelle ancora legate alla vivisezione”.

D’altro canto – conclude l’ENPA – nella nostra storia c’è anche un’altra ricca casistica: quella di aziende e istituti di ricerca scomparsi dal mercato per l’incapacità di leggere, cogliere e comprendere le rivoluzioni scientifiche in atto“.

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