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GEAPRESS – Nel Regno Unito, oltre la metà delle ricerche in campo biomedico utilizza animali geneticamente modificati. Lo affermano le ONG Britanniche ADI (Animal Defenders International) e NAV (National Anti Vivisection Society) che ricodano come trattasi di animali creati in laboratorio con la modifica o rimozione di taluni geni, al fine di riprodurre malattie e disturbi che si riscontrano nell’uomo.

Tra le malattie  oggetto di studi vi sono il morbo di Alzheimer, il Parkinson, la sordità, il diabete e varie forme tumorali. Gli esperimenti riguardano inoltre il campo dei trapianti tra animali, come maiali e primati. Secondo le ONG Britanniche gli animali sono spesso sottoposti a procedure invasive e soffrono degli effetti nocivi apportati dalle modifiche causate dall’uomo al loro patrimonio genetico.

Nel 2015, su un totale di 4,14 milioni di procedure autorizzate nel Regno Unito, quelle che riguardavano  gli animali geneticamente modificati sono state 2,8 milioni, ossia il 67% del totale. L’uso di topi geneticamente modificati rappresenta il 49% di questa aliquota, mentre tra le specie di uso più frequente vi sono i pesci, topi e uccelli. Quelle classificate come “gravi” sarebbero poi ben 61.247, il che significa, affermano le due ONG Britanniche che gli animali hanno dovuto subire la malattia per un lungo termine.

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