GEAPRESS – Limiti oltre la soglia regolamentare. Di fatto elementi restrittivi che impedirebbero alla ricerca di andare avanti. Così la pensano cinque nomi noti in parte già recentemente apparsi nella crociata contro il famoso emendamento Brambilla, inserito nella proposta di legge comunitaria (vedi articolo GeaPress). A far paura, in modo particolare, è quel divieto di allevare cani, gatti e primati se finalizzato alla sperimentazione animale.

Ieri in conferenza stampa a Milano, la discussione è stata ancora una volta incentrata sui lavori di recepimento della Direttiva Europea ed in particolare le restrizioni che sarebbero imposte, specie con il famoso divieto, nella proposta di legge comunitaria. “Se non si possono allevare animali in Italia, verranno comperati all’estero dove sarà più difficile per i veterinari effettuare controlli”.

A condividere tale pensiero, sono stati Silvio Garattini (Istituto Mario Negri), Marco Pierotti (Istituto Tumori di Milano), Pier Giuseppe Pelicci (Istituto Europeo di Oncologia), Ferdinando Cornelio (Istituto Neurologico Besta) e Massenzio Fornasier, Presidente della Società Veterinari Animali da Laboratorio (SIVAL).

Il bersaglio da colpire è rappresentato dai prossimi lavori a Palazzo Madama. Qui arriverà la proposta di legge comunitaria già approvata alla Camera dei Deputati. Anzi, stante quanto riportato dal quotidiano dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) su Palazzo Madama è avvenuta una vera e propria sensibilizzazione. I cinque difensori della sperimentazione animale (guai a chiamarla vivisezione, perché retaggio del passato) hanno portato a sostegno della loro tesi il diminuito numero di animali da laboratorio (in realtà particolarmente riferito a ratti e topi che non sono contemplati, però, nella proposta di legge comunitaria) oltre che gli studi sul virus dell’AIDS compiuti sui primati. Argomento, questo, molto controverso proprio in campo scientifico e che comunque, al di là delle diverse tesi, non ha ancora portato alla formulazione di un vaccino, scopo della ricerca.

Ad ogni modo quello che è stato sollevato è il fatto che gli animali saranno in tal maniera acquistati all’estero. Vediamo allora cosa succede oltralpe, anzi addirittura oltremanica. E’ di poche ore la notizia delle esternazioni dell’ex Ministro della Scienza nello scorso governo laburista. Lord Drayson, questo il nome dell’ex Ministro, ha riferito che la ricerca in Inghilterra starebbe morendo. La causa è il rifiuto delle compagnie di trasporto di accettare ordinativi di animali da destinare alla sperimentazione animale. Ha ceduto pure l’ultima compagnia di trasporto navale, mentre già da prima si erano rifiutate sia le ditte che gestiscono il trasporto nel tunnel della Manica, che quelle aeree (British Airways, compresa). Sono state boicottate dagli animalisti che, per Lord Drayson, altro non sono che estremisti. A causa loro, anche in Inghilterra si avranno grossi danni per i malati, anche se il blocco potrebbe interessare non oltre l’1% degli animali utilizzati, ovvero topi geneticamente modificati. “Quello che gli estremisti hanno fatto con successo – ha riferito l’ex Ministro della Scienza – è stato di identificare gli anelli deboli della catena“.

Quale sarà la conseguenza? Se per l’Italia si dice che gli animali verranno acquistati all’estero, in Inghilterra andranno all’estero (dice Lord Drayson) i ricercatori.

Continuano, dunque, gli scenari a tinte fosche. La scadenza del primo gennaio 2013, quando cioè si dovranno comunicare alla Commissione europea le disposizioni relative alla protezione più estesa degli animali da laboratorio, si avvicina sempre più.

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