vivisezione
GEAPRESS – La Commissione Politiche dell’Unione Europea si ritroverà sul tavolo alcune delle tematiche che furono care agli animalisti nel corso della precedente legislatura. Manifestazioni, petizioni, mail di protesta che adesso, però, sembrano essere cadute nell’oblio. L’iter relativo al recepimento della Direttiva 2010/63/UE segue però il suo corso, spinto dalla procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea.

Lo scorso mercoledì la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha infatti relazionato in merito al ddl 587 sulla “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2013“.

Tra i provvedimenti inseriti nel ddl anche il mancato recepimento della Direttiva  2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Si tratta della ben più nota “Direttiva vivisezione” approvata l’otto settembre 2010 a Strasgurgo e caratterizzata nella scorsa legislatura dalle aspre polemiche sull’art. 14, ovvero il cosiddetto “emendamento Brambilla”.

Il mancato recepimento della Direttiva è finito sotto procedura di infrazione dell’Unione Europea, mentre dell’art. 14 nulla ebbe a realizzarsi  a seguito della crisi del Governo Monti.

Dalla Commissione Igiene e Sanità arriva ora una richiesta di valutazione indirizzata alla Commissione di merito, ovverro la XIV “Politiche dell’Unione Europea”. A quest’ultima è infatti rivolta la necessità di inserire dopo l’articolo 9 del ddl 587, l’articolo 9-bis che dovrebbe prevedere i  “criteri direttivi di delega che tengono conto degli aspetti innovativi introdotti dalla direttiva 2010/63/UE, allo scopo di consentire un tempestivo e completo adempimento della medesima“. Si tratta in definitiva di quattro punti così appresso elencati:

a) formare personale esperto nella sostituzione degli animali con metodi in vitro e nel miglioramento delle condizioni sperimentali secondo il principio della sostituzione, della riduzione e del perfezionamento;

b) orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi;

c) vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale;

d) definire un quadro sanzionatorio appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo.

Nessun cenno a quella che fu la proposta sul divieto di allevamenti di cani, gatti e primati. Al di là di questo, però, dai resoconti della riunione della XII Commissione Igiene e Sanità, si evince una sorta di equilibrismo tra l’esigenza di recepire la Direttiva per bloccare la procedura di infrazione e le formali dichiarazioni al fine, forse, di evitare polemiche su un argomento tanto discusso.

La migliore sintesi arriva dal rappresentante del Governo, ovvero il Sottosegretario alla Salute Fadda. Secondo quest’ultimo, infatti, quanto espresso dalla Relatrice del ddl 587, Senatrice Bianconi (GAL),  costituisce “una ragionevole soluzione di sintesi nel rispetto dei vari orientamenti emersi, anche se sarebbe preferibile l’indicazione di più precisi criteri direttivi“.

Cosa ha detto la Senatrice Bianconi? Mercoledì scorso ha espresso “l’orientamento a non prevedere nello schema di relazione una serie di principi e criteri direttivi troppo dettagliati o stringenti, per evitare che su tale questione possa determinarsi una spaccatura all’interno della Commissione. E’ chiaro che i punti critici che non verrebbero affrontati in questa sede dovrebbero poi in ogni caso essere trattati presso la Commissione di merito“. In altri termini, tradotto dal politichese, meno entriamo nel merito e meglio è. La patata bollente passa alla Commissione  Politiche dell’Unione Europea. Troppo zuccherato, forse, il riferimento nei confronti dell’industria farmaceutica la quale, sempre secondo quanto riportato a nome della Senatrice Bianconi dai resoconti di Commissione  “si troverebbe a conseguire maggiori risparmi se potesse adottare metodi alternativi rispetto alla sperimentazione sugli animali; inoltre, alcune di queste sperimentazioni sono ancora necessarie“.

Una posizione di equilibrio, quella della Relatrice Bianconi, condivisa anche dal Senatore Romano (ScpI) che richiama alla conformità delle  indicazioni  sul tema della sperimentazione animale espresse dal comitato nazionale di bioetica sedici anni addietro. Sempre ad avviso di Romano “nell’ambito della ricerca scientifica devono essere abbandonati atteggiamenti radicali o estremistici“. Sostanziale concordia di vedute anche da parte della Senatrice Dirindin (PD). Anche per lei “si devono evitare posizioni troppo estreme in merito alla sperimentazione sugli animali“.

Ci sono poi le dichiarazioni del Senatore Aiello (PdL) secondo il quale “già da diversi anni la vivisezione degli animali non è praticata in Italia se non presso laboratori abusivi. Come già per altro ricordato solo in determinati casi si ricorre necessariamente alla sperimentazione sugli animali…”. Concordia con quanto finora esposto anche da parte  del Senatore Zuffada (PdL). Avversità alla sperimentazione animale da parte dei Senatori Fattori e Fucksia (M5S), ma il Movimento 5 Stelle vota poi la relazione. A riferirlo è la   Senatrice Taverna che però precisa come il suo Gruppo “continuerà la battaglia contro la vivisezione degli animali e a difesa di quegli standard di qualità che caratterizzano l’Italia rispetto ad altri Paesi“.

Chi invece si distingue contro il taglio assunto dalla relazione della Senatrice Bianconi è il Senatore Scilipoti (PdL), il quale “per convinzioni personali, ritiene che debba essere mantenuto il massimo rispetto nei confronti degli animali“. Per il Senatore Scilipoti quella della Relatrice Bianconi è “una posizione che non gli consente di condividere le pur legittime posizioni in merito alla direttiva riguardante la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici“.

Significativo l’intervento della Senatrice Granaiola (PD). E’ stata l’unica a parlare di  divieto di utilizzare primati, cani, gatti, specie in via di estinzione e selvatiche. Poi anche la condivisione del divieto di effettuare esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora le procedure provochino dolore all’animale. Il divieto di utilizzare gli animali in esercitazioni didattiche, in esperimenti bellici, in xenotrapianti e ricerche su sostanze di abuso. Il divieto su tutto il territorio nazionale di effettuare l’allevamento e la fornitura di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione. Inoltre è importante la previsione di valutazioni retrospettive per tutti i progetti sperimentali.

La Senatrice Granaiola ha poi condiviso l’opportunità, purtroppo minoritaria in XII Commissione, “di inserire principi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva stessa, al fine di conseguire una maggiore protezione degli animali, in quanto ricordo che l’Italia è impegnata come gli altri paesi UE a tener conto degli stessi come esseri senzienti, in base all’articolo 13 delle Disposizioni generali del Trattato di Lisbona“. Un orientamento, quello della Senatrice Granaiola, condiviso anche dal Senatore Padua (PD).

A considerare il fatto che molto spesso la trasferibilità dei dati sugli uomini risulta dubbia è invece la Senatrice Silvestro (PD) la quale vorrebbe che la Commissione indicasse alcuni principi e criteri direttivi. Intento questo, condiviso anche dalla Senatrice Dirindin (PD).

Peccato che sia prevalso l’orientamento della Relatrice Bianconi, ovvero evitare la spaccatura e passare il tutto, con poche o nulle variazioni, alla Commissione Politiche dell’Unione Europea.  In altri termini, così come è andata la discussione in Commissione Igiene e Sanità, l’Italia si potrebbe apprestare a recepire pedissequamente la Direttiva 2010/63/UE.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati