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GEAPRESS – Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia circa il fatto che il Tribunale del Riesame di Brescia tornerà a riunirsi in merito al sequestro preventivo. L’udienza è fissata per martedì 14 maggio. Un atto dovuto, visto che la Cassazione, accogliendo il ricorso del PM, aveva annullato il precedente responso del Tribunale del Riesame (ovvero quello che annullava il sequestro preventivo) rinviando nuovamente per una ulteriore decisione.

Quale è, però, la vera preoccupazione che in queste ore sta tenendo con il fiato sospeso gli affidatari dei cani? Ovviamente che il Giudice del Riesame chiamato a ridiscutere la vicenda sia lo stesso della scorsa volta. La richiesta di potere sapere il nome del Giudice, avanzata dai legali degli affidatari, non ha ricevuto risposta.

Un fatto che di certo non fa dormire sonni tranquilli.

Nel caso in cui il Tribunale del Riesame dovesse decidere per il no al sequestro preventivo, si verrebbe a creare una situazione paradossale quanto grave. Sugli immobili dell’azienda, infatti,  non ricade più il sequestro preventivo e la disponibilità degli stessi è tornata alla proprietà. Quest’ultima sarebbe in possesso dell’autorizzazione del Comune a potrebbe, in linea teorica,  riprendere l’attività di allevamento. Il sequestro probatorio dei cani, ovvero l’ultimo appiglio che tutt’ora tiene lontani questi ultimi dall’azienda, verrebbe però automaticamente a cadere con la chiusura della indagini. Il paradosso consiste proprio in questo. Prima si chiudono, e meglio è. Minor tempo, infatti, sarebbe disponibile per eventuali tatticismi sui tempi di prescrizione del reato. Chiuse le indagini e caduto il probatorio, i cani, però, potrebbero tornare in azienda.

Va infatti considerato che il sequestro probatorio è finalizzato a rintracciare la prova. Scontato, dunque, che al momento della chiusura delle indagini le ricerche della prova saranno concluse e con esse, pertanto, lo stesso probatorio. Dunque, martedì prossimo, è importante che il Tribunale del Riesame confermi l’esigenza del sequestro preventivo.

Va comunque precisato che, salvo rinuncia al possesso, l’azienda dovrebbe in prima istanza rivalersi sui due soggetti affidatari, ovvero LAV e Legambiente. I veri detentori sono in subordine legati a questi ultimi tramite un contratto pattuito.

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