vivisezione
GEAPRESS – Un sostanziale fallimento, quello verificatosi la scorsa settimana in Senato presso la Commissione Politiche dell’Unione Europea. Un fallimento molto simile al famoso articolo 14 (cosiddetto emendamento Brambilla) della scorsa legislatura.

Quello degli emendamenti presentati in XIV Commissione del Senato (vedi articolo GeaPress ) che aveva fatto ben sperare, non porterà nulla di sostanzialmente diverso da quanto già esistente in Italia in tema di sperimentazione animale.  Un allarme che si sarebbe già dovuto capire leggendo i resoconti della seduta della Commissione di mercoledì 26 giugno ma che invece, oltre al sospetto silenzio dei pro-sperimentazione animale, è stato accompagnato da una nuova scintillante comunicazione in casa animalista.

E’ bene sapere che così come esentato dalla Commissione, il Ddl di legge di delegazione europea non cambia pressocchè nulla negli aspetti finanche generali della sperimentazione animale. Un fatto che preoccupa, anche perchè si tratta del primo passo del Ddl e le successive tappe parlamentari si preannunciano come poco più che mere prese d’atto.

Già mercoledì scorso molti emendamenti anti vivisezionisti erano stati infatti dichiarati inammissibili se non addirittura ritirati dagli stessi parlamentari. Le motivazioni erano pressoché identiche a quelle della scorsa legislatura con il famoso, e forse inutile, articolo 14. Come  dichiarato dal Presidente della Commissione gli emendamenti  “si pongono in netto contrasto con la disciplina dettata dalla direttiva [ndr: Direttiva 2010/63/UE sulla “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”; cosiddetta Direttiva vivisezione]”. Va infatti rilevato, come in base alla stessa Direttiva europea  l’Italia aveva un’unica possibilità per una loro più fattiva discussione. Prevedere norme più restrittive entro il novembre 2010 (la direttiva europea è del settembre 2010). Nel silenzio più assordante non solo dell’allora Governo Berlusconi, questo non è stato fatto.

COSA E’ STATO BOCCIATO IN SENATO
Molti degli emendamenti ora ritirati o dichiarati inammissibili ripercorrevano in sostanza cinque punti. Divieto di utilizzo di primati, cani e gatti, a meno che non risulti obbligatorio da legislazioni o da farmacopee nazionali e internazionali. Divieto di riutilizzo di un animale già usato in una procedura precedente. Divieto di sperimentazione in assenza di anestesia o analgesia, qualora la procedura provochi dolore. Divieto di esperimenti che comportano livelli di dolore classificate come «gravi» dalla direttiva. Divieto di allevamento e fornitura di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione.

Sebbene quest’ultimo punto sia anch’esso stato dichiarato inammissibile, alcune parti sono riuscite a passare dalla mannaia della Commissione. Un passaggio privato, però, di ogni capacità di  modifica dell’attuale assetto della sperimentazione animale in Italia.

Come ha riferito lo stesso Presidente di Commissione  “un divieto di allevamento [ndr: di cani gatti e primati] abbinato a un divieto di fornitura [ndr: ora bocciato], ovvero di commercio, si porrebbe in netto contrasto con l’intera disciplina dettata dalla direttiva, impedendo, di fatto, ogni possibilità di sperimentazione animale. Il solo divieto di allevamento, che consenta l’importazione degli animali destinati alla sperimentazione, potrebbe non essere in contrasto con la direttiva“. Questo dunque il limite. I beagle dagli USA, come quelli che si sospetta essere arrivati a Verona come a Pomezia, così come le scimmiette che si disse essere arrivate a Correzzana dalla Cina, potranno tranquillamente continuare ad essere inviate. In sostanza questo era il cosiddetto emendamento “anti-Green Hill”, visto che in Italia non vi sono strutture riproduttive per primati e gatti, mentre, per quelli di cani, l’allevamento di Montichiari era l’unico rimasto.

Le poche restanti norme approvate in Commissione sono tutte con … l’eccenzion fatta! Si vieta per derogare. In definitiva gli emendamenti approvati sono simili a quelli pervenuti dalla Commissione Salute del Senato (vedi articolo GeaPress). Approvare in fretta e senza suscitare animosità. C’è il rischio multe da parte dell’Unione Europea (vedi articolo GeaPress ).

Da segnalare la previsione di sanzioni adeguate (il riferimento di legge, però, è quello debole sul maltrattamento di animali) e di finanziamenti alla ricerca alternativa. Un passo inziale pessimo, ma che forse, per evitare le multe, sembra proprio che non potesse andare in maniera diversa.

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