GEAPRESS – Giacca di velluto e sciarpa. Poi quei capelli e barba non coincidenti con il formato medio che appare in genere nelle fotografie dell’elenco dei Senatori della Repubblica italiana. Volendo dare una descrizione in ultra sintesi di Roberto Di Giovan Paolo, Senatore PD, si potrebbe dire che è uno impegnato nel sociale oltre che riferimento dei cattolici romani che vanno a sinistra. Singolare, nella sua presentazione professionale, il ruolo ricoperto ne La Discussione, quotidiano fondato da Alcide De Gasperi. “Caporedattore e reale Direttore, prima dell’arrivo di Buttiglione nel PPI”, scrive Di Giovan Paolo.

Da circa due mesi si ritrova però additato come uno dei due responsabili dell’affossamento dell’articolo 14 del ddl 3129, ovvero il testo sulla legge comunitaria 2011. L’articolo in questione, il cosiddetto emendamento Brambilla, dovrebbe introdurre norme più restrittive sull’argomento vivisezione (o sperimentazione animale secondo i sostenitori del genere). In pratica, però, l’articolo determina una sola cosa probabile rispetto alle mostruosità della Direttiva europea: la chiusura di Green Hill.

Il Senatore Di Giovan Paolo (PD) e la Senatrice Rossana Boldi (LN), sono in particolare accusati di avere caricato un contro emendamento killer all’art. 14. Appena però il Senatore PD ne sente parlare sbotta, ma con cortesia: “La notizia è priva di ogni fondamento – riferisce a GeaPress Di Giovan Paolo – Vale per me ma anche per la Presidente della Commissione. Una volontà nel caso insolita, considerato che l’autore di tale sciocchezza ha pure precisato che trattavasi della stessa determinazione di Presidente e Relatore, quando di relatori, in realtà, ce ne sono due“.

Riusciamo a parlare con il Senatore Di Giovan Paolo ieri pomeriggio, tra una votazione e l’altra nel frattempo in corso a Palazzo Madama. Poche ore prima la XIV Commissione aveva ricevuto il Ministro per le Politiche Europee Moavero e, poco più tardi, il Sottosegretario alla Salute Cardinale. Oggetto: il famigerato articolo 14.

Vorrei precisare – sottolinea il Senatore Di Giovan Paolo – che l’incontro è stato da noi chiesto ed in tal senso abbiamo riscontrato la disponibilità del Governo a valutare la questione che ha però una storia ben diversa da quella che è stata raccontata“.

Per il Senatore Di Giovan Paolo, infatti, quanto previsto nell’articolo quattordici, doveva essere presentato agli uffici europei entro e non oltre il nove novembre 2010. “Così prevede all’articolo due la Direttiva – dichiara il Senatore – A farsene carico doveva essere l’allora Governo Berlusconi con il tramite del Ministro competente, ovvero quello della Salute Fazio. Mi meraviglia che altre compagini di quel Governo non abbiano fatto niente e ora si rifiutano pure di venire a conferire le loro ragioni in Commissione“.

A suo dire, infatti, i Senatori della XIV Commissione, sono stati lasciati soli. Non solo dal Coordinamento Fermare Green Hill, che comunque ha reso note le sue motivazioni nel rifiutare l’incontro, ma anche dalle altre Associazioni.

A dimostrarlo, sempre secondo il Senatore, sarebbe una lettera datata 30 marzo e firmata dai responsabili di ENPA, LAV, Leidaa, OIPA, Chiliamacisegua e Lega Nazionale per la Difesa del Cane. “La Federazione delle Associazioni – riferisce Di Giovan Paolo – ha rifiutato l’incontro sostenendo che non avevamo titolo ad intervenire, ovvero una invasione di campo e addirittura un vero e proprio colpo di mano. Non solo, venivamo così informati che non era nei nostri compiti procedere ad altre audizioni. Sbagliato e quasi offensivo per il ruolo ricoperto dai Senatori della Commissione“. Gli altri incontri, purtroppo, sono avvenuti. Erano tutte persone afferenti a chi, a vario titolo, favorevole alla sperimentazione animale (vedi articolo GeaPress).

Il Senatore, rimane fermo sulle sue posizioni. Il problema è procedurale anche se una soluzione all’agrodolce potrebbe prospettarsi. Ad ogni modo quei documenti della lobby avversa sono ora al Senato. Fino ad ieri la Presidente Boldi li ha rilevati durante l’incontro con il Ministro Moavero il quale (vedi capitolo sotto), stante quanto riportato agli atti della XIV Commissione, non ha mai detto di ritenere improbabile una infrazione del diritto comunitario. Anzi, ha più volte sottolineato che il rischio c’è.

Facciamo presente al Senatore quella che a nostra avviso è la pochezza delle argomentazioni dei filo-sperimentazione. Addirittura la grossolana contraddizione sulle stime relative agli esperimenti che provocano dolore e da condursi senza analgesia ed anestesia. Di Giovan Paolo, però, rimane sul suo proposito. Andava fatto prima, ora si rischia la procedura d’infrazione. Facciamo presente che le procedure comunque non significano multe immediate. Milioni di piccoli uccelli migratori avrebbero avuto salva la vita se l’Europa, fin da subito, avesse bocciato l’Italia per le famigerate cacce in deroga. Niente da fare. La scelta, con il rischio di infrazione praticamente certo, è solo politica e non può che arrivare dal Governo. In tal senso, però, il Senatore Di Giovan Paolo ribadisce nuovamente che il colloquio con il Ministro ed il Sottosegretario è stato voluto proprio dalla XIV Commissione nel tentativo di cercare una soluzione.

La legge comunitaria – aggiunge il Senatore – non può diventare una legge contenitore. Ci sono già abbastanza problemi con l’articolo 25, ovvero la Giustizia, ma anche con il 12 sui rimborsi alle aziende. La tappa per ridurre l’impatto della Direttiva Europea è saltata il nove novembre 2010 e non è certo colpa nostra. La realtà è che quella Direttiva risulta anche a me essere stata concertata. Ci furono dei contributi anche dal mondo delle Associazioni – afferma Di Giovan Paolo – Quando si è trattato dei brevetti, l’allora Ministro Ronchi si oppose. L’Italia e la Spagna hanno posto il veto. Qui non si è fatto niente. Ad ogni modo – precisa il Senatore Di Giovan Paolo – in Commissione non vi è aria di bloccare l’articolo 14. Parlo per sensazioni, non ho altri elementi da potere considerare. E’ probabile che ci saranno emendamenti, ma di natura aggiuntiva. Poi il parere del Governo. Di certo ne io, ne tanto meno la Presidente, ci siamo fatti promotori di emendamenti soppressivi“.

Per la votazione finale se ne parla però intorno a metà giugno. Poi si vedrà. Su Green Hill, inutile nascondersi. Tutta la discussione ha un unico punto fondante, ovvero l’allevamento di cani beagle di Montichiari (BS). Gli altri punti dell’art. 14, come sottolineato tempo addietro in un comunicato della LEAL, la Lega Antivivisezionista, non cambierebbero granché. Green Hill, però, qualora venisse approvata la lettera c dell’articolo 14, potrebbe chiudere.

Nessun preconcetto nel considerare quanto riferito dal Senatore Di Giovan Paolo come un pensiero libero da condizionamenti. Quello che non convince, però, è il troppo attenersi alla regola richiamata. Ad ogni modo, proprio per la centralità assunta da Green Hill nella discussione sulla vivisezione, sembra che l’articolo 14 viaggi con un carico aggiunto. Di certo, della Direttiva europea del settembre 2010, poco o nulla se ne sapeva prima della sua votazione. Sarà invece difficile scordarsi quanto scritto dalla lobby animalista, ovvero che trattavasi di un “buon punto di partenza“.

Ora la tensione si è alzata e forse lo stesso mondo animalista si è conclamato come molto meno afferente alle Associazioni storiche. La stessa manifestazione animalista tenutasi nel settembre 2010 a Roma e in molte altre città, poco dopo l’approvazione della Direttiva, in realtà era stata indetta già da prima dal Coordinamento Fermare Green Hill. I cani beagle di Montichiari come punta di un iceberg. La lente d’ingrandimento su un problema nascosto e che produce eguale sofferenza. Ora i cani beagle di Montichiari sono riusciti ad imporsi nella mente di milioni di persone. Si rischia quasi di scollegarsi dalla restante parte del carro che certo piacerebbe poterne assumere il controllo.

COSA HA IN REALTA’ RIFERITO IL MINISTRO MOAVERO IN COMMISSIONE: la procedura di infrazione è possibile
Nonostante gli euforici commenti ieri diffusi in merito alle dichiarazioni rese dal Ministro Moavero, ovvero di una procedura di infrazione per l’Italia ritenuta improbabile, questo non trova purtroppo alcun riscontro nei resoconti della stessa Commissione. Il Ministro si è anzi così espresso: “la suddetta disposizione [art. 14, ndr] rende possibile una procedura di infrazione in capo all’Italia, non essendo, naturalmente, in condizione di assicurare, in alcun modo, la certezza che tale eventualità si verifichi“.

L’attuale Governo – riferiscono sempre gli atti della XIV Commissione – ovviamente, è favorevole ad ogni iniziativa volta ad impedire o a ridurre il più possibile i casi di infrazione delle regole comunitarie, ritiene, in ogni caso, opportuno che il Parlamento, in rispetto delle sue prerogative di autonomia, mantenga un proprio margine di apprezzamento circa le condizioni che potrebbero essere suscettibili di sfociare in un possibile status di infrazione nei confronti dell’Unione“.

Triste, quanto riferito al Ministro dalla Senatrice Boldi in merito alle audizioni: “le maggiori obiezioni all’adozione pedissequa, anche in Senato, dell’articolo 14 come scritto nel suo testo attuale, sono state mosse dall’Istituto superiore di sanità, nonché da esponenti del mondo accademico che hanno evocato i protocolli della farmacopea internazionale“. Certo che se ad aver parlato sono stati solo loro …

Il Ministro ha voluto altresì ribadire “che nessuno può rispondere con certezza al quesito concernente la compatibilità dell’articolo 14 con l’articolo 2 della direttiva [articolo che stabilisce il termine del 9 novembre 2010, ndr], non può esimersi, al contempo, dal rilevare che quest’ultimo potrebbe assumere un valore dirimente, nel senso che, qualora venissero introdotte disposizioni più restrittive, si potrebbe concretare la possibilità – ma, tiene a ribadire, non la sicurezza – di incappare in un procedimento sanzionatorio per il paese. Ciononostante, reitera il convincimento secondo il quale il Parlamento è sovrano nelle scelte da perseguire: laddove, ad esempio, si decidesse di attuare la predetta direttiva senza enucleare dei principi di delega, l’Esecutivo si assumerà la sua responsabilità, prendendo anche in considerazione le valutazioni del Ministro della Salute, nonché quanto deliberato dalla Camera dei deputati“. In altri termini l’onere di quanto non fatto dal Governo Berlusconi, sarà assunto da quello Monti. Peccato, perché entro il nove novembre 2010 era possibile avanzare proposte ancor più restrittive.

In sintesi, lo scenario più probabile è che Green Hill potrebbe forse chiudere una volta attuato il recepimento della direttiva comunitaria. Poi, però, si potrebbe tornare al punto di partenza, una volta avviata la procedura di infrazione.

Questo perché nessuno, come confermato dalle parole dello stesso Ministro, ha pensato prima del 9 novembre 2010, a presentare all’Europa le proposte più restrittive.

Al di la del fatto che risulta difficile condividere la posizione del Senatore Di Giovan Paolo, quanto da lui asserito risulta purtroppo coincidere con il pensiero del Ministro Moavero. Salvo improbabili manomissioni dei verbali della XIV Commissione.

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