GEAPRESS – Secondo quanto comunicato dal Comitato Nazionale UGDA e dal Comitato Consultivo Difesa Animali, il Ministero della Salute non avrebbe ancora fatto pervenire ai competenti Uffici europei, quelle norme, in tema di sperimentazione animale, più restrittive rispetto alla Direttiva europea approvata nel settembre 2010. Non si tratta, come è noto, di nuove norme in aggiunta a quanto già approvato in sede Europea. Bensì di disposizioni più restrittive antecedenti che, se non confermate prima del 31 dicembre, decadranno. Tra queste il divieto di utilizzare cani e gatti randagi, oltre a specie in via di estinzione.

Ora la denuncia delle due Associazioni. “Considerato che la 63/2010, ovvero la Direttiva europea, risale a ben due anni fa – riferiscono i rappresentanti di UGDA e Comitato Consultivo Difesa Animali – ci lascia strabiliati e scandalizzati, se rispondente a verità, il fatto che ad oggi e a distanza di ben due anni il Ministero competente non abbia ancora provveduto a una comunicazione che comporta il dispendio di pochi minuti di tempo“. Poche righe, insomma, per comunicare alla Comunità Europea che l’Italia ha leggi preesistenti e restrittive.

Giorni addietro la LAV ebbe a comunicare di avere sollecitato il Ministero ad ottemperare in merito ai cani e gatti randagi da non vivisezione. Ministero che, stante il comunicato dell’Associazione, avrebbe accolto positivamente la richiesta. Poi nulla più. “Quanto tempo ci vuole – si chiedono le due Associazioni – per mettere in pratica il formale impegno con una comunicazione di poche righe alla UE?” E poi: “perché si è dovuto rendere necessario l’intervento di associazioni per indurre il Ministero a fare quello che sarebbe suo dovere fare?“.

Di più, ad oggi, non è dato sapere, se non la sconfortante comunicazione di UGDA e Comitato Consultivo Difesa Animali, che nulla sarebbe ancora stato fatto. Ed intanto, il 31 dicembre si avvicina.

Come Comitato Nazionale UGDA e Comitato Consultivo Difesa Animali – riferisce Paola Suà, Presidente di UGDA – abbiamo scritto direttamente al Ministro, al Vice ministro e al Capo dipartimento perché si accertino che la comunicazione venga effettuata con la massima urgenza verificando, nel caso, le responsabilità di tale gravissima eventuale mancanza che potrebbe determinare un danno incalcolabile per gli animali e i cittadini che li amano , rammentando loro che noi cittadini contribuenti, riterremo responsabili di tale eventuale grave omissione, chiunque sia pagato con denaro pubblico per svolgere con competenza il proprio dovere“.

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