GEAPRESS – Poche ore addietro ha fatto il giro del mondo la notizia della ricerca condotta del dott. Shoukhrat Mitalipov, ricercatore di origine russa dal 1995 negli Stati Uniti. Due scimmiette cocktail (Hex e Roku), ognuna ottenuta dallo sviluppo integrato di sei gruppi di cellule di distinta provenienza (da sei scimmie, cioè). Una pluri-chimera, la quale conferma anche come negli Stati Uniti la sperimentazione sui primati non è affatto ferma (vedi articolo GeaPress).

Mitalipov studia le cellule staminali, ovvero quelle non differenziate. Preferisce quelle prese dagli embrioni, più reattive, si dice, dalle altre coltivate in vitro. Lo scopo è sempre quello di studiare lo sviluppo delle cellule indifferenziate, in questo caso somatiche, prelevate da sei embrioni diversi ed in un certo senso “incollate” tra loro. Lo scopo che si dichiara, è quello di mettere a produzione una serie di cellule da utilizzare per scopi terapeutici. Viene da chiedersi, però, a quale uomo possano servire tessuti di scimmia, salvo che si mettano a produzione embrioni di uomini.

Mitalipov ha però altri studi. Ad informarci è la stessa Oregon Health & Science University, la quale possiede anche l’Oregon National Primate Research Center. Lì ci sono i macachi utilizzati da Mitalipov.

Dovrebbe averli utilizzati anche per lo studio delle malattie ereditarie causate dal DNA mitocondriale, ovvero il DNA presente nel mitocondrio, un organello del citoplasma (la parte esterna al nucleo della cellula) che funziona da sorta di centrale energetica. Questo DNA non si forma dalla ricombinazione di quello di due genitori, ma è di derivazione esclusivamente materna. In pratica, partendo indistintamente da un bambino, come da una bambina, dei nostri giorni, arriviamo tutti alla stessa … Eva. Le forme di questa Eva, potrebbero però essere sorprendentemente diverse dalle figure solite con foglia di fico. Anzi, aveva ben poco da coprirsi dal momento in cui, secondo la teoria dell’endosimbiosi, la presenza del DNA mitocondriale potrebbe rappresentare la traccia di un organismo unicellulare molto semplice (procariote) che, nella notte dei tempi, si è unito con un altro organismo procariote. Nessuno dei due distrusse l’altro, anzi si creò un rapporto di “collaborazione”, in quello che divenne il primo eucariote. La prima chimera riuscita, cioè. Ma da allora la storia della vita cambiò, in maniera decisa e sorprendente. Nacque, cioè, la prima cellula complessa che, tra le altre caratteristiche, presenta un nucleo definito. Si tratta di una delle basilari divisioni tassonomiche degli organismi viventi. Da un lato i procarioti (ad esempio i batteri), dall’altro gli eucarioti all’interno dei quali ci siamo anche noi in compagnia di molto altro ancora.

Mitalipov, dicevamo, studia il DNA mitocondriale, più sensibile alle mutazioni rispetto a quello del nucleo. Le implicazioni sui meccanismi biochimici dell’organismo sono talmente tante che una alterazione di questo DNA è causa di note malattie ereditarie.

Sempre l’Oregon Health & Science University ci informa che Mitalipov è noto per essere riuscito a sostituire proprio la componente citoplasmatica del DNA con quella proveniente da altra cellula. L’esperimento è avvenuto, in questo caso, in cellule germinali femminili (ovocita). Il tutto in specie non umana, ma la frittatina presenta una inquietante analogia con quanto si presume possa essere avvenuto nella notte dei tempi.

Mitalipov, mischiando parti di due cellule, le ha tenute in vita, fino allo sviluppo completo di una nuova vita. Di fatto, le cellule ex novo, hanno cooperato una volta tolto di mezzo l’originario DNA extranucleo con altro prelevato da una cellula uovo di altro animale. In questa maniera, se il DNA originario è causa di una malattia ereditaria si otterrà, quando la ricerca passerà sull’uomo, un bambino senza quella malattia.

Tutto chiaro? Forse. Ad ogni modo bisogna stare attenti ad una cosa. Dire che il bimbo è sano non significa dire che il bimbo è guarito. Questa ricerca, infatti, evita che nascano bambini malati di una nota malattia. In altri termini, una volta appreso di avere una malattia che si ricollega ad un possibile difetto del DNA mitocondriale, si decide il da farsi. La maternità è la maternità, e forse viene semplice dire di non fare figli. Un po’ meno, forse, di adottarli, ma in fin dei conti il problema è tutto qui. Del resto, diversamente agendo, si sceglierebbe un figlio con parti di due distinti DNA femminili (mezzo del nucleo ed uno intero del mitocondrio) derivati dalla ricerca di una scimmia con pezzi di sei genitori diversi.

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