GEAPRESS – “O la cavia o la vita”. Ma è proprio così? Di sicuro a pensarla in maniera opposta sono oramai in molti e tra questi anche il Partito Animalista Europeo che se la prende ora con un articolo del settimanale Panorama alla quale era proprio in questi termini dedicata la titolazione “O la cavia o la vita”.

Per il Presidente del movimento politico Stefano Fuccelli, la giornalista autrice dell’articolo non avrebbe citato, per un corretto contraddittorio, anche scienziati e ricercatori e/o citare riviste scientifiche alternative. Secondo Fuccelli si sarebbe cioè riferita una informazione incompleta, motivo per cui il PAE ha ora incaricato il proprio legale, Avvocato Edward Quimi, a diffidare il settimanale. Il regolamento e le direttive dell’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dovrebbero pertanto divenire riferimento per riequilibrare una informazione troppo squilibrata per una pratica, quale quella della sperimentazione animale, definita dal PAE come euristica.

Daremo noi alcuni autorevoli riferimenti del mondo scientifico impegnati nell’utilizzo dei metodi alternativi – ha dichiarato il Presidente del PAE Stefano Fuccelli – Ogni specie animale è biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e lʼaltra sono impossibili“.

Questo, quanto riportato dal PAE a sostengo della propria tesi:

Thomas Hartung, uno dei più noti tossicologi al mondo (dal 2002 al 2008 è stato direttore scientifico responsabile per la ricerca della Commissione Europea Ecvam, il Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi e ora dirige il Caat, Centro per le alternative ai test con gli animali della Johns Hopkins University, docente Università di Costanza) “I test sugli animali, per la scarsa affidabilità, sono cattiva scienza” ed auspica un radicale cambiamento nella ricerca”. Come giudicare la capacità predittiva dei test che utilizziamo? Se lo chiede un altro tossicologo, il professor Horst Spielmann della Freie Universitat di Berlino.

Specializzato nello studio della sclerosi laterale amiotrofica, Prof.Michael Benatar, neurologo della Emory University di Atlanta, in Georgia, ha fatto suo il senso di impotenza che serpeggia tra i colleghi alle prese con le gravi malattie degenerative di questo secolo. “Ma la disperazione che talvolta avvertiamo – ha dichiarato Benatar al giornalista di Nature che lo intervistava – non è un buon motivo per continuare a utilizzare un modello inadeguato. La verità è che ci comportiamo come il proverbiale ubriacone che si ostina a cercare le chiavi di casa sotto al lampione solo perché lì cʼè più luce”.

Lo stesso pensava, già nel 2004, Robert Weinberg, il professore di biologia del Mit scopritore del primo oncogene umano: “Nello studio del cancro – ha dichiarato il Prof. Weinberg in quellʼanno al periodico Fortune – uno dei modelli sperimentali più frequentemente usati consiste nellʼinnestare delle cellule tumorali in un topo trattato con immunosoppressori e poi esporre il tumore che ne deriva a un ventaglio trattamenti che si pensano utili per lʼuomo. Sono i cosiddetti modelli preclinici. Ma da almeno un decennio, forse due, sappiamo che hanno uno scarsissimo potere predittivo circa le effettive reazioni del tumore nellʼuomo. Numerosi studi hanno comparato la tossicità di un farmaco negli animali con le reazioni avverse al farmaco osservate in pazienti umani. La correlazione tra i due ordini di dati in media è del 30%, il che rende i test sugli animali persino meno affidabili del lancio di una monetina”.

Dr. André Menache, medico veterinario e direttore di Antidote Europe «È un errore metodologico considerare gli animali modelli attendibili per l’uomo. Basti pensare – ha concluso – che perfino ratti e topi, specie strettamente imparentate, offrono risposte differenti tra di loro nel 60% dei casi».

Ed ancora il Prof. Bruno Fedi medico chirurgo professore di Urologia dell’Università di Roma La sapienza; specialista in urologia, anatomia patologica, ginecologia, cancerologia, citolgia, flebologia, bioetica e Primario di anatomia patologica nell’ospedale di Terni. Il Dott. Stefano Cagno medico chirurgo, psichiatra, membro comitato scientifico LIMAV, Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione, il Dott. Massimo Tettamanti chimico con indirizzo chimicofisicoorganico, consigliere scientifico e consulente onorario del Commitee for the Purpose of Control and Supervision of Experiments on Animals e coordinatore dell’International Center for Alternatives in Research and Education Advisor del Mahatma Gandhi Center del governo indiano I-CARE, lo affermano da sempre.

Il movimento di scienziati che si oppongono alla vivisezione sulla base di teorie unicamente scientifiche sta crescendo esponenzialmente, afferma sempre il PAE e sono sempre più frequenti gli articoli che, su riviste scientifiche prestigiose, muovono pesante critiche a questo metodo di ricerca.

1) Journal of the American Medical Association (volume 279, 15 aprile e 20 maggio 1998). Due diversi articoli dimostrano che il 51% dei farmaci commercializzati negli USA che avevano superato brillantemente le prove sugli animali, dopo la commercializzazione avevano provocato gravi reazioni avverse negli esseri umani, ossia morte, pericolo di morte o invalidità permanente. Tutto ciò provoca la morte ogni anno di circa 100.000 persone negli USA per reazioni avverse da farmaci, facendo diventare questa la quarta/sesta causa più frequente di morte.

2) British Medical Journal (volume 328, 28 febbraio 2004). Gli autori hanno preso in esame i modelli animali per quanto riguarda sei studi differenti, come ad esempio i calcio antagonisti nell’ictus o lo stress e le cardiopatie coronariche, evidenziando che, non solo non è stata mai provata la validità scientifica dei modelli animali, ma spesso questi sono applicati anche in maniera scorretta ed inoltre spesso la sperimentazione umana inizia prima del termine dei test sugli animali. Gli autori, quindi, ritengono che non si dovrebbero compiere nuovi esperimenti su animali fino a quando non sarà stata dimostrata la loro validità.

3) Nature (volume 438, 10 novembre 2005). L’autrice porta avanti un duro attacco alla vivisezione compiuta in campo tossicologico. Le ricerche sugli animali sono definite “cattiva scienza” e si auspica un rapido cambiamento.

4) Annals of Neurology (volume 58, dicembre 2005). Gli autori affermano che nessuno dei modelli di animali per lo studio della sclerosi multipla è servito a spiegare la patogenesi, oppure a sviluppare strategie terapeutiche. Infatti nessuna delle oltre 100 terapie efficaci negli animali ha dato analoghi risultati nella nostra specie. Gli autori invece auspicano che la ricerca sulla Sclerosi Multipla si orienti verso gli studi di genetica, neuroimaging (radiologia) ed epidemiologia condotti sugli esseri umani.

5) Victims of Charity (“Vittime della solidarietà” pubblicato in lingua italiana su “La voce dei Senzavoce” n.85 autunno 2011 edito da LEAL) Un rapporto sugli esperimenti crudeli ed inattendibili finanziati dalle associazioni di ricerca medica che chiedono soldi al pubblico. Un dossier descritto nei minimi dettagli realizzato e scritto dai dottori Adrian Stallwood ed Andrè Mènache.

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