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GEAPRESS – Si è svolto ieri pomeriggio presso il Salone Centrale del Tribunale di Nola, il convegno dal tema “Sperimentazione animale: una questione giuridica, scientifica ed etica. La Direttiva Europea n.63/2010. Riflessioni”. Ad organizzare l’evento l’Avv. Consiglia Fabbrocini del Foro di Nola. Ad introdurre la discussione l’Avv. Francesco Urraro, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dello stesso Foro.

Tra i relatori i tre membri del tavolo tecnico del Ministero della Salute contrari alla sperimentazione animale. Si tratta della dott.ssa Susanna Penco, biologo ricercatore e docente di corsi sulle alternative all’Università di Genova, della dott.ssa Candida Nastrucci biologo molecolare, biochimico e docente di corsi sulle alternative alla sperimentazione animale, e del dott. Massimo Tettamanti, chimico ambientale e criminologo forense, fondatore di I-Care.

Gli interventi hanno messo in evidenza le incongruenze e il sostanziale fallimento della sperimentazione animale e della Direttiva europea che la regolamenta. Si è ricordato come solo in Europa sono presenti circa 12,1 milioni di animali negli stabulari, di cui il 56% proveniente da Stati dove è tra l’altro possibile catturarli in natura. Ciò, ad avviso dei relatori, potrebbe comportare un ulteriore errore dei risultati in quanto gli animali selvatici hanno dietro di loro storie e probabili patologie, sconosciute ai ricercatori. Ma le differenze nei risultati ottenuti, hanno sottolineato gli esperti, si possono avere anche quando si sperimenta su animali di una stessa specie ma di sesso opposto o di diversa età.

I relatori si sono, poi, soffermati sui costi della sperimentazione animale e sui ricavati delle case farmaceutiche, che in alcuni casi avrebbero finanche affermato come i risultati ottenuti sugli animali non corrispondono a quelli che si potrebbero ottenere o si sono ottenuti sull’uomo. In evidenza anche l’inefficacia della Direttiva europea del 2010 (cosiddetta “direttiva vivisezione”) nel mettere in campo sostanziali interventi in favore dei metodi alternativi. Non vi è, ad esempio, alcun obbligo di provare a  tracciare  modelli alternativi e parimenti di poterli poi utilizzare. Da questo, pertanto, deriverebbe  la mancanza di studi alternativi sia in Italia che in Europa.

All’interno della comunità scientifica – ha dichiarato il dott. Tettamanti (nella foto durante la conferenza) – c’è molto movimento, ma in Italia l’idea resta molto rigida, fissa. Il tutto è forse dovuto al fatto che nel resto del mondo si investe molto di più in metodi alternativi. In Italia i soldi son pochi e vanno a finanziare sempre gli stessi metodi. Molto interessante è far capire che il discorso è giuridico/economico ancor prima che scientifico. Al momento le promesse di abolire la vivisezione non trovano campo in quanto si è vincolati da normative europee. Sarebbe interessante – ha proseguito il dott. Tettamanti – poter contare sui dei punti certi ministeriali. Questo per provare ad impiegare soldi destinati a chi fa “prove del 1800” a chi invece utilizza tecnologia alternativa. E’ interessante il dibattito con gli studenti e la loro risposta, cosa che stiamo facendo in diverse università in cui però è sempre assente la controparte. Sfido quest’ultima a presentarsi e controbattere.”

I relatori concordano sulla grande risposta e presa di coscienza dell’opinione pubblica sul tema.

Sempre più persone, hanno riferito, cominciano a pensare che la sperimentazione animale sia inutile oltre che dannosa.

L’aspetto, però, più significativo è la poca fiducia che sembrerebbe trasparire sulla reale e fattiva operatività del tavolo tecnico ministeriale e sulla volontà di aprire a quella che il dott. Tettamanti ha definito la “scienza del futuro”. Di fatto, sempre in merito ai lavori del tavolo ministeriale,  appare poco significativo il contenuto di quanto si vorrebbe instaurare a parole. Promesse, in altri termini, ma dal Ministero pochi reali input.

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