GEAPRESS – Nonostante il freddo ieri a Correzzana (MB) in molti hanno detto no alla vivisezione. Soprattutto, erano molti di più rispetto alla precedente manifestazione del ben più mite 30 ottobre, quando il presidio informativo sulla Harlan, multinazionale di “modelli animali”, era stato disperso da ignoti facinorosi (vedi articolo GeaPress). Ieri, invece, almeno 300 persone sono accorse all’appello del “Coordinamento Fermiamo Harlan”, con l’adesione di Gaia Onlus, presente con il suo Presidente Edgar Meyer e l’ex deputato, Presidente di “Amici della Terra Lombardia”, Stefano Apuzzo.

Fiaccole, striscioni e tanti cartelli colorati sono così arrivati nei pressi dell’allevamento della Harlan. Nei suoi stabulari, sono rinchiusi topi e ratti di vari …. modelli (sic). La multinazionale del topolino, ma anche di cani, conigli e criceti, opera in mezzo mondo fornendo non solo “modelli” brevettati, ma anche assistenza come ad esempio nel caso dell’alimentazione degli animali. Una ricerca, dicono loro, fatta per “migliorare la vita delle persone” e per questo si stanno “raccogliendo sotto una bandiera in tutto il mondo”. Intanto, ieri, a Correzzana hanno prevalso altre bandiere. Colorate di tante scritte ed immagini, spesso cruente, con lo scopo di mostrare a cosa serve quella industria annidata nella tranquillità della Brianza.

Il corteo ha altresì voluto ribadire il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni senza dovere rischiare incredibili cariche di misteriosi (contro) sostenitori di chissà quale causa. Gli effetti indignati dei gravi episodi occorsi lo scorso 30 ottobre, sono già arrivati sia in Consiglio Provinciale, con una interrogazione del Consigliere Luca Procaccini (Pdl) che alla Camera dei Deputati, anche lì con una interrogazione presentata in questo caso dall’On.le Elisabetta Zamparutti (Radicali). Sulla questione è pure intervenuto l’Assessore con delega alla Polizia Provinciale Luca Talice.

Intanto, ieri, è stata un’altra storia. Contro gli animali intesi come “modelli” da vendere, hanno prevalso i messaggi del “mai più ammazzare anima-li”, sfilati in corteo assieme a “gli animali non sono merce”. Tra le molte sciarpe, guanti e cappellini di tenaci manifestanti compariva la scritta che ricordava come “la morte degli animali non serve a salvare la vita di milioni di uomini”. Come un grido poi il cartello che invitava ad “ascoltare il silenzio di quelle voci mute”. Mute perché così costrette innanzi tutto dall’indifferenza dell’uomo. Ignorate, poi, dai messaggi pubblicitari dell’industria della vivisezione (e non solo) molto abile a fare apparire (come fa anche la Harlan) scene da focolare domestico disimpegnato da ogni preoccupazione. Loro pensano a noi. Certo, a modo loro ed in maniera imprescindibile dal mantenimento degli interessi commerciali di chi, ormai inglobato in un mega gruppo di investimento privato (la Harlan fa parte della Genstar Capital) deve mantenere e conquistare sempre più le sue posizioni nel mercato mondiale.

Diciamocelo francamente. Ma in quanti sapevano della Harlan prima delle iniziative di questi mesi? Questo, a nostro avviso, è già un successo. Non sono i diecimila di Roma, ne i tremila di Montichiari, ma ieri, a Correzzana, oltre ad un cielo plumbeo ed un freddo pungente, c’era il calore di chi è riuscito a portare trecento (… calorose) persone in un luogo che fino a poche settimane addietro, (… la presunzione se la prende tutta GeaPress …) in pochi conoscevano.

A caccia di balene (in Europa). Video.

di redazione | 29 novembre 2010

GEAPRESS – Dove si catturano, uccidono e mangiano le balene in Europa? In Norvegia ed Islanda sicuramente; per quest’ultima vedremo cosa succederà in occasione della prossima entrata nell’Unione Europa. Vi è poi la Groenlandia e l’arcipelago delle isole Faroe. Europa? Sicuramente, visto che senza i contributi di alcuni governi europei le poche decine di migliaia di abitanti che abitano le gelide terre del nord avrebbero seri problemi ad andare avanti. Entrambe, poi, farebbero parte del Regno di Danimarca … forse, in autonomia, quasi. Eleggono rappresentanti nel parlamento danese, ma non sono da considerarsi danesi, e via contraddicendo.

Di sicuro, nelle isole Faroe, hanno ammazzato almeno 1100 balene pilota. Il tutto tra l’Islanda, la Scozia e la Norvegia. I danesi non europei li uccidono con un metodo che ricorda la mattanza dei delfini in Giappone. I gruppi di balene vengono captati in mare aperto ed indirizzati, con delle barche, all’interno di alcune baie. Qui i cetacei vengono arpionati per lo sfiatatoio e tirati a riva dove sono finiti con i coltelli.

Una tradizione ricca (di mercurio e sangue) che alimenta un uso alimentare che si basa, anche, sulla carne di balena. L’Europa in linea teorica potrebbe quantomeno intervenire, ma si è organizzata per non imporsi. Nelle Faroe, intanto, rimangono poche decine di migliaia di abitanti che stentano a mantenersi senza i continui aiuti danesi ma anche islandesi. Hanno un basso tasso di disoccupazione ma il vero motivo è che i giovani sono senza prospettive e vanno (indovinate dove?) … in Danimarca! Il risultato è che per metà la popolazione dell’arcipelago delle Faroe è costituito da persone anziane.

Il governo locale smentisce il dato di 1100 balene pilote (secondo alcuni non meno di 1500) uccise. Se confermato, aumenterebbe addirittura la quota di 627 balene pilota annualmente cacciate fino all’anno scorso. In alternativa, però, il governo locale non fornisce alcun dato. Si dice che le cacce siano state ben documentate e pertanto meglio essere prudenti. I protezionisti della WSPA, intanto, confermano. Il tutto, se non proprio nel cuore, in una specie di Europa, semi autonoma a convenienza.

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