sperimentazione animale
GEAPRESS – Non vi sarebbe preclusione, da parte dei diretti interessati dello stabulario del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, per l’adozione degli animali rimasti nell’edificio dopo l’occupazione di sabato scorso ad opera di cinque attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill.

La notizia, pervenuta a GeaPress da fonte attendibile non contrasta con quanto diffuso ieri da alcuni organi di informazione a nome del Rettore dell’Università degli Studi di Milano. Il diniego alla consegna sarebbe stato riferito come relativo a chi ha occupato gli stabulari. Una frase che comunque non è neanche contenuta nella lettera ieri diffusa dallo stesso Rettore e  dal Direttore del  Dipartimento di Bioscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Preoccupazioni, stante indiscrezione da fonte attendibile, sarebbero invece apparse in merito ad una presunta “talpa” che avrebbe indirizzato gli animalisti all’azione di sabato. Il Coordinamento Fermare Green Hill, da noi contattato, non conferma ne smentisce. Fa però notare come lo  scopo dell’azione era smascherare il Dipartimento e non gli attivisti che si sono resi, del resto, decisamente identificabili. In altri termini, sembrano quasi dire, se volevano quegli animali  potevano portarli via tutti, facendo trovare lo stabulario completamente vuoto. Inoltre, sul prelievo degli animali, sarebbero stati chiesti e non rubati.

Una modalità, questa, che è stata al centro di una riunione riservata avvenuta ieri mattina proprio all’Università di Milano e della quale GeaPress ne aveva avuto notizia (vedi articolo GeaPress). Come comportarsi, cioè, nei confronti dei cinque attivisti?

Una risposta al quesito, ovvero sulla possibilità che quanto avvenuto ravvisi un reato, potrebbe ora arrivare dalla stessa lettera del Rettore la quale riferisce come, nei luoghi, si sarebbe stati costretti “a una soluzione di cui gli attivisti portano piena responsabilità, allo scopo di impedire conseguenze ancora più gravi per l’incolumità delle persone coinvolte e per la tutela dell’ordine pubblico“. Un pericolo, quello dell’ordine pubblico, che molto probabilmente andrà verificato anche alla luce del fatto che sul posto era molto evidente la presenza delle Forze dell’Ordine, oltre che dei Vigili del Fuoco.

Gli animali rimasti nel Dipartimento potrebbero adesso essere tutti inservibili. Questo perchè i cartellini che costituivano il punto di collegamento tra il singolo animale e la ricerca condotta, sarebbero stati confusi tra loro.  La conferma parrebbe arrivare anche dalla lettera diffusa dai ricercatori e dagli associati dell’istituto di Neuroscienze del CNR, sezione di Milano. Questi, infatti, hanno riferito che “gli animalisti hanno tolto i cartellini a tutte le gabbie, rendendo non più identificabili gli animali e di fatto mandando in fumo il lavoro di anni di ricerca scientifica e i finanziamenti relativi“. Soldi le cui provenienza è stata ben elencata dai ricercatori. Si tratterebbe  di raccolte fondi dai nomi altisonanti e noti anche per le critiche avanzate dagli animalisti. Poi Fondazioni ed associazioni specializzate anche nella raccolta dei contributi da devolvere per la cura di specifiche malattie. In ultimo due Ministeri  e le stessa Regione Lombardia. Un danno quantificabile, asseriscono i ricercatori, in centinaia di migliaia di euro.

Un oltraggio alla ricerca, hanno affermato i ricercatori che vedono ora nella lettera del Rettore una piena condivisione a quanto asserito.

Quanti sono gli animali portati via? Secondo la lettera dei ricercatori e associati, un centinaio di topi ed un coniglio. Secondo gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill, che rinnovano la richiesta di aiuto per le adozioni, ben 400 roditori ed il famoso coniglio Alfio. La prima stima di 200 roditori, infatti, era stata riferita dopo un primo conteggio eseguito al momento della disponibilità fornita dal Dipartimento di potere portare via quanti più animali possibile. Anzi, a questo proposito, ricercatori ed associati sembrano fornire una versione della dinamica dei fatti, che potrebbe essere interpretata in maniera diversa da quella del Rettore. Non pericolo per l’ordine pubblico ma “dopo che alcuni [ndr: tra gli attivisti] si sono incatenati alle porte, hanno impedito l’accesso a polizia e personale di ricerca. Con l’intento di impedire lesioni alle persone coinvolte, i docenti universitari responsabili hanno avviato una lunga e laboriosa trattativa che si è conclusa con l’uscita degli attivisti dal dipartimento, in compagnia di un centinaio di topi e di un coniglio. ”

Intanto dall’associazione Vita da Cani Onlus, dal 1998 impegnata nel recupero di animali provenienti dai laboratori, confermano di avere consegnato la richiesta, così come indicato dall’Università, per potere ritirare gli animali rimasti in via Vanvitelli. Ci sarebbe, però, un problema burocratico. L’ASL, infatti, avrebbe preteso una assunzione di responsabilità sul fatto che gli animali non veicolino pericoli di contaminazione.

Se tale notizie venisse confermata e, soprattutto, se c’è un pericolo contaminazione,  viene da chiedersi chi si è assunta la responsabilità di consentire agli animalisti di prelevare gli animali che sono poi riusciti a portare via. Presi a casaccio, oppure in funzione proprio delle precarie condizioni di salute. Animali più deboli ai quali sarebbe stata data priorità. Centocinquanta roditori, oltre al coniglio Alfio, hanno già trovato adozione in famiglia.

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