scimmie buav
GEAPRESS – Per fornire dati attendibili sull’importazione in Italia di scimmie destinate alla vivisezione, una fonte utile può essere costituita dai dati rilasciati dagli Uffici della Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione.

Gli elementi utili sono relativi agli anni compresi tra il 2007 ed il 2011 e la specie “tipo” è il Macaca fascicularis, ovvero il Macaco dalla coda lunga che vive nella penisola indocinese. In  Italia, la sua detenzione è vietata ai privati fin dal 1996. Nessuna categoria, tranne zoo, circhi e stabulari per vivisezione, potrebbe più detenerli. Il Macaco, però, è una specie che si riproduce facilmente in cattività. Tutti gli appartenenti alla famiglia dei Carcopitechi, sono facili da potersi scambiare tra le strutture della cattività animale. Diverso discorso è per la sperimentazione animale che, a ben guardare le richieste di autorizzazioni depositate presso il Ministero della Sanità, richiede sempre, ed in maniera cospicua, la povera scimmietta.  L’ipotesi di base è che un Macaco costa meno importato  rispetto a quelli allevati in cattività. Strutture, quelle dell’allevamento in cattività per la sperimentaizone animale, che in Italia non esistono.

Andiamo dunque ai numeri di base, riferibili al totale dei “mammiferi” importati in Italia per gli anni resi disponibili (per questo capitolo) dalla Convenzione di Washington, ovvero solo quelli compresi tra il 2008 ed il 2010.  Si tratta di poco meno di 1200 mammiferi provenienti dalla Cina, ai quali fanno seguito quelli importati dal  Togo (circa 500), poco meno di 100 dell’Indonesia e numeri ancora più bassi dalla Spagna e quasi nulli dalla Francia. Per mammiferi, guardano l’apposito capitolo per specie,  vanno anche intesi i Pangolinoi arborei (Manis tricuspis) con alcune centinaia di animali tutti concentrati nel 2008, la Volpe volante malese (Pteropus vamirus) con numeri compresi tra 30 e 20 rispettivamente negli anni 2009 e 2010, e pochissime tigri. Se per tutti gli animali l’uso prevalente è ipotizzabile nel commercio dei pets, diverso discorso vale per i Macachi

Più della metà dei mammiferi importati sono segnalati come nati in cattività, ma giova ricordare che la Cina importa dalla Cambogia, dal Laos e dal Vietnam (quasi 140.000 Macachi fascicularis nel quatriennio 2008-2011). Si tratta di tre paesi per i quali, alcuni giorni addietro, il “Comitato Animali” della Convenzione di Washington ha dichiarato di voler riconsiderate le attuali modalità di esportazione. Questo alla luce del sospetto maturato a seguito di alcune investigazioni  condotte dalla BUAV, la più antica associazione animalista inglese. In altri termini le scimmiette denunciate come nate in cattività potrebbero provenire dalla natura. Un fenomeno tale, nel caso venisse confermato, da depauperare le popolazioni selvatiche e per questo suscettibile di intervento sulle quote di esportazione.

In quali paesi la  Cina esporta le scimmiette prelevate dal sud est asiatico? Il riferimento numerico di base è sempre quello dei mammiferi in generale. Primo importatore è costituito dagli Stati Uniti con 80.000 animali nello stesso quatriennio, seguito dal Giapppone (poco meno di 20.000 animali), Germania, Sud Corea, Paesi Bassi e Francia. Viene poi l’Italia, il Belgio ed altri paesi.  Sebbene il riferimento sia relativo alla voce “mammiferi”, va però rilevato che nel capitolo dedicato alle specie esportate dalla Cina, l’indiscusso primo posto spetta proprio al Macaco fascicularis. Tutti gli altri mammiferi sono talmente pochi da non venire considerati neanche  con stime numeriche minime.

Che fine fanno i Macaca fascicualris importati in Italia come negli altri paesi?

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