GEAPRESS – Secondo quanto diffuso nelle scorse ore dal Ministero dell’Interno inglese, gli animali da laboratorio che nel 2011 sono stati utilizzati per la sperimentazione, ammontano a 3.710.000. Si tratta del numero più elevato a partire dal 1981. Nel 71% dei casi si tratta di topi, il 15% riguarda pesci, il 7% ratti ed il 4% uccelli, non mancano ma in percentuali minori maiali ed ancor meno utilizzati cani e scimmie.  Nel 2010 gli animali utilizzati furono 3.700.000, ovvero 105.000 in più rispetto al 2009. L’incremento venne in massima parte imputato agli animali geneticamente modificati.

Per le autorità inglesi è tutto a posto. Già lo scorso anno, il Ministero riferì dei rigidi sistemi di controllo atti a garantire un elevato standard di protezione degli animali. Fatto che, ovviamente, non convinse gli animalisti. La RSPCA (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals), ricordò a tal proposito gli esperimenti compiuti con dolore e sofferenza.

Proprio questi ultimi aspetti, riferisce ora la RSPCA a proposito dei nuovi dati 2011, dovranno essere valutati alla luce della nuova disciplina inglese di settore che entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio. Si tratta del recepimento della famosa Direttiva europea sulla sperimentazione animale del settembre 2010 che, sempre secondo la RSPCA, rappresenta un passo avanti per molti stati membri, ma che nel complesso, per l’Inghilterra, si traduce in un ritorno al passato. L’attuale legislazione, infatti, viene giudicata migliore rispetto alla norma europea. Tra i principali effetti di quest’ultima disposizione vi è la sostanziale assenza di restrizioni sull’uso dei primati. Poi una moltitudine di clausole che di fatto aggirano fin troppo facilmente i formali divieti. Nulla o poco più, in termini di stimoli per la ricerca di metodi alternativi.

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