GEAPRESS – E’ finita nel migliore dei modi l’odissea dei settanta beagle provenienti dalla Cina e destinati ad un laboratorio di Bangalore, in India. Ad intervenire in loro favore è stato lo stesso  Ministro dell’Ambiente indiano, ma il merito della felice soluzione del caso è di  PETA e delle associazioni animaliste locali che si sono impegnate per la liberazione dei cagnolini.

Un fatto che inevitabilmente riconduce al ricordo dei beagle di Green Hill, liberati dall’allevamento di Montichiari (BS) grazie alla pressione mediatica ed all’esposto (scaturito dalle indagini difensive seguite agli arresti del 28 aprile scorso) formulato dall’Avvocato David Zanforlini. Solo che i beagle indiani sono stati liberati perchè si presume falsamente dichiarati nella documentazione  conseguente al trasporto. In pratica i beagle inviati dalla Cina risultavano “pets” e non animali da destinare agli esperimenti. Un fatto notato da PETA e subito denunciato  al Committee for the Purpose of Control and Supervision of Experimentation on Animals. 50.000 mail, una battaglia mediatica senza precenti ed infine l’intervento dello stesso Ministro dell’Ambiente  Jayanthi Natarajan volato direttamente a Chennai, ovvero il luogo di quarantena dei beagle.

Tutti i settanta cagnolini sono ora affidati agli attivisti indiani (vedi foto PETA) e verranno dati in adozione. A quanto pare, il tutto, senza sequestri probatori e preventivi, ballerini sulla seggiola di ricorsi e controricorsi. In India basta una dichiarazione sbagliata. In Italia, invece, rimane ancora un mistero l’esistenza stessa dei registri e le presunte omissioni degli organi tecnici preposti al controllo.

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