GEAPRESS – Eccola qui, la famigerata conta dei cani di Green Hill (vedi fotografia in gallery) dalla quale, secondo un comunicato diffuso due giorni addietro da OIPA, risulterebbe che l’allevamento di cani beagle da destinare alla sperimentazione animale di mezza Europa, è mancante della registrazione di ben 454 cani.

La fotografia in allegato, mostra la parte finale dell’estratto in anagrafe canina della Regione Lombardia relativo ai cani detenuti da Green Hill, al primo ottobre 2011, ovvero appena il giorno dopo che la Procura della Repubblica di Brescia ha disposto la perquisizione nell’allevamento di Montichiari.

La scheda consta di numerose colonne delle quali vi mostriamo solo la conclusione delle prime nove comprese tra la lettera A e la lettera I. Il primo numero progressivo, ovvero la prima colonna a sinistra, è relativo alle righe del sistema informatico ed è di nullo valore ai fini del conteggio. Il numero progressivo di cui alla colonna B, è quello del totale dei cani detenuti al primo ottobre. 3888, come denunciato da OIPA. L’ordine è in funzione della data di nascita.

Sempre in base a quanto comunicato da OIPA, molti di questi, ben 1858, sarebbero deceduti. In effetti, dall’esame complessivo della scheda anagrafica, come abbiamo avuto modo di vedere, risulta che i cani deceduti compaiono fin dal 2001. Il cane più vecchio, ad oggi vivente, detenuto da Green Hill è un maschio nato nell’agosto 2003. Ad ogni modo si tratta di gocce in una serie molto lunga di cani deceduti. Solo intorno al 2008 (ovviamente parliamo sempre della registrazione in funzione progressiva delle date di nascite) iniziano a comparire in maniera più vistosa i cani che al primo ottobre di quest’anno risultano ancora vivi.

Gli ultimi cani registrati sono dodici cuccioli (ovvero le ultime dodici righe della parte della schermata che vi proponiamo) nati il tre agosto. Secondo indiscrezioni in nostro possesso sono ancora tutti nei capannoni di Montichiari. In effetti dal conteggio (che abbiamo avuto modo di fare), appare una vistosa differenza con quelli che, secondo OIPA, erano detenuti al momento del sopralluogo, ovvero 2484. Stante così le cose, potrebbero in effetti mancare i 454 così denunciati da OIPA.

Dove sono finiti? Potrebbero essere il frutto della mancanza, sempre secondo quanto denunciato da OIPA, dei registri? Oppure del singolare metodo di registrazione messo in atto, con dei fogli vidimati dall’ASL e non da dal Sindaco di Montichiari? E’ vero, come da indiscrezione circolata, che ad accedere all’anagrafe, fosse stata autorizzata la stessa struttura di Green Hill?

Di sicuro, nell’era del microchip, constatare che a Green Hill veniva usato il tatuaggio (colonna G della schermata) lascia quanto meno perplessi.

Le restanti colonne della schermata che vi proponiamo, riportano, a seguire dalla lettera G (ultima visibile nella foto), la “razza” di cani (tutti, come è noto, beagle), proprietario e detentore (ovvero Green Hill) il Comune dove sono tenuti i cani, il Codice di avviamento postale, il sesso, se vivente o deceduto, ed il nome. Quest’ultima colonna è sempre vuota. I cani, a Green Hill, non hanno nome, ma solo sesso, razza, vivo/morto, dati del proprietario e codice di tatuaggio.

I cani mancanti, potrebbero forse essere cuccioli nati in data successiva al 3 agosto? In quella data, infatti, sono stati registrati gli ultimi cani, ma la schermata è del primo ottobre. Perché non è stato inserito più niente? Mistero che potrebbero spiegare, forse, i registi, qualora apparissero sulla scena. Secondo OIPA non ve ne sono. Un’altra questione ancora non chiarita. Tutta da verificare anche con i dettami della legge regionale sul randagismo. Secondo quanto dichiarato in un recente comunicato del Coordinamento Fermare Green Hill, una situazione del genere avrebbe già fatto chiudere un qualsiasi altro canile esistente in Lombardia. Problemi già tutti sollevati anche nel recente intervento parlamentare depositato a Strasburgo dall’On.le Andrea Zanoni, avente come oggetto: chiusura dell’allevamento di Green Hill (vedi articolo GeaPress).

In ultimo, appurata l’eventuale mancanza dei registri è tutto ciò compatibile con altre evidenze, quali, ad esempio, quelle fiscali?

Una circolare del 2006 (la numero 19 del 13 giugno) emanata dall’Agenzia delle Entrate, a proposito dei redditi di allevamento di animali, così precisa: “nel computo dei cani allevati si devono conteggiare anche i cuccioli dal momento della nascita, diversamente da quanto previsto per gli altri animali“.

A dire il vero il registro di carico e scarico “con l’indicazione degli incrementi e decrementi verificatisi per qualsiasi causa nel periodo d’imposta“, era già indicato in un Decreto del Presidente della Repubblica risalente addirittura al 1973. Verrebbe da chiedersi se una questione fiscale può nel caso giustificare una sorta di sostituzione del registro di carico e di scarico con il sistema dell’anagrafe canina. Dovrebbero, in teoria essere due cose diverse.

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