GEAPRESS – Trattandosi di Rotterdam viene finanche facile parlare di Elogio alla Follia, ancorchè il Centro Medico dove è avvenuto tutto ciò, è dedicato proprio ad Erasmo da Rotterdam.

Paralleli rinascimentali a parte, il nuovo H5N1 che in queste ore sta riempiendo le pagine dei giornali di tutto il mondo, potrebbe essere “solo” lo sterminatore dei furetti. Il piccolo mustelide, indistintamente fornito come pets ed animale da laboratorio dalla industrie del settore, avrebbe fatto da cavia per dimostrare come in poche generazioni uno dei ceppi più virulenti dell’influenza aviaria, ovvero l’H5N1, può adattarsi ad una nuova specie. In pratica il virus ha fatto il cosiddetto salto di specie. Anzi qualcosa di più, visto che gli uccelli rappresentano un’intera Classe del mondo animale ed il furetto appartiene ad altra, ovvero alla Classe dei mammiferi, come del resto anche l’uomo.

Ad ogni modo, finora, in giro per il mondo afflitto dal virus aviario, il contagio diretto da uomo a uomo, non è stato dimostrato con certezza. Solo sospetti, ma in situazioni di alta promiscuità tra animali e uomo. Il mammifero che è morto, cioè, si è beccato il virus annusandolo dagli uccelli anche da mangiare, come capitato ad alcune tigri di uno zoo tailandese. Il virus è passato all’uomo, ma non si è ancora reso contagioso, salvo una mutazione.

E allora, cosa stanno facendo i ricercatori dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam? Si dice un vaccino per salvare il mondo. Sarà anche vero, ma quando ci sono interessi macroscopici, qualche sospetto potrebbe anche sorgere. Del resto già i ricercatori che negli Sati Uniti avevano iniziato a lavorare sulla clonazione umana presentavano un discreto curriculum a valenza planetaria. Erano, infatti, i tutori della biodiversità del pianeta …, e negli zoo sempre alla ricerca di soldi, tentavano di resuscitare animali congelati, trasformando le cellule somatiche in riproduttive. Il guaio è che, poi, ci sono riusciti. Non è servito a nulla per la difesa della biodiversità, ma non molto tempo dopo si è saputo che era stata interrotta una ricerca (interrotta per libera scelta del ricercatore) dove erano state indotte proprio le prime fasi dello sviluppo di un embrione umano.

A Rotterdam, dunque, potrebbe nascere qualcosa di diverso? Di sicuro le perplessità finora emerse nella comunità scientifica, non riguardano il fatto che siano stati compiuti questi esperimenti, quanto quello che il lavoro venga pubblicato. In pratica si teme che qualcuno possa copiare il metodo adottato a Rotterdam per rendere possibile il salto di specie all’uomo, intesa anche la capacità di contagio tra uomini.

I ricercatori avrebbero, cioè, ottenuto una mutazione, ma non è chiaro come questa sia stata indotta. Se trattasi di un continuato contatto tra furetti e virus dell’aviaria, oppure si è pasticciato con l’ingegneria genetica fondendo tra loro un virus influenzale dei furetti con quello degli uccelli. La versione, finora, più accreditata sembrerebbe la prima. Si sarebbe così fornito un “nuovo” H5N1 che presenta, tra i furetti, una mortalità del 60%. Il virus dovrebbe rendersi contagioso solo tra i disgraziatissimi animali, ma quello che hanno sottolineato gli scienziati, è che trattasi di uno dei modelli (sic!) più utilizzati per gli studi polmonari da applicare all’uomo. Di sicuro quanto creato è ancor più attinente all’uomo che non agli uccelli.

Insomma, c’è solo da sperare che la storia (morte a parte degli ignorati furetti) ispiri semplicemente un film sullo spionaggio internazionale ed una nuova arma biologica, dove il riferimento a fatti e personaggi realmente esistenti è puramente casuale.

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