GEAPRESS – Prima la stoccata sulla liberazione dei cuccioli di Green Hill, poi il riferimento all’impossibilità per la ricerca di potere andare avanti senza gli animali, infine l’appello al Presidente della Repubblica: “il passaggio diretto dai sistemi in vitro all’essere umano rischia di determinare delle conseguenze per la salute umana, che nessuno è in grado di stimare, e per questo è inaccettabile“. Questi i tre passi salienti della presa di posizione dei Presidenti dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) e della SIVAL (Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio) Marco Melosi e Massenzio Fornasier.

Ci appelliamo alla Presidenza della Repubblica – scrivono i Presidenti di ANMVI e SIVAL – affinché il Parlamento possa legiferare senza intimidazioni e il dibattito all’interno della società civile rientri nell’alveo della democrazia e del rispetto dei valori della Costituzione”.

Il riferimento è ovviamente ai recenti fatti di Green Hill ed al recepimento legislativo della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio,del 22 settembre 2010. Direttiva titolata sulla “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici” ma, per i critici del provvedimento, denominata “direttiva vivisezione”.

Per ANMVI e SIVAL, la discussione è stata caratterizzata, proprio in concomitanza con le fasi salienti dell’iter parlamentare tutt’ora in corso presso la 14° Commissione del Senato, da episodi illegali.

Abbiamo assistito – scrivono Marco Melosi e Massenzio Fornasier – ad episodi e manifestazioni che hanno travalicato la legalità e la democrazia”.

Le voci della società civile e della comunità scientifica, sempre secondo SIVAL e ANMVI, a favore di un recepimento per loro aderente ai principi europei e giudicati adeguatamente protezionisti nei riguardi degli animali utilizzati, “sono state vittime di insulti e di linciaggio mediatico”.

Come cittadini e come medici veterinari – dichiarano i due Presidenti nella lettera inviata al Quirinale – riteniamo che i principi costituzionali della tutela della salute umana e della libertà della ricerca scientifica ad oggi non possono ancora essere realizzati senza l’utilizzo di animali. Il passaggio diretto dai sistemi in vitro all’essere umano rischia di determinare delle conseguenze per la salute umana, che nessuno è in grado di stimare, e per questo è inaccettabile”. I due Presidenti hanno altresì fatto riferimento all’impossibilità di potere proseguire “nella conoscenza delle malattie che ancora affliggono gli animali e i cittadini di questo Paese e nello sviluppo di nuove terapie nelle quali i pazienti e le loro famiglie ripongono la speranza per il loro futuro”.

Grave quanto asserito in merito al condizionamento animalista nei confronti dei parlamentari.

I Presidenti di ANMVI e SIVAL aggiungono, infatti, come “coloro che in nome del protezionismo animalista ritengono che il Parlamento italiano debba adottare misure superiori al livello regolatorio previsto dalla Commissione Europea, oltre a porsi contro i principi di recepimento, non hanno esitato ad esercitare pressioni sulle istituzioni della Repubblica “per condizionare, anche con modalità violente di aggressione verbale, l’istituzione parlamentare” (Sen D’Ambrosio Lettieri, seduta del 14 aprile 2012, 14° Commissione dell’Unione Europea del Senato). La nota si conclude infine con un appello che cita l’articolo 9 della Costituzione Italiana che, tra i principi fondamentali della Repubblica italiana indica la tutela della ricerca scientifica.

Nel comunicato delle due Associazioni non viene mai nominato, ma il riferimento è all’articolo 14 del ddl 3129 della proposta di legge comunitaria (cosiddetto emendamento Brambilla). In realtà, però, in nessuna parte dello stesso si parla del passaggio in toto diretto dalla sperimentazione animale agli esperimenti in vitro. Tra i documenti presentati al Senato dagli stessi esperti favorevoli alla sperimentazione animale (vedi articolo GeaPress) si evince del resto come le loro posizioni siano più articolare ed in alcuni casi in quantomeno singolare contraddizione. E’ il caso, ad esempio, del numero di esperimenti comportanti dolore ed eseguiti senza analgesia e anestesia. Vi è poi, nell’articolo 14, la previsione di divieto di allevare sul territorio nazionale, cani, gatti e primati da destinarsi alla vivisezione. Secondo gli esperti si tratterebbe di un provvedimento foriero di spostamento della ricerca all’estero e importazione di animali da altri paesi. In realtà, aveva precisato la Responsabile del Ministero della Salute, dott.ssa Ferri, in Italia vi è un solo allevamento, ovvero il famoso Green Hill, con l’80% della produzione destinata all’estero.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

N.B.: L’Assovet (Associazione Veterinari Titolari di Struttura Privata), unica Associazione di categoria veterinaria presente in Italia, tiene a precisare con il suo Presidente dott. Roberto Gotter di avere una visione completamente diversa rispetto a quanto espresso dai Presidenti di ANMVI e SIVAL.

In particolare, secondo l’Assovet, ogni veterinario è libero di avere, sulla vivisezione, la sua personale opinione ma il Comitato Direttivo di Assovet asserisce che non bisogna giustificare a priori il ricorso alla vivisezione ma che si debba tendere alla sua progressiva dismissione, alla cessazione di esperimenti che non contemplino l’obbligo di anestesia/analgesia, alla cessazione di esperimenti su cani, gatti e primati nonché alla cessazione di sperimentazione che riguardino cosmetici, detersivi ecc. con la ridicola scusa della “tutela della salute umana”.