san bernardo
GEAPRESS – Espressamente citati. San Bernardo e Pastore Irlandese, potranno essere sperimentati. In calce al Decreto legislativo che recepisce la Direttiva Europea sulla sperimentazione animale, compaiono proprio loro. Sono gli indicatori dei cani di razza gigante. Tutti compresi in spazi che già nella fredda elencazione delle superfici, fanno venire un po’ di tristezza. Cani di tutti i tipi e con il sospetto degli ex randagi provenienti da allevamenti o fornitori non autorizzati (vedi articolo GEAPRESS)

Se qualcuno pensa, poi, che la legge contro i maltrattamenti impone comunque spazi idonei, metta da parte ogni speranza. E’ quella sulla vivisezione la legge di settore che già, nella vecchia versione del 1992, ha dettato … legge rispetto all’allora articolo 727 del Codice Penale sul maltrattamento. Valgano come esempio gli spazi minimi stabiliti per i canili ed in generale allevamenti di cani. In pochi lo sanno, ma le dimensioni minime vennero ispirate, in un incontro della Conferenza Stato Regione, dalla legge vivisezione che ora va in pensione

Vediamo dunque cosa ispira la nuova.

I parametri per i cani sono considerati nell’Allegato III (requisiti per gli stabilimenti  e per la cura e la sistemazione degli animali) del decreto legislativo del Governo (vedi articolo GeaPress e Testo completo), così come varato dal Parlamento.

Si inizia con una frase che è già un  programma. “I cani devono disporre, se possibile, di recinti esterni“. Così recita il punto 4, dedicato ai cani, dell’Allegato III. Di fatto quel “se possibile” sembra intendere la non obbligatorietà del recinto. L’alloggiamento interno deve poi rappresentare almeno il 50% dello spazio minimo a disposizione dei cani (nel caso, ovviamente, vi sia un recinto esterno). Consentita anche la sistemazione individuale ma non superiore alle quattro ore. Dunque, tutto è lasciato ai controlli.

Gli spazi, spiega sempre il Dlgs, sono rapportati alle esigenze dei beagle, ma per razze giganti, come il San Bernardo o il Pastore irlandese, sono stabiliti spazi “molto più ampi” di quelli indicati nella tabella 4.1. Tali spazi per San Bernardo o altre razze giganti non vengono però specificati se non quelli indicati per cani di peso superiore ai venti chili così come indicato nella stessa tabella. Anzi “per le razze diverse dai beagle utilizzati in laboratorio, lo spazio deve essere determinato in consultazione con il personale veterinario“. Non sembra esplicitamente prevista l’obbligatorietà del parere veterinario che dovrà essere coinvolto nella determinazione “in consultazione“.

Cosa prevede dunque l’alloggiamento interno, ovvero la richiamata tabella 4.1? Già al primo rigo si evince come gli spazi tendono a restringersi. Anzi si parla subito di cani “costretti” e di spazi pari a metà del minimo consentito. Più esattamente se i cani sono “in coppia o in gruppi possono essere costretti in metà dello spazio minimo previsto“. Cosa significa in pratica tale costrizione? Se il cagnolino pesa meno di venti chilogrammi, la costrizione interessera due metri quadrati per ogni cane in meno. Metri quadrati che diventeranno quattro se il cane pesa più di venti chilogrammi. Questo nel caso in cui il cane ha in corso una delle “procedure” (ovvero la sperimentazione) prevista nella Direttiva. Spazi costretti ma per un  periodo non superiore alle quattro ore. Il rispetto, dipenderà dunque dai controlli.

Note dolenti anche per le cagne in allattamento. Lo spazio femmina + “figliata” è lo stesso di una femmina di peso equivalente. Ad ogni modo il luogo destinato al parto deve essere “concepito” in maniera tale che la cagna abbia un altro scomparto o accedere ad un piattaforma rialzata lontana dai cuccioli. In nessuna delle due possibilità vengono specificate le superfici e cosa si deve intendersi per “lontano“.

Di seguito al paragrafo riguardante le femmine che allattano, inserite anch’esse al punto 4.1 – CANI, vi è poi una tabella relativa alle dimesioni degli alloggiamenti.

In questa tabella appare una divisione in due catogerie in ragione del peso: al di sotto e al di sopra dei venti chili. Nel primo caso i metri quadrati sono appena quattro, validi sia per la dimensione minima dell’alloggiamento che per lo spazio minimo al suolo per uno o due animali. Di otto metri quadrati, per entrambe le situazioni, è invece riferito per i cani di peso superiore ai venti chilogrammi. E se si aggiunge un altro cane? Gli spazi aumentano di due metri quadrati per ciascun animale in più (4 per quelli superiori ai venti chili) con un altezza minima di due metri lineari.

Spazi che evidentemente vengono visti in chiave migliorativa ma che per la loro entrata in vigore, rinviano al 1 gennaio 2017, salvo deroghe.

Al punto 4.2 vi è poi la tabella “Cani – animali svezzati” i cui parametri entreranno anch’essi in vigore nel gennaio 2017. Una scadenza larga, almeno quella.

Cosa dispone quest’ultima tabella? Nonostante i cani siano divisi in ben cinque categorie di peso solo l’ultima (oltre 20 chili) “gode” di dimensione minima dell’alloggiamento di otto metri quadrati. Tutti i cani delle altre categorie, sia che di peso inferiore a 5 come di venti chilogrammi, avranno a disposizione quattro metri quadrati. Varia, invece, lo spazio al suolo per animale. Da mezzo metro quadrato per cani di peso inferiore a cinque chilogrammi, a quattro per gli over 20. Altezza minima, uguale per tutti: due metri lineari.

Questi gli spazi di una legge che deve garantire “la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici“. Se vuoi far sentire la tua voce lascia un commento all’articolo.

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