GEAPRESS – Una grande manifestazione, divisa tra Udine, Gannat, Correzzana e poi anche Liverpool, Birmingham, Zagabria, Lubiana. L’altro ieri, invece, a Rehovot in Israele. In tutto le città inglesi sono state dodici. Quelle italiane quattro, compresi i presidi di Bresso (MI) e Roma.

Tutti contro la Harlan, la nota multinazionale americana della sperimentazione animale. Nel nostro paese le sedi sono a Correzzana (MB), Bresso (MI) e San Pietro al Natisone vicino Udine. Proprio da quest’ultima città è partito il coordinamento delle iniziative che ha velocemente coinvolto anche gli altri paesi. Da Udine, grazie al No Harlan Group, il centro propulsivo. Settecento, forse ottocento persone hanno sfilato, con lumini ed abito nero, sotto una gelida pioggia. A Correzzana (MB), invece, la manifestazione più partecipata. Circa 1000 persone sotto una fitta nevicata. Tutti, però, con gli occhi puntati su Gannat, in Francia. Questo non solo per la sede d’oltralpe della Harlan, ma anche per una sorta di gemellaggio che si è ormai creato tra animalisti italiani e francesi.

Due situazioni comunque diverse, almeno per quanto riguarda la condivisione del problema vivisezione. “Se in Italia è noto che la maggioranza delle persone è contro la vivisezione – dicevano ieri a Gannat alcuni animalisti francesi – da noi le cose stanno per ora in maniera inversa“. Ieri, però, a Gannat hanno sfilato non meno di mille persone. Duemila secondo alcuni. Decisamente visibile la presenza degli animalisti italiani. Animal Amnesty, presente con i suoi attivisti e gli striscioni, ma anche animalisti di varie sigle provenienti da Torino, Genova, Bergamo e Milano. C’era poi anche Stefano Fuccelli, presidente del Partito Animalista Europeo (PAE), il quale è andato anche oltre le transenne poste a difesa della Harlan. La gendarmeria, lo ha poi accompagnato di nuovo tra i manifestanti.

Innanzi alla Harlan, però, sono arrivati tanti fiori. Quella di ieri, infatti, era una veglia anti-Harlan. La regola in buona parte rispettata, disponeva abiti scuri, lumini ed in alcuni casi tamburi. Per i cani e gli altri animali. Nella cittadina francese di beagle ne sfornano fino a 2000 l’anno. 250 riproduttori ed un numero medio di mille costantemente presenti negli stabulari. Una struttura modello, hanno tenuto a precisare i responsabili francesi della multinazionale, che prevede anche un’area esterna per il sole. Chissà. A rileggere le cronache di Green Hill, a cui in molti ieri pensavano, vengono però in mente cani sempre al chiuso.

Forse, ieri, una peculiarità ancora italiana, è stata quella del coinvolgimento delle pubbliche amministrazioni. Ad Udine, ad esempio, erano presenti due Assessori comunali. Lorenzo Croattini (Qualità dell’aria) e Kristian Franzil (Istruzione). Entrambi si sono soffermati sull’esigenza di approvare al più presto il Regolamento Comunale sulla tutela degli animali. Un campo d’azione, quello scelto dal Comune, che sembra essere indirizzato al sostentamento della ricerca che non utilizza animali.

Più o meno sulla stessa linea d’onda quanto evidenziato anche dal Vice Sindaco di Bresso (MI) Rita Parozzi. Rispondendo ad una domanda di Edgard Meyer dell’Associazione Gaia (presente a Bresso assieme ad Amici della Terra e Diamoci una Zampa), ha altresì sottolineato l’importanza del ruolo delle associazioni. Nel caso di Bresso, ad esempio. Una sede cosiddetta secondaria della Harlan. Senza le associazioni, in altri termini, quasi non si conoscerebbe.

E ieri, oltre al presidio di Bresso, gli animalisti hanno sfilato in massa a Correzzana (MB). In prima fila, sotto una fitta nevicata, le associazioni Freccia 45 e Comitato Montichiari contro Green Hill. Striscioni pure della LAV, ENPA e le bandiere di Animalisti Italiani. Non mancavano neanche le bandiere di altre associazioni, come dell’OIPA e della stessa LAV, ieri presenti ad Udine. Anzi, proprio tra le due città, è subito rimbalzato un nuovo intervento che potrebbe evidenziare ulteriori aspetti sulla pericolosità del “modello” animale.

Secondo il dott. Massimo Tettamanti, noto esponente del mondo scientifico antivivisezionista ieri presente alla manifestazione di Correzzana, dietro l’uso di certi animali si nascondono ulteriori problematiche. Si tratta delle zoonosi, ovvero le malattie che dagli animali possono essere trasmesse all’uomo. Meno l’animale è controllato, maggiore è il rischio. Che dire, ad esempio, delle catture in natura garantite, sotto il profilo sanitario, da paesi non proprio rinomati sul benessere animale?

Forse in pochi si ricordano – ha riferito il dott. Tettamanti a GeaPress – che proprio in Italia, in una scimmia detenuta in uno stabulario toscano, è stata riscontrata la presenza del virus Ebola. Giova ricordare – ha aggiunto il dott. Tettamanti – che l’importazione di tali animali si basa esclusivamente sulle garanzie sanitarie dei paesi esportatori, come la Cina, ad esempio“. Per lo scienziato i rischi potrebbero essere altresì amplificati dal fatto che la quarantena non è imposta in aree isolate ed immediatamente a ridosso degli aeroporti di arrivo; bensì negli stessi stabulari delle ditte che li hanno richiesti. “Quegli animali – aggiunge il dott. Tettamanti – vengono trasportati attraverso aeroporti molto frequentati, oltre al fatto che gli vengono fatti percorrere anche centinaia di chilometri prima di raggiungere le aree di quarantena“.

Un problema che è stato subito condiviso dall’Europarlamentare Andrea Zanoni, ieri presente alla manifestazione di Udine. “Ritengo che l’aspetto sollevato dal dott. Tettamanti – ha riferito l’On.le Zanoni a GeaPress – debba essere immediatamente affrontato. Già nelle prossime ore mi metterò al lavoro per coinvolgere sia le autorità europee che quelle italiane anche perché mi è sembrato – ha aggiunto Zanoni – che il recente incontro avuto dal Ministero della Salute con i responsabili di Freccia 45 e con lo stesso dott. Tettamanti, sia stato liquidato, proprio in merito agli aspetti sanitari, un po’ troppo velocemente.” (vedi articolo GeaPress).

Quello che invece sarà sempre più difficile liquidare con due parole è la crescente mobilitazione che in Italia, come in Europa, si ha ormai sul tema vivisezione. Un sicuro innalzamento dell’attenzione. Dai presidi di soli pochi anni addietro, alle manifestazioni che coinvolgono migliaia di persone contemporaneamente in più città italiane. Anzi, a giudicare da quanto successo ieri a Gannat, con il “lusso” di potere pure corposamente partecipare in altri paesi. Un “modello”, questa volta positivo, tutto italiano. Innanzi alla Harlan, ieri a Gannat, si sentivano slogan italiani. Anche francesi ovviamente, ma “da noi ancora un po’ di tempo, prima di Green Hill, dovrà passare“. Così una signora di Lione commentava di fronte alla Harlan. Poi quella transenna (…per meno di tre minuti…), si è spostata ed a tutti è venuta in mente la foto storica del cucciolo di Green Hill, passato da mani ignote oltre la recinzione. In fin dei conti, aspetti legali a parte, un inno alla libertà, a prescindere dalla nazionalità.

Intanto a Brighton, in Inghilterra, il prossimo 9 marzo è fissata la prossima veglia in abiti scuri e lumini. Dall’Italia hanno già fatto sapere che partirà un pullman.

In pochi lo ricordano, ma alla base della ricerca scientifica c’è una cosa che si chiama “dubbio”. Quando un sistema è secolarizzato, non ci sono più dubbi ed è proprio questo che rischia maggiormente l’attuale ricerca scientifica.

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