GEAPRESS – I primi a captare la notizia sono stati gli attivisti di 100% animalisti. Poi, a seguire, un lungo articolo di Repubblica. Poche ore dopo l’esposto al NAS (esposto procura) e l’interrogazione parlamentare (interrogazione parlamentare) dell’ex Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. 900 scimmie, scaglionate in gruppi di 150. Da Fiumicino (provenienza Cina) fino a Correzzana (MB), ovvero uno dei tre centri italiani della Harlan (vedi articolo GeaPress) multinazionale americana di “modelli animali”.

La prima notizia, ancora da confermare, sull’arrivo di un carico di 150 scimmie, viene data ieri alle 12.40 da 100% animalisti. Poi i telegiornali, l’intervento della Brambilla ed infine, poco dopo la mezzanotte, la diffusione dei due testi (esposto ed interrogazione) scaricabili sopra.

L’ex Ministro Brambilla, dopo essere entrata nell’allevamento di Green Hill ( da Ministro) accompagnata da una telecamera nascosta, consegna alle cronache un esposto ed una interrogazione parlamentare dove viene citato, a supporto della tesi che Harlan non è accettabile, addirittura il Fronte di Liberazione Animale che, secondo traduzione letterale, corrisponde ad Animal Liberation Front. In definitiva, .. ALF. Una cosa da fare saltare in aria altro ex Ministro, ovvero Giovanardi che tra i suoi strali sugli omosessuali, poi quelli sulla carne che fa bene ed il Made in Italy rovinato dagli animalisti, potrebbe così trovare nuovi argomenti.

Scrive l’ex Ministro (Brambilla) in un suo lungo comunicato: “nel 2006 il “Fronte di liberazione animale”, dopo un blitz proprio all’interno dello stabilimento di Correzzana, denunciò una situazione sconvolgente: migliaia di roditori costretti a vivere in pile di gabbie di plexiglas, decine di carcasse trafitte da puntine e conservate nei frigoriferi del laboratorio, e soprattutto decine di macachi che sopravvivevano in condizioni squallide, tra sangue e feci, prima di essere inghiottiti dalla catena della sperimentazione“. Motivo per cui, continua la Brambilla nell’esposto inviato ieri alla Procura della Repubblica di Monza e ai Carabinieri del NAS di Roma “trattasi di circostanze che, al di là della loro intrinseca gravità (configurando il maltrattamento di animali, come noto, un reato), offendono il sentimento di amore e rispetto per gli animali e i loro diritti proprio della maggioranza dei cittadini e producono un gravissimo pregiudizio all’immagine del nostro Paese; non vi è, infatti, chi non veda come il maltrattamento degli animali, anche di quelli allevati per essere destinati alla sperimentazione “in vivo” (fatto peraltro che contribuisce a peggiorare la situazione in quanto la pratica della vivisezione è fortemente censurata dall’opinione pubblica), sia tale da trasmettere un’immagine del tutto negativa del nostro Paese“.

Una buona impostazione giuridica, dal momento in cui la legge 189/04 rubrica i reati di maltrattamento, uccisione così come gli stessi combattimenti tra cani, secondo una impostazione cara ad una avanguardia zoofila da Regno d’Italia, per non dire (tanto per rimanere dalle parti della Lombardia di quei secoli) dell’ impero austro ungarico. Rimangono tutt’ora reati “contro il sentimento per gli animali”. Ad essere offeso, cioè, è l’uomo, non l’animale. Ed è proprio questo che in queste ore sta avvenendo in Italia. Servizi di telegiornali, articoli nei giornali di oggi, appelli e petizioni su facebook. Milioni di persone si sono offese nel vedere che nel nostro paese è ancora possibile importare povere scimmiette da sperimentare. Addirittura 900 tutte in una volta. Ma ci sarebbe ancor più da offendersi nel vedere l’interno della Harlan grazie ad una azione di ALF. Gli organi tecnici delle ASL preposti ai controlli, non avevano notato niente?

Eppure è ALF a mostrare la vivisezione, anzi, per quanto riferito dalla Brambilla, una sperimentazione che sarebbe fuori dalla legge. L’unica eventualmente punibile in base alla norma contro i maltrattamenti. Per il resto, se cioè eseguita nelle previsioni di legge, non si può far nulla. Ci sarebbero le inidonee condizioni, ovvero il ridicolo reato contravvenzione di cui al 727 che potrebbe valere anche per quelle condotte contemplate da una legge speciale (ovvero quella sulla sperimentazione animale), ma la Harlan del piccolo reato, come probabilmente di quello un poco più potente di maltrattamento (reato-delitto) non avrà, nel caso, grandi problemi a contrastarlo. Di sicuro, nel tavolo del NAS di Roma, forse dello stesso Comandante Generale, ci sarà un esposto di un ex Ministro che richiama i documenti filmati di chi, non autorizzato, è entrato alla Harlan per far vedere al mondo intero cosa succede nelle segrete stanze degli sperimentatori. Viceversa non c’è niente da fare. Occhio che non vede cuore che non duole.

Quello che manca, infatti, è la legge. La proposta c’è, sia in Consiglio lombardo che al Parlamento. Varrebbe solo per gli allevamenti di primati, cani e gatti, anche se, secondo un comunicato diffuso nei giorni scorsi dal Coordinamento Fermare Green Hill, dovrebbe vietare anche la vendita e non solo impedire l’allevamento. Intanto la Harlan è legittimata ad importare scimmie, topi transgenici e non (in Italia sono allevati e c’è pure un centro di sperimentazione), oncotopi e volendo (potrebbe farlo) cani e gatti. Anzi, i cani di Green Hill, come riferito da Repubblica, vanno in stallo da loro.

Impossibile poter parlare con la Harlan. Ci avevano provato il 24 gennaio gli attivisti di 100% animalisti così come, sempre lo scorso gennaio, l’inviata del Tg1 Roberta Badaloni (vedi articolo GeaPress). Al citofono, nei pressi dei capannoni a dire il vero un po’ inquietanti, aveva risposto una voce: “non c’è nessuno al momento” (!?). A parlare, forse, era un fantasma.

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