GEAPRESS – Più nulla, di loro, è dato sapere. Che fine faranno le scimmiette delle Harlan? Per Susanna Chiesa, Presidente dell’Associazione Freccia 45, potrebbero ora essere inviate in qualsiasi parte del mondo. In un laboratorio italiano come estero. Arrivate in Italia lo scorso 21 febbraio (vedi articolo GeaPress) di loro si è saputo grazie alla notizia captata e diffusa da Freccia 45. Sulle scimmiette si scatenò una notevole grancassa mediatica seguita, come spesso sappiamo fare nel nostro paese, da annunci di improbabili successi.

Mister Broken, il Presidente della Harlan che l’On.le Michela Vittoria Brambilla ha dichiarato di avere incontrato, non ha dato più notizie di sé. Nessuna nuova passeggiata in Italia e nulla anche sui buoni propositi relativi alla restante parte delle 900 scimmie in totale autorizzate per l’importazione in Italia nel 2012. Il 21 febbraio, infatti, erano state importate le prime 104 e sempre per voce dell’On.le Brambilla, si era saputo della promessa di Broken di non importare più la restante parte. Anche volendoci fidare viene però da chiedersi dove non arriveranno più? Alla Harlan di Correzzana? In tutti e tre i presidi Harlan in Italia? In tutti i laboratori Harlan del mondo? Di fatto, tranne le manifestazioni animaliste e le denunce di Freccia 45, passati ormai 48 giorni dall’arrivo in Italia delle scimmiette, su di loro nessuno è in grado di dare più alcuna notizia.

Diversamente da quanto successo in Israele dove la spedizione di 90 macachi verso gli stabulari dei laboratori statunitensi (vedi articolo GeaPress) è stata infine bloccata dalla Suprema Corte. Da quel paese, infatti, è vietato esportare animali provenienti dalla natura e buona parte delle scimmiette provenivano da un allevamento estero che in realtà si forniva in natura. In Italia, invece, ammesso che passi l’articolo 14 inserito nel disegno di legge della Comunitaria 2011, si potrà continuare a fare. Fatto salvo l’improbabile divieto di utilizzo, non potrà mai essere bandita l’importazione di animali a fini sperimentali nel suolo italiano. Scimmie (sia di cattura che di allevamento) così come cani e gatti, si potrà continuare ad importarli.

La Corte d’Israele che ha esaminato il caso delle scimmie di Mazor Farms (questo il nome dell’allevamento), è di fatto costituita da un collegio da alcuni giudicato innovativo. Uno dei tre Giudici, infatti, appartiene ad una minoranza religiosa, mentre un secondo è molto noto per le sue adesioni alle battaglie per i diritti civili. Quello che però è stato a monte giudicato è comunque un appiglio legale, ovvero il divieto di commerciare scimmie catturate in natura. In quel paese almeno c’è. Da noi invece impera il nulla.

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