GEAPRESS – Il Procuratore Aggiunto dott. Sandro Raimondi, che assieme al PM Cassiani sta seguendo le indagini che hanno portato al sequestro di Green Hill, deve ben conoscere la struttura di Montichiari. Raimondi, infatti, assieme alla dott.ssa Lara Ghirardi, era il titolare del procedimento penale giunto all’archiviazione nel marzo scorso (vedi articolo GeaPress). Un’archiviazione che aveva suscitato qualche perplessità visto che le buone condizioni dei cani venivano attestate dalla Polizia Municipale di Montichiari (oltre che dall’Istituto Zooprofilattico), ora a quanto pare non coinvolta nell’inchiesta.

Raimondi, però, aveva curato la parte relativa alla documentazione sequestrata a Green Hill nell’autunno 2011. Quella, per intenderci, relativa ai conteggi dei cani ed alle note polemiche sulla microchippatura. Documentazione il cui esame era stato riservato alla Guardie Zoofile dell’OIPA che intervennero allora in quella sede. Il materiale è ora attinente alla richiesta di commissariamento dell’ASL avanzata dall’Associazione Freccia 45. Lo stesso materiale che sarebbe stato fatto pervenire ora al PM. Di certo le stesse rilevanze di allora, nonostante l’archiviazione del vecchio procedimento, sono riapparse ora. Conteggio e microchippatura. A ben ricordarsi, però, nei fatti dei mesi scorsi rimasero aperte le ipotesi degli illeciti amministrativi che avrebbero potuto riguardare anche funzionari degli organi preposti al controllo. Ipotesi che, in determinate condizioni, potrebbero dare corso anche al Codice Penale.

Di certo in pochi credono che il grande spiegamento di forze di due giorni addietro possa essere giustificato solo con il reato di maltrattamento di animali. Il sequestro è di natura probatoria, ovvero finalizzato alla ricerca della prova. Ci sono ora le carcasse di cagnolini ancora da analizzare ed alcune di esse che parrebbero essere prive di microchip. Fatto che di per sé non significa necessariamente il riscontro di un illecito (il microchip può essere inoculato fino ad alcune settimane dalla nascita) ma che potrebbe assumere una luce diversa nel caso di mancata registrazione delle nascite. Veleni, questa volta interni a Green Hill, sfociati nei giorni scorsi con la diffusione di inquietanti registrazioni. Tutto stigmatizzato dall’azienda che ha più o meno ricollegato ai malumori di un ex dipendente.

Si inizierà a capire meglio nei prossimi giorni. Un segnale potrebbe essere quello di una eventuale richiesta di sequestro preventivo al posto di quello probatorio. Di certo, prima di allora, parlare di affidamento dei cani è quantomeno inopportuno. Anche nel caso del sequestro preventivo. Tali misure, infatti sottraggono il bene in maniera del tutto momentanea. Nel caso di dissequestro, cioè, tutti i cani devono tornare a Green Hill la cui proprietà sarebbe legittimata a far valere le proprie ragioni nei confronti degli affidatari inadempienti.

Invitiamo a stare tutti e tutte con i piedi per terra. Green Hill non è chiuso“, ha giustamente riferito nelle scorse ore il Coordinamento Fermare Green Hill. Ad ogni modo, fanno sapere dal Coordinamento, aspettiamo che il sequestro possa consentire l’affido. Purtroppo in Italia di strutture con animali poste sotto sequestro e rapidamente tornate a regolare attività ce ne sono molte. Così come ci sono ancora circhi che girano con animali “sequestrati” dentro i loro carrozzoni, dicono sempre dal Coordinamento. Per questo motivo la mossa della Procura di Brescia non è indicativa della chiusura del lager e deve solo essere uno stimolo per mantenere alta l’attenzione su chi in questo momento si trova a decidere il destino dei cani di Green Hill e su chi ha fatto tante promesse ma non le ha mai mantenute.

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