GEAPRESS – Che non sia facile schiodare Green Hill da Montichiari, si può capire anche dai dati che GeaPress riporta oggi nell’ultimo articolo dedicato alle vendite di cani nei primi nove mesi del 2011. Il blocco più forte, almeno per numero di acquisti.

In un anno, l’allevamento bresciano di Green Hill movimenta un numero complessivo di animali eguale se non superiore alla capienza dichiarata: 2.500. Già nei primi nove mesi 2011, infatti, si raggiunge una cifra prossima al limite stabilito. Tutti certificati come proprietà Marshall, ed inviati in mezza Europa. Dall’Ungheria, alla Spagna, dalla Danimarca alla Francia, fino ad Olanda, Belgio e Gran Bretagna. I nomi dei clienti messi assieme, determinano un fatturato da capogiro, tanto da potersi equivalere al bilancio di interi Stati. Colossi economici in buona parte acefali, senza più un capo. Consigli di amministrazione che devono imporre una politica utile per rimanere o imporsi tra i big del mercato mondiale del farmaco, delle biotecnologie, della ricerca agroalimentare, delle produzioni zootecniche. Tutti impegnati per la salute dell’uomo, della famiglia, del benessere e pace sociale. Un mondo di samaritani, verrebbe da dire. Un mondo di benefattori che però non può fare a meno di un aspetto: capitalizzare.

Ieri, a Montichiari, è stata protagonista un’altra realtà, fatta di persone di ogni tipo, che hanno manifestato per le vie della cittadina del bresciano contro Green Hill ma richiamando, più delle altre volte, il Sindaco Elena Zanola. E’ da lei, stante le indiscrezioni fatte circolare da OIPA, che dipenderebbe il ritiro dell’autorizzazione comunale, una volta appurato che Green Hill non ha adempiuto ad alcuni compiti di natura amministrativa.

Elena Zanola è diventata tanto famosa da potersi contendere la notorietà, come Sindaco di un piccolo centro, con Vittorio Sgarbi Sindaco di Salemi (TP). Solo che Sgarbi, piaccia oppure no, è anche altro. La Zanola, invece, è divenuta suo malgrado il simbolo dirottato di una cosa che sembra non quadrare. Potrebbe avere ragione lei, ma almeno lo dica. Ed invece si limita ad una letterina essenziale dove dice che l’ASL sta assumendo informazioni. Poi si vedrà. Speriamo, allora, che si faccia finalmente luce su un’altra diceria, a proposito di ASL, ovvero che la stessa avrebbe concesso a Green Hill l’accesso ai servizi telematici dell’anagrafe canina, per la loro compilazione. Una cosa, se fosse vera, da far destare lo stesso Ordine dei Medici Veterinari. Può, nel caso, una simile procedura risultare conforme se non alla legge, almeno alla logica?

Un documento riservato, che sta girando anche in ambiente Veterinario, attesta che dei 2143 cani ceduti da Green Hill a terzi, fino al trenta settembre di quest’anno, solo 831 risultavano correttamente registrati in base alle disposizioni di legge regionali. Tutti gli altri sarebbero stati annotati con un codice identificativo aziendale, ovvero non conforme, stante così le cose, alle disposizioni di legge. Eppure, già in data 05.04.2007, la Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia stabiliva che i cani di Green Hill dovessero essere identificati in modo conforme alla L.R. 16/06 (oggi L.R. 33/09) e che l’identificazione potesse avvenire anche a mezzo tatuaggio. Fatto, quest’ultimo, che sembrerebbe non essere stato adempiuto. Quali meccanismi, nel caso venisse confermato tutto ciò, sono stati messi in atto dall’Asl di Brescia? Può, inoltre, l’autorizzazione rilasciata a Green Hill dal precedente Sindaco di Montichiari, ed attuale Vicesindaco, sig. Gianantonio Rosa, affidare all’ASL, anzichè all’autorità comunale, la vidimazione dei registri relativi alla vendita e agli animali deceduti?

Ieri, la Zanola è apparsa con le maschere a lei ispirate. La Zanola era, in un certo senso, una presenza onnipresente del corteo. Già 12 pullman al raduno. Poi tante macchine. Chi dal Lazio, dalla Toscana e un pò da tutte le regioni del nord Italia. Iscritti ad Associazioni animaliste senza bandiera, come richiesto dagli organizzatori, semplici cittadini, gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill, e molti altri ancora. Quattromila persone, come minimo, forse di più. Ma che importa. Quando si è in tanti, e sempre di più, può scappare anche qualche fuoriluogo, come le contestazione da parte di alcuni partecipanti, all’ex Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla che ha dovuto partecipare in coda, anche se gli organizzatori hanno preso le distanze da quanto successo. Poi alcune bottiglie di plastica volate contro un gruppetto di manifestanti e il tentativo di una quindicina di giovani di forzare il cordone delle Forze dell’Ordine per raggiungere la famosa collina. L’obiettivo, ricordavano però gli organizzatori, era un altro. Questa volta, a Montichiari. Tutti compatti, fino al calare della nebbia ed il freddo pungente. Questa volta era a Montichiari che bisognava farsi sentire e per questo non è mancato qualche screzio con i residenti che però, più che ostili, sembravano ignari. Alcuni dicevano di non sapere di Green Hill, e il guaio era che sembravano sinceri, indifferenti. Meglio non dividersi, dunque. E poi loro, i cinque del tetto del capannone numero uno. Saliti clamorosamente a ricordare Green Hill con i suoi cani da vendere per inoculare, incannulare, sperimentare.

Oltre alla Brambilla, che aveva definito l’allevamento di Montichiari non in regola con le nostre coscienze, si era schierato a fianco degli organizzatori anche l’eurodeputato dell’IdV Andrea Zanoni, da sempre vicino alle tematiche animaliste.

Green Hill, dal canto suo, continua ad inviare. L’ha fatto fino a pochi giorni addietro. Destinazione: Francia. Cagnetti giovani. I vecchietti (per modo di dire) andati via quest’anno, sono nati nel 2005, ma ci sono anche animali di pochi mesi. Dopo gli sconvolgenti acquirenti “animalisti” stranieri, che si adoperano (nonostante Green Hill sia solo un allevamento …) per salvare i cani dalla vivisezione (vedi articolo GeaPress), i clienti insoliti anche di altri continenti (vedi articolo Geapress) ed i clienti Italiani (vedi articolo GeaPress), vi è pure la gemella inglese della Marshall. Nello Yorkshire dove l’amministrazione locale ha bocciato l’ampliamento (la pratica è finita in appello, presso l’organismo del Governo centrale) sono arrivati quest’anno trentasei cani. Sono qui i vecchietti (per modo di dire) di Green Hill. Non tutti, comunque. Ci sono i nati del 2009 e del 2010, ma alcuni sono del 2005. Si tratta di femmine, probabili fattrici che potrebbero corrispondere ai progetti di ampliamento dell’allevamento Marshall dello East Yorkshire (B & K Universal Ltd) che ora acquista (?) dall’allevamento Marshall di Montichiari, ovvero Green Hill.

Il resto dei clienti di Green Hill, solo in parte già noti, rappresentano una monotona elencazione dei principali gruppi farmaceutici mondiali con sede in Europa. Sono tutti dell’Europa occidentale con la sola esclusione della LAB Research Szabadsagpuszta, sede ungherese di più grande multinazionale. Sessantotto cani in quattro spediazioni comprese tra maggio, giugno ed agosto di quest’anno. Niente, se confrontati ai duecentocinquatotto finiti in Svizzera, per la Novartis. Tra questi, ve ne sono alcuni nati nel marzo 2011 e venduti il 24 maggio. Quello stesso giorno ne furono venduti altri 32 alla francese C.I.T. di Évreux, ad un centinaio di chilometri da Parigi. Erano nati nel 2010, ma meno di due mesi addietro, sempre la C.I.T. ne ha acquistati altri 37 nati nel marzo di quest’anno. Ancor più vicino a Parigi, sono poi finiti dieci cani: Cavance Laboratory di Porcheville.

E’ proprio la Francia il paese con maggiori clienti di Green Hill. Dodici cani, nel gennaio di quest’anno all’Intervet Pharma di Feneu. A Rennes sono poi finiti undici cani, in tre diverse acquisizioni, per la Biotral. Venti cagnetti per l’Institut de Recherche Pierre Fabre, a Castres. Altri ventinove hanno raggiunto Fontenilles per l’Avogadro farmaceutici. Venti cagnetti, poi, per la Cephalon CDC di Alfort, mentre 38 in due differenti spedizioni dovrebbero essere giunti nella città di Baugy per la Cerbs. 42 i cani per la Ricerca Biosciences SAS e 52 per la Biosciences SAS entrambe con sede a l’Arbresles. Nove a Montpellier per la Sanofi Aventis. Ancora in Francia ma con cuore pulsante in Germania, i cinquantadue cani di Bayer Crop Science a Sophia Antipolis, il parco tecnologico tra Nizza e Cannes, a due passi dal confine italiano. La Bayer Crop Science, altro non è che il settore agrochimico della Bayer che anni addietro inglobò l’Aventis Crop Science. Qualche problemino con le api che sembrano non gradire un suo prodotto, ma niente rispetto alle note polemiche che in oltre un secolo di vita ha dovuto subire la Bayer, ad iniziare dall’eroina. Fu la sua prima specialità, in sciroppi, pillole e finanche caramelle. Seguirà l’aspirina, le accuse conseguenti ai disastri tedeschi che portarono alla seconda guerra mondiale ed altro ancora.

Ma la Bayer è la Bayer, tedesca di Germania, dove tra il gennaio ed il settembre di quest’anno sono arrivati centoquindici cani di Green Hill. Dieci nella sede di Wuppertal e centocinque per quella di Monaco. Qui sono stati acquistati, già nei primi giorni del maggio scorso, cagnetti che Green Hill ha registrato come nati appena pochi giorni prima. Forse un errore, visto che il cucciolino neonato peserebbe sette chili. Non si sa perchè ma proprio le spedizioni tedesche sarebbero le più complete in termini di microchippatura. Non parrebbe potersi dire la stessa cosa per i cagnetti diretti in altri Stati, a parte, forse, l’Ungheria. Strani via vai, quelli dei commercianti. Dall’Ungheria importiamo cuccioli che devono soddisfare le nostre carenze affettive (per poi magari crepare di gastroenterite o cimurro dopo pochi giorni) e ne esportiamo altri per soddisfare esigenze di protocolli clinici e chissà cos’altro.

Dopo la Bayer, anche altre multinazionali della ricerca farmaceutica e biotecnologica in Germania acquistano da Green Hill. A Barsbüttel, a pochi chilometri da Amburgo, c’è Nycomed GmbH: 120 cagnetti in tre spedizioni. 128, invece, per la Boehringer Ingelheim, multinazionale tedesca con il suo quartier generale vicino Francoforte, ad Ingelheim, appunto. In ultimo, 18 cani per la sede vicino Mannheim dell’americana Abbott.

Non poteva mancare l’oltremanica, con l’inglese Sequani (48 cani), l’americana Aptuit piazzata ad Edimburgo (76 cani), mentre con natali di nuovo inglesi ma interessi in tutto il mondo è Huntingdon Life Science (40 cani). Ritornando nei pressi di Edimburgo ci sono i Charles River Laboratories con ben 151 cani acquistati da Green Hill. Sembrano tanti, ma c’è ancora chi, nello stesso periodo, batte il record. 197 cani per la Janssen Pharmaceutica, in Belgio. Salendo di latitudine c’è poi la Notox B.V. (89 cani) in Olanda, e la LAB Research A/S in Danimarca (27 cani). Un pò isolata la Spagna, ma pur sempre ad un tiro di schioppo, o quasi, da Montichiari. L’Università autonoma di Barcellona ha il suo Servei de Granges i Camps Experimentals. Quattro maschietti sono stati acquistati quando avevano dieci mesi.

Montichiari è, dunque, al centro di un cerchio i cui raggi rappresentano le vie di comunicazione con i suoi clienti. Un centro imperfetto, che guarda al cuore dell’Europa, innestandosi con gli interessi che controllano l’economia mondiale. Soldi a parte, indubbiamente da un lato della barricata c’è chi considera il cane come un perfetto prodotto, esente da malattie e difetti genetici, da inviare ai propri clienti. Probabilmente sanno fare bene il loro lavoro e riuscire a dimostrare il maltrattamento, è strada ardua. Questo, ovviamente, per le condotte previste e punite dalla legge, la quale, tra l’altro, non pregiudicherebbe granchè, anche nel caso di condanna, l’attività di Green Hill. Un mondo ovattato, fatto di luoghi più sterili possibili, ovvero di nulli contatti con l’ambiente esterno. Ve lo immaginate un’ondata di cimurro in quell’allevamento? Bloccherebbe all’istante una macchina milionaria che produce a ritmi continui cagnetti perfetti. Dall’altro lato della barricata ci sono poi le persone che con diversi pensieri, di politica animalista e non solo, vedono nel cane di Green Hill l’obbligo di un aiuto. E’ un richiamo irresistibile, umano. Sono i lati del nostro carattere che ad alcuni conviene stigmatizzare come emotivi e per questo irrazionali, ovvero a due passi dalla pazzia. Chi li definisce in tal maniera, appartiene in genere a quella categoria di persone alle quali non conviene cambiare l’ordine delle cose, ed è questo il muro radicato nel tempo, più difficile da abbattere. Bisogna non stancarsi e, soprattutto, evitare di dividersi.

Sembrerà incredibile, ma solo sul finire degli anni sessanta del secolo scorso, l’eroina venne messa definitivamente al bando in tutti i paesi europei, quando cioè già il clan dei marsigliesi era in piena attività con le sue raffinerie illegali. Eroina, in tedesco, significa “eroico”. Non provoca dipendenza, propugnava chi la vendeva, e risolveva tutti i mali dell’uomo. Solo in pochi cercavano di far emergere quanto poi divenne drammatica realtà. 

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