green hill
GEAPRESS – È stata emessa poco dopo le 9 di stamattina la sentenza del Tribunale di Brescia nel cosiddetto processo Green Hill. Ne da comunicazione il Corpo Forestale dello Stato che ha tenuto, in un suo comunicato, a mettere in evidenza il frutto delle scrupolose indagini eseguite su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia.

La condanna di primo grado è per il veterinario ed il gestore dell’allevamento. I reati contestati erano quelli di uccisione e maltrattamento di animali. La pena è di un anno e sei mesi di reclusione. Per il direttore dell’allevamento è stata comminata la pena di un anno, con risarcimento delle spese.  Pene comunque più leggere rispetto a quelle richieste dal Pubblico Ministero.

Si ricorda che per i reati di maltrattamento ed uccisione di animali, la pena prevista di “reclusione” non significa “prigione” come già si sta iniziando a commentare nei commenti che numerosi stanno affluendo sul web.

È stato invece assolto il co-gestore.

La sentenza, secondo quanto reso noto dal Corpo Forestale dello Stato, ha stabilito la sospensione delle attività per due anni, per i condannati, e la confisca dei cani che erano stati sequestrati nel 2012 dalla stessa Forestale su delega del Pubblico Ministero Ambrogio Cassiani della Procura della Repubblica e affidati alle famiglie adottive.

Ad occuparsi delle indagini era stata la Digos della Questura di Brescia ed il Corpo Forestale dello Stato. L’iter giudiziario era invece scaturito grazie ad un esposto formulato dal Legale di Legambiente David Zanforlini. La Forestale, in particolare, aveva seguito una intensa attività d’indagine anche di informatica forense. Ad intervenire era stato il Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) e il Comando Provinciale di Brescia del Corpo forestale dello Stato, coordinati dal suddetto Pubblico Ministero.

Dalla vicenda, sottolinea la Forestale, è emerso come la legalità e il rispetto del benessere animale siano principi vincolanti, per legge, anche in settori come la sperimentazione e che questi reati vadano interpretati in relazione al mancato rispetto dell’etologia dell’animale.

Da ricordare come un altro procedimento era stato tentato alcuni anni prima sempre presso la stessa Procura di Brescia che si era avvalsa di alcuni ausiliari di PG tra cui due Guardie volontarie dell’OIPA. Tra queste, Antonio Colonna, poi divenuto esperto dell’Eital.

Il tutto dovrà ora rivalutarsi alla luce del probabile ricorso in appello.

Tra le prime associazioni che hanno commentato la sentenza, vi è stata Legambiente che ha parlato di “una storica vittoria frutto del nostro esposto fatto tre anni fa contro l’allevamento di beagle di Montichiari”.

Accogliamo con grande gioia la sentenza di condanna, emessa oggi dalla prima sezione penale del tribunale di Brescia, nei confronti dei responsabili dell’allevamento di Green Hill di Montichiari“. Così ha riferito Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente che ricorda, come proprio a seguito di un  esposto di Legambiente è seguito il sequestro ordinato dalla Procura della Repubblica di Brescia. “Un risultato, quello arrivato oggi – ha aggiunto Rossella Muroni – che rappresenta una storica vittoria ed un prezioso riconoscimento per tutti coloro che si sono impegnati per salvare i cani, per chiedere la definitiva chiusura della struttura“.

Di “sentenza storica” riferisce anche l’ENPA. La  presidente nazionale Carla Rocchi vuole ora dedicare la data del 23 gennaio alla “Giornata della Memoria dell’animalismo”. La stessa Rocchi, presente oggi in Aula, ha aggiunto come “con la sentenza di oggi, si chiude la triste stagione degli allevamenti dei beagle da laboratorio“. Il riferimento, così come ripreso dallo stesso Corpo Forestale dello Stato, è al decreto legislativo da poco approvato che sancisce il divieto di riapertura delle strutture vietando l’allevamento di cani, gatti e primati destinati ad esperimenti, nelle quali rientra Green Hill.

Come la stessa Forestale, l’ENPA parla di sentenza importantissima perché afferma in modo inequivocabile “che nessun essere vivente può essere costretto in condizioni di sofferenza e di deprivazione, tanto più se ciò avviene come conseguenza di un impiego per attività umane“.

Per tale motivo l’ENPA, che nel processo Green Hill si è costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Valentina Stefutti e che ha dato un contributo importante affinché gli oltre 2.600 beagle liberati dalla struttura trovassero una famiglia, auspica che questo pronunciamento possa rappresentare il primo tassello per superare tutte quelle situazioni di inaccettabile sfruttamento che gli esseri senzienti non umani sono costretti a subire in nome del profitto.

Da ricordare, inoltre, le decine di migliaia di persone che in più occasioni hanno sfilato negli anni a Montichiari sotto la spinta del Coordinamento Fermare Green Hill, il primo ad avere costituito un fronte di lotta per la chiusura dello stabilimento di Montichiari. Una protesta maturata negli anni  con l’adesione di molte associazioni culminata il 28 aprile 2012. In quella occasione, migliaia di persone accalcate ai cancelli di Green Hill, consentirono di fatto ad alcuni attivisti di entrare all’interno dell’azienda e liberare alcuni beagle. Una protesta corale e spontanea, come dimostrato dall’ingenuità di alcune persone che se ne andarono felici in strada con i beagle liberati. Per quei fatti alcuni di loro sono ora rinviati a giudizio.

Proprio dalle indagini difensive di una militante emiliana che aveva affidato la sua difesa  all’Avvocato di Legambiente David Zanforlini, partirono le indagini della Procura della Repubblica di Brescia che, nel luglio 2012, sfociarono nel sequestro della struttura. Ne seguì una tribolata vicenda di ricorsi e controricorsi, tra Tribunale del Riesame e Corte di Cassazione. Dall’esposto di Legambiente, la condanna di oggi che rappresenta sicuramente una vittoria storica per tutto il movimento animalista.

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