GEAPRESS – Tra i clienti di Green Hill ci sarebbero associazioni o comunque enti di protezione animale. Tutti sarebbero registrati come “compratori” dall’azienda di Montichiari (BS). Alcuni di questi insoliti clienti non fanno mistero di avere ricevuto cani da recuperare. In buona parte, però, dicono di avere ricevuto animali già utilizzati negli esperimenti, cosa che invece a Green Hill non dovrebbe avvenire, trattandosi di un allevamento. Ovviamente nessuna delle associazioni specifica il luogo di provenienza.

Si tratta, comunque, di strutture straniere. Tedesche e francesi, almeno nell’ultimo anno.

L’uso di animali da riabilitare una volta utilizzati negli esperimenti, è presente anche in Italia. Animali che in alcuni casi compaiono accanto a richieste di raccolta fondi. Sull’effettiva utilità di tali metodi ci sarebbe molto da discutere. L’animale-numero, quando diventa improduttivo deve essere smaltito. Molto meglio donarlo (si spera) ad una associazione di protezione degli animali che in tal maniera potrebbe, però, risultare funzionale con una esigenza che interessa lo stesso produttore di animali.

Ma nel caso di Green Hill la questione è diversa. Green Hill non fa vivisezione. Green Hill alleva cani. Cosa ci fanno i suoi “prodotti” venduti alle tedesche Tiere in Not e Laborbeagle Team? Entrambe sono strutture che si adoperano per l’adozione di cani e che non fanno mistero, anzi mettono in evidenza, il possesso di animali recuperati dai laboratori di sperimentazione. E che dire delle francesi SPA (società per la protezione degli animali) 89 e l’Arche de Noe? Se la prima si presenta come rifugio e non esplicita direttamente l’esigenza di adottare beagle post esperimenti, la seconda, che oltre ad essere rifugio è anche pensione per cani, mette in evidenza lo scopo.

La missione di quest’ultima associazione, che ha sede a Bellegarde, è quella dichiarata di amare e sostenere gli amici a quattro zampe. Accoglie soprattutto cani e gatti, poi anche quelli che il padrone non può mantenere momentaneamente ed anche i prelevati dalla strada per conto dei Comuni del circondario. Mette, poi, in mostra alcuni beagle ed un volantino dove aderisce alla campagna di altra associazione denominata Groupement de Réflexion et d’Action pour l’Animal, che dichiara adoperarsi per l’adozione di animali maltrattati e provenienti da esperimenti. Per questo scopo opera tramite una rete di rifugi. Un volantino-attestato appare nel sito web del rifugio di Bellegarde. Si attesta che partecipa alla riabilitazione degli animali vissuti nei laboratori in accordo con quanto stabilito dalla Direttiva europea sulla protezione degli animali da laboratorio.

Stesso circuito di altro rifugio con sede ad Arthaz ed anch’esso conosciuto da Green Hill. Quest’ultimo rifugio, però, mette a disposizione un documento ove dichiara che in collaborazione con quello di Bellegarde, possiede cani che non sono rientrati in protocolli sperimentali. Solo da allevamenti, quando non servono più. Green Hill, però, considera gli stranieri animalisti come compratori di cani.

Ma quanti cani sono arrivati alla “protezione animale” straniera? Dall’inizio dell’anno, 70 in Germania di cui circa un terzo parrebbe senza registrazione di microchip. In Francia ne sono invece arrivati 42 ma i microchip sarebbero appena otto. Giorni addietro l’OIPA aveva diramato un comunicato ove dichiarava che solo una parte degli animali dell’allevamento di Montichiari era fornito di chip. In tutti i casi si tratta di cani, sia maschi che femmine, nati tra il 2007 ed il 2010. Anche giovani, dunque. Perchè Green Hill li ha venduti alla protezione animale? A cosa sono, o non sono, serviti?

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