GEAPRESS – Sarebbero una decina le posizioni al vaglio degli inquirenti e relative all’attività di alcuni attivisti animalisti coinvolti sabato scorso nella liberazione dei cani di Green Hill. Allo studio degli inquirenti potrebbe esserci una ricca documentazione video e fotografica che mostrerebbe scene forse un po’ troppo ingenuamente messe a disposizione di telecamere e macchine fotografiche.

Si tratterebbe di persone nuove rispetto ai tredici fermati della Forze di Polizia. Dodici di questi vennero poi arrestati e rimessi in libertà lunedì sera dopo la convalida dell’arresto, mentre una ragazza minorenne venne rilasciata poche ore dopo il fermo. Il reato più grave è sempre quello di rapina che, ricordiamo, non comporta il semplice impossessamento (furto) ma anche che questo avvenga con il mezzo della violenza alla persona o minaccia.

I cani, piaccia oppure no, hanno un proprietario, ovvero il noto allevamento di Green Hill. Il loro prelievo, a quanto pare documentato fin dentro l’area privata dell’allevamento, comporta automaticamente la contestazione del reato in quanto procedibile d’ufficio. Questo anche nella quasi totalità delle ipotesi di furto. Non occorre cioè la denuncia di Green Hill che, stante indiscrezioni circolate, potrebbe ancora non avere formalizzato l’atto. Nessuna indiscrezione, invece, sull’ipotesi della premeditazione e, fatto ancor più grave, sul coinvolgimento in questo di più persone. Del resto, già negli stessi comunicati diffusi nei giorni scorsi dalla Questura di Brescia appare abbastanza scontata l’ingenuità mostrata da alcuni manifestanti. Difficilmente, infatti, una persona consapevole di essersi impossessata del frutto di una rapina se ne andrebbe con il beagle liberato tra le case di Montichiari. Potrebbe giustificarsi affermando di averlo trovato in strada, ma la cosa diventa più difficile da dimostrare per chi filmato all’interno dell’allevamento con il cane tra le mani o in strada mentre tenta di nasconderlo.

Una brutta storia che, in casa animalista, sta facendo nascere discussioni sul ruolo avuto dalle Forze dell’Ordine. Forse si poteva impedire l’irruzione anche se la Questura ha comunicato del tentativo riuscito da parte di alcuni manifestanti di aggirare lo schieramento posto a difesa di Green Hill e dell’uso di tronchesse atte a rompere le recinzioni. Se però vi è stato dell’altro, viene da chiedersi se effettivamente si è trattato solo di una partecipazione al dramma dei cani o di qualcosa che potrebbe incidere sul futuro assetto della protesta animalista in Italia.

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