GEAPRESS – Dai carteggi posti sottosequestro nell’allevamento di cani beagle di Green Hill, potrebbero evidenziarsi casi di cuccioli morti per soffocamento. La causa sarebbe da ricercare nella segatura inidonea ed a quanto pare rinvenuta nell’esofago e nello stomaco dei cagnolini. Segatura utilizzata come lettiera. Apparsa anche l’ipotesi di eventi eutanasici eseguiti a seguito di semplici dermatiti e disturbi comportamentali. Come se ciò non bastasse negli atti esaminati dal Tribunale del Riesame che nei giorni scorsi ha rigettato la richiesta di dissequestro dei cani avanzata dai legali di Green Hill, compare pure un appunto definito “inquietante”. Una nota scritta a mano: “Denti-orecchie-unghie delle femmine sono finiti – manca orecchie dei maschi – ho fatto anche il vaccino che mancava di diario – i trattamenti li ho già inseriti al computer“. Un appunto, secondo il Giudice Anna Di Martino, che potrebbe rimandare ad attività di sperimentazione non consentita nell’allevamento.

Dalle prime deposizioni dei dipendenti (ventitré in tutto, ivi compresi i tre amministrativi) apparirebbero inoltre difformità sia sulle tecniche di sgambettamento che sulla segatura ora incriminata. In particolare, uno dei dipendenti avrebbe riferito di segatura di maggiore dimensione per evitare che i cuccioli potessero mangiarla, mentre il tecnico della sala parto avrebbe riportato di segatura cambiata da sei mesi. Ancora più evidenti le divergenze sull’ipotesi si sgambettamento dei cani. C’è chi parla di movimenti fuori dai box e di assenza di movimenti all’interno dei capannoni. Un altro dipendente, invece, riferisce di avere fatto camminare i cani due volte al giorno. C’è poi chi riporta di ipotesi di decessi per infezioni conseguenti all’irruzione dei manifestanti del 28 aprile scorso.

Di certo le prime rilevanze investigative parrebbero confermare quanto descritto dai consulenti nel corso delle indagini difensive. Ricordiamo, infatti, che la riapertura delle indagini contro Green Hill, chiesta dal PM Cassiani è conseguente all’esposto formulato da Legambiente e LAV. In modo particolare il tutto nasce dalle indagini svolte dall’Avvocato David Zanforlini che difende una persona arrestata lo scorso 28 aprile: in quella occasione numerosi animalisti irruppero nell’allevamento, riuscendo a portare via alcuni cani. L’Avvocato Zanforlini è anche consulente di Legambiente e nel corso delle indagini difensive ebbe modo di sottolineare alcune presunte violazioni proprio in tema di detenzione dei cani. Tra queste anche cani detenuti da soli, in locali senza finestre e con scarsa illuminazione. Solo qualche strisciolina di luce che trapelava dai pannelli in policarbonato. Evidente, sempre secondo le ipotesi a supporto dell’accusa, la privazione della socializzazione, fatto questo molto importante proprio per le caratteristiche etologiche del beagle. Cani, in particolare, che non sarebbero stati mai fatti uscire all’aperto, tanto da potersi supporre una compromissione del potenziale sensoriale olfattivo.

In particolare, il consulente delle difesa dott. Tettamanti, ha evidenziato il mancato moto per i cani, oltre alla temperatura dei capannoni definita inidonea ed il rumore eccessivo. Ipotesi che parrebbero essere in violazione del ddl 116 relativo proprio al benessere degli animali da destinare alla sperimentazione animale. Fuori dalle ipotesi di legge, dunque. Quanto basta, cioè, per fare cadere la richiesta dei legali di Green Hill di inapplicabilità del reato di maltrattamento.

Dopo i sopralluoghi ispettivi, che si sono avvalsi anche della consulenza del Medico Veterinario Enrico Moriconi, sarebbero altresì emersi nei cani atteggiamenti espressivi di ansia, quali andirivieni compulsivo, giri in tondo e rincorse per la coda. Gli eventi riportati a supporto dell’ipotesi di maltrattamento riguarderebbero anche i cani una volta controllati in funzione dell’affido post sequestro. In particolare, i Medici Veterinari Moriconi e Buffoli, avrebbero riferito di 19 beagle rinvenuti in stato catatonico, degressione sensoria e sindrome depressiva. In taluni casi alopecia alle orecchie ed alla testa. Poi i tre cuccioli ricoverati a seguito di dissenteria, disidratazione e depressione sensoria. Uno dei cuccioli è poi morto fatto questo che avrebbe portato alla denuncia da parte di Legambiente e LAV del Veterinario responsabile dell’allevamento. Due esposti, in particolare, fatti dopo il sequestro dell’allevamento ed aventi ad oggetto proprio le condizioni di salute riscontrate nei cani disposti per l’affido. I custodi giudiziari, nominati dalla Procura, sono il Sindaco di Montichiari, l’ASL, l’azienda Green Hill e, per l’appunto, il Veterinario in questione.

L’ipotesi accusatoria si basa dunque sul reato di maltrattamento ex art. 544/ter del Codice Penale. In particolare si tratterebbe della rilevanza criminosa sui “comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche”. Condotta messa in atto “senza necessità”, fatto questo imprescindibile per le ipotesi di dolo che reggono, da sole, il 544/ter. Non una negligenza (colpa), ma dolo, ovvero volontà nel compimento. Una accusa pesante che, come riferito agli atti del Tribunale di Brescia, potrebbe prefigurare “uno scenario di programmata gestione degli animali, suscettivo di sofferenze psico-fisiche, con alta probabilità indotta da ragioni di risparmio dei costi”. A tale supporto anche la rilevanza del numero dei cani (2300) rispetto ai soli 23 dipendenti, tre dei quali amministrativi.

Tutte ipotesi accusatorie, per le quali Green Hill dovrà tentare di dimostrare la sua innocenza, ma che hanno portato ad incolpare provvisoriamente il legale rappresentante di Green Hill, il direttore dell’allevamento ed il Veterinario dello stesso “perché in concorso tra loro e con più azioni consecutive di medesimo disegno criminoso, senza necessità se non quella di preparare gli animali per scopi di vivisezione nell’ambito della ricerca cosmetica, sottoponevano migliaia di cani di razza beagle, a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche”.

Piccolo particolare. Dai libri contabili risulterebbe che l’unico acquirente sia la Marshall – Bioresurces la quale, però, annovera tra i suoi clienti anche una nota ditta italiana di cosmetici.

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