GEAPRESS – Sono un migliaio gli scimpanzé detenuti negli Stati Uniti per la sperimentazione biomedica. Di questi, però, una percentuale più bassa, circa il 20%, è attualmente utilizzato. Molti di loro discendono da 65 animali che nel 1950 furono importati dalle Forze Armate americane.

Due degli otto centri governativi che fanno tutt’ora uso di primati, continuano ad utilizzare scimpanzé. In aggiunta a questi, vi sono poi altri soggetti, tra cui una Università del Texas, quella della Louisiana e l’Abbott farmaceutici. Quest’ultima li utilizza per le ricerche sulle malattie del fegato, ed in modo particolare per l’epatite C. L’Abbott, molto probabilmente, potrà continuare ad utilizzarli, nonostante il freno che parrebbe profilarsi dopo che una Commissione tecnica voluta dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (ovvero come il nostro Ministero della Salute) si è recentemente espressa in maniera tale da far esultare gli animalisti americani.

Il “Ministero” statunitense, in effetti, ha voluto vedere chiaro su un particolare aspetto della ricerca e per questo ha incaricato una sua Agenzia, rappresentata dai National Institutes of Health (Istituti Nazionali di Sanità). L’intervento che potrebbe contribuire a salvare una parte dei futuri scimpanzé da … esperimento (quelli tutt’ora utilizzati dovranno invece completare il percorso di dolore), ha riguardato, in realtà, il meccanismo di finanziamento federale. In pratica, prima d’ora, erano gli stessi soggetti interessati che, per giustificare la ricerca, stabilivano le regole. Con l’intervento dell’apposita Commissione, vi sarà invece un criterio generale che dovrebbe costituire una barriera più decisa. Niente bando totale, comunque.

Quattro i punti importanti stabiliti dalla Commissione. Lo scimpanzé è molto simile all’uomo e tale aspetto, già abbastanza noto, viene per la prima volta messo in evidenza come freno per l’utilizzo della grande scimmia e non, cioè, in favore di un “modello” ideale. La ricerca biomedica potrà continuare, ma a condizioni severe, ovvero più selettive. Potranno ancora essere utilizzati, ma in mancanza di un “modello” alternativo. Si potrà ancora ricorrere agli scimpanzé, ma solo nel caso non fosse possibile ostacolare le malattie o comunque proteggere la salute dell’uomo. In definitiva, la vera novità è che vi sarà un criterio valido per tutti. Regole, comunque, sicuramente più rigide. Regole che derivano anche dalla evidenziata inutilità dei risulti finora ottenuti per sconfiggere numerose rilevanti malattie. Per il resto, tanto è certa la possibilità che gli animali continueranno ad essere detenuti, che lo stesso Report sottolinea l’esigenza di luoghi idonei.

Inoltre, in alternativa agli scimpanzé, potrebbero esserci diversi modelli  vivi, compresi quelli di altri animali.

Una prima malattia ha già superato lo sbarramento della nuova regola. Trattasi dell’epatite C, tutt’ora priva di vaccino. L’Abbott, dunque, potrà stare tranquilla anche se la riduzione si prospetta significativa. Dei 110 progetti finanziati dal Governo federale con uso di scimpanzé, 44 riguardano l’epatite C e solo tre dovrebbero essere confermati. Sicuramente una svolta epocale per un paese che si contende con il Gabon, l’uso di scimpanzé da vivisezionare. Vi saranno, però, anche gli studi comportamentali e quelli ove è richiesto il prelievo di sangue. Nessun problema. Gli animali non dovranno essere forzati e comunque, nel caso dei prelievi, saranno addestrati. Come al circo.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati