GEAPRESS – Dalle Isole Mauritius, dalle Filippine ma anche specie americane, come il Tamarino. In buona parte sono comunque i famosi macachi, come quelli arrivati alla Harlan di Correzzana (MB) con le promesse finora mancate del suo Presidente (vedi articolo GeaPress).

Mister Broken, questo il nome del Presidente del quale ci piacerebbe avere notizie, non si è fatto più vedere, ma sotto i cancelli della Harlan ancora ieri si sono radunate centinaia di persone aderenti a tante Associazioni. Da FRECCIA 45, che ha promosso l’iniziativa, all’ ENPA, alla LEAL, Io non ho paura, Gruppo Vita Animale Milano, Coordinamento Fermare Green Hill, Movimento Antispecista, Ufficio Garante Diritti Animali, Diamoci La Zampa, LAV Milano, Gaia Animali e Ambiente, Gruppo Spillo ed altre ancora. Poi i giornali e le TV. Dalla RAI al Tg5, alla troupe di Striscia La Notizia. Poi anche l’interessamento di alcuni Consiglieri della Regione Lombardia che si sono impegnati nel chiedere, nei prossimi giorni, la verifica di eventuali irregolarità presso la Harlan.

Tutti a dire no alla sperimentazione animale in uno dei luoghi diventato simbolo, assieme a Green Hill di Montichiari (BS), della lotta antivivisezionista italiana grazie anche alla notizia diffusa poche settimane addietro dall’Associazione Freccia 45: arrivi di scimmie dalla Cina a Correzzana, via Fiumicino.(vedi articolo GeaPress). Poi l’altra denuncia, sempre di Freccia 45. Per l’Italia sono pronti altri invii di scimmiette (vedi articolo GeaPress).

Per ora hanno fermato tutto, hanno timore delle proteste“. Così aveva riferito Susanna Chiesa Presidente di Freccia 45, molto ben informata sui traffici messi in atto dalle ditte che li usano per la sperimentazione animale in Italia. Ieri, nel corso della manifestazione, hanno iniziato a girare alcuni nomi dei luoghi dove vengono poi utilizzate. Non possiamo confermalo ma il sospetto è che tra questi possa esserci qualcuno che per ora ha deciso di sospendere l’invio degli animali. Nomi noti, sicuramente nei procedimenti autorizzatori del Ministero della Salute e che, con molta difficoltà, riescono in qualche maniera ad essere diffusi. Negli ultimi anni, ad esempio, si sono evidenziate alcune Università. C’è quella di Parma, di Ferrara, di Modena e la Sapienza di Roma. Poi L’Istituto di Ricerche di Biologia Molecolare a Pomezia (RM), l’Istituto Superiore di Sanità, il CNR e l’INMM di Roma. Altri centri, invece, sono presenti in Piemonte, Lombardia, Veneto. La Maxer di Colleretto Giocosa (TO), la Nerviano Medical Science di Milano, il Corit di Padova.

Studi sui tumori, xenotrapianti, epatite virale ed altro ancora. Non solo scimmie, ma in molti casi anche cani, ratti e topi. Sia di allevamento che non. Anzi la presenza di animali di cattura è specificatamente richiesta. Fatto questo che spiegherebbe uno dei tanti inchini che la Direttiva europea dell’otto settembre 2010 ha fatto alla lobby degli sperimentatori. Tra i disgraziati “modelli” animali possono esserci, infatti, anche i primati rubati alla vita libera ed in generale specie protette perché rare. Un buon punto di partenza (sic!) dichiarò la lobby animalista al Parlamento Europeo (vedi articolo GeaPress), sebbene riferendosi ad una valutazione generale della Direttiva. Un Parlamento europeo in mano a colonnelli e soldatini, riferì invece l’On.le Sonia Alfano in una intervista a GeaPress (vedi articolo GeaPress).

Un (non) buon punto partenza ed ancor di più di destinazione, è senz’altro quello che è stato riservato ad un gruppo di giovani macachi sperimentati in Lombardia. L’uso di animali provenienti dalla vita selvatica è addirittura necessario. In generale, riferiscono alcuni ricercatori del Nerviano Medical Center, la maggior parte degli esperimenti sono condotti su animali di allevamento. In casi particolari, però, può essere necessario l’uso di animali di cattura.

Dunque nel caso di approvazione dell’art. 14 del disegno di legge sulla legge comunitaria (ovvero il cosiddetto emendamento Brambilla) per questi animali nulla ci sarebbe da fare, dal momento in cui sarebbero vietati gli allevamenti in Italia di cani, gatti e scimmie. Scimmie che comunque già ora in Italia non vengono allevate. Estremamente improbabile, poi, che si arrivi al divieto di poterle usare.

Esperimenti non solo con scimmie e non solo con i più comuni ratti e topi (oncotopo compreso). A Padova, ad esempio, spiccano gli studi sugli xenotrapianti che vedono protagonisti scimmie e cani, ma anche i trapianti di organi provenienti da maiali geneticamente modificati innestati nelle scimmie. All’Istituto di Ricerche biomolecolari di Pomezia, inoltre, vi sono i Tamarini di origine americana. Sono utilizzati nella ricerca sull’epatite virale. A Colleretto Giocosa, in provincia di Torino, è già noto da tempo l’uso sia di cani che di primati. In Italia c’è di tutto, studi sul Parkinson, analisi tumorali, marcatori genetici e tanto altro ancora.

Giova appena ricordare che per tutti questi esperimenti, basandosi su scimmie non allevate in Italia, è probabile che nulla potrà essere impedito. E’ tutto previsto nella Direttiva europea del settembre 2010. La legge italiana (ovvero il recepimento della precedente disposizione europea) è del 1996. Continuando di questo passo se ne riparlerà tra una ventina di anni.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTO: