sperimentazione animale
GEAPRESS – La presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, ha scritto all’ambasciatore francese per protestare contro il programma didattico “Scienze della Vita”, previsto nelle scuole medie e nei licei. In questo programma, stante quanto comunicato dall’ENPA, sarebbe previsto  che gli studenti francesi effettuano dissezioni sui corpi di animali uccisi a tale scopo.

E’ opportuno ricordare – ha riferito la presidente dell’ENPA – che esistono numerosi sussidi didattici che garantiscono una eccellente formazione tecnico-scientifica e che permettono al contempo non solo di evitare la morte di numerosissimi esseri viventi, ma di contrastare un metodo di insegnamento pedissequo e scarsamente etico per il quale la vita animale esisterebbe in funzione dell’utilità che gli uomini possono trarre da esso. Tutto questo in nome di una visione assolutamente antropocentrica che non rispetta il diritto alla vita e le caratteristiche di esseri senzienti proprie degli animali, come peraltro riconosciuto dall’articolo 13 del Trattato di Lisbona.

Ciò che nel caso in questione è ancora più inaccettabile – prosegue Rocchi – è che tali pratiche obsolete siano previste nei programmi didattici della scuola dell’obbligo, che esse vengano insegnate ai minori, i quali devono dedicare una parte del proprio percorso “formativo” alla dissezione di topi e rane. Senza tenere in alcun conto che nell’età dell’adolescenza lo sviluppo psicologico emozionale dei ragazzi è influenzato dagli stimoli esterni, specie se essi provengono da un’autorità riconosciuta quale l’istituzione scolastica“.

Secondo l’ENPA tali programmi rientrerebbero però in una fase delicata di cambiamento. Per questo, porre sullo stesso piano di un qualsiasi materiale didattico corpi di animali, produrrebbe una distorsione della realtà che nell’adolescente provoca uno stato di alienazione, di insensibilità e di distacco dalla natura. Al contrario, riporta sempre l’ENPA, la vita di ogni essere senziente merita rispetto e tutela e non può in nessun caso essere sacrificata in nome della scienza, che, tra l’altro, potrebbe insegnare i suoi discutibili precetti, servendosi di adeguati sussidi sostitutivi e in uso in numerosi Paesi europei anche a livello universitario.

Per questo – conclude la missiva della presidente Rocchi all’ambasciatore – Le chiedo di intervenire presso i responsabili ministeriali dell’Istruzione scolastica della Francia, una nazione che in più di un’occasione ha dimostrato il proprio impegno nella tutela degli animali, affinché tale pratica cruenta ed arcaica sia superata definitivamente“.

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