GEAPRESS – Gli animali non sono cosa nostra. Così stava scritto su alcune magliette della manifestazione contro la vivisezione dello scorso 25 settembre a Roma. La manifestazione, indetta dal Coordinamento Fermare Green Hill, si era inevitabilmente caratterizzata anche con il coro di protesta contro la Direttiva europea “sulla protezione degli animali a fini scientifici” approvata il precedente otto settembre e che entra in vigore … oggi (sic!). Entro due anni è previsto il recepimento nazionale. A ricordarlo è la LEAL, la Lega Antivivisezionista, con un comunicato nel quale denuncia, tra l’altro, la difficoltà di potere attutire gli effetti negativi del provvedimento proprio con la legge nazionale di recepimento. La LEAL ha inoltre stampato uno speciale de “La Voce dei Senza Voce” (periodico dell’Associazione) titolato “Direttiva sulla vivisezione – VERGOGNA EUROPEA” (clicca qui per il download). In esso le tappe storiche del provvedimento, il suo reale significato, le manifestazioni di proteste e le reazioni dei politici pro e contro. Un lavoro completo ed esaustivo che dimostra come bisogna rimboccarsi le maniche e riprendere il cammino offuscato da un compiacente oblio.

Gli animali, purtroppo, sono ancora cosa nostra. Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla, secondo la gattopardesca frase di chi non voleva alcun reale cambiamento di potere. La prima considerazione di questa Direttiva (… non è una nostra deduzione, ma sta proprio scritto) è che, dovendosi prendere atto che tra gli Stati membri esistono delle divergenze, questo pregiudica gli “scambi di prodotti e sostanze per lo sviluppo dei quali sono effettuati esperimenti su animali” (!). Pertanto bisogna “garantire il corretto funzionamento del marcato interno” (!!). Se la prima considerazione è il commercio, perché meravigliarsi dello scenario, quantomeno pesante, mirabilmente descritto dall’On.le Sonia Alfano proprio sulle stranezze nei lavori preparatori? (vedi articolo GeaPress). Un parlamento europeo, asservito alle lobby industriali, comandato da colonnelli e tanti sottoposti soldatini. Una Direttiva lasciata sola e che ha poi goduto finanche dei complimenti della lobby animalista di Eurogroup for Animal Welfare.

Non solo. Secondo la Direttiva che entra in vigore oggi, la percezione nei confronti degli animali è un fenomeno nazionale, ovvero non è univoco in tutti i paesi europei. Per questo prevede che gli Stati membri abbiano la possibilità di mantenere norme più ampie rispetto a quelle approvate dall’Unione Europea (praticamente impossibile secondo la LEAL, e secondo lo stesso art. 2 della Direttiva) ovviamente se “ciò non pregiudichi il funzionamento del mercato…“. Del resto “l’impiego di animali vivi continua ad essere necessario per tutelare la salute umana e animale e l’ambiente“, recita ancora la Direttiva. Segue poi il “dovrebbe”, condizionale fatale che sommerge in tal maniera non solo ogni speranza di cambiamento ma di fatto autorizza il dover continuare a fare quello che pare e piace. Dovrebbe sul dolore, dovrebbe sui metodi alternativi, dovrebbe sulla biodiversità, dovrebbe sul riutilizzo degli animali, dovrebbe sulle uccisioni, dovrebbe finanche sui fornitori di animali i quali “dovrebbero” operare solo se autorizzati dalle autorità competenti.

Un’alzata di spalle ben protetta dalla forza delle multinazionali che, secondo quanto dichiarato dall’On.le Sonia Alfano, avevano minacciato di lasciare l’Europa. Quale situazione più comoda, allora, di una Europa che involve a macchia di gattopardo? Ecco perché è importante stringere il più possibile le legislazioni nazionali ma contemporaneamente cercare di rimettere mani alla Direttiva. Con lo strumento della petizione, in dirittura di arrivo al Parlamento Europeo (vedi articolo GeaPress). Deve essere tutta l’Europa contro la vivisezione e se così non è, la politica del tutto cambia per nulla cambiare non fa onore a nessuno. Soprattutto l’Europa non sarà mai da esempio (ovvero da sprono) per i paesi che di benessere animale iniziano, a volte in forma quasi impercettibile, appena ora a parlarne. Quale potere condizionante avremo nei confronti dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (visto che l’oggetto di tutela è sempre il commercio ….) se siamo già marci dentro?

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