green hill
GEAPRESS – La Corte di Appello di Brescia,questo pomeriggio, ha confermato le condanne contro i tre imputati del Processo di Green Hill. La Corte, accogliendo le richieste del PM, di fatto ha scongiurato il pericolo di una riconsegna dei cani al noto allevamento, per ora non operante.

Come è noto le centinaia di beagle erano stati sequestrati a seguito del provvedimento emesso nel 2012  dalla Procura della Repubblica di Brescia. Il PM titolare, dispose l’affidamento a Legambiente e LAV che provvidero poi a sistemarli presso privati detentori. Già nella mattinata di oggi alcuni di questi, con i propri cani, si erano presentati innanzi al Tribunale di Brescia inscenando un pacifico sit in al fine di scongiurare il ritorno degli animali nel noto allevamento. Da ricordare la lunga battaglia che vide contrapposti i due custodi dei cani e la proprietà di Green Hill, presso le Aule del Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione. Oggetto della diatriba era proprio la misura cautelare disposta sia per i cani che per la struttura. Quest’ultima venne poi dissequestrata, ma lo stesso provvedimento non venne, per fortuna, preso per i cani.

Dunque, almeno fino al secondo grado di giudizio, le cose sono andate per il meglio.

L’allevamento venne messo sotto sequestro nel luglio del 2012 a seguito delle indagini affidate dalla Procura della Repubblica di Brescia alla Digos ed al Corpo Forestale dello Stato. Nell’aprile dello stesso anno, nel corso di una manifestazione animalista, alcune persone riuscirono a fare irruzione nell’allevamento rendendo la libertà ai cani prelevati in quella occasione. Alcune di queste persone vennero denunciate; tra di essi una ragazza che  si rivolse per la difesa all’avvocato  David Zanforlini, molto noto per le battaglie condotte a nome di Legambiente. Dalle indagini difensive dello Studio Zanforlini, prese avvio il nuovo filone investigativo che portò la Procura della Repubblica di Brescia a disporre il clamoroso sequestro. Un notevole movimento di opposizione nato grazie all’attività  del Coordinamento Fermare Green Hill, aveva però negli anni precedenti acceso i riflettori sull’allevamento di Montichiari.

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