GEAPRESS – La scuola superiore fa a quanto pare capo ad una istituzione religiosa protestante. Gatti a pezzi, finiti fotografati su facebook assieme alla divertita espressione di una giovane studentessa. Secondo quanto riportato dai giornali brasiliani, la stessa istituzione religiosa avrebbe dichiarato che gli animali proverrebbero da incidenti. Investimenti, oppure altre casualità.

Comunque sia andata non fa certo piacere vedere una giovane studentessa divertirsi nel mostrare quei poveri resti. Teste, zampe ed anche la pelle di un gatto grigio. Le teste, invece, sarebbero appartenenti a due diversi gatti.

Si tratterebbe, non di un corso universitario ma liceale, ovvero, secondo le disposizioni brasiliane, interdetto a questo tipo di sperimentazione. I fatti sono accaduti a due passi da Porto Alegre, capitale dello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul. Anzi, al di là dei confini amministrativi, si tratta dello stesso ambito urbano che si affaccia nella laguna dos Patos. Non un posto marginale, dunque, ma una delle principali città del Brasile. Le foto sarebbero apparse sul profilo facebook di una studentessa già venerdì sera. In realtà, però, la dissezione dei poveri mici è avvenuta il giorno antecedente e sarebbe stata denunciata dalla madre di uno studente.

Il fatto che una studentessa si sia così tanto divertita da arrivare in tal maniera a mostrarsi, non deve indurre a facili generalizzazione. Forse l’assuefazione alla violenza e l’iniziale tentativo di esorcizzare l’orrore dell’esperimento.

Ricercatori e studenti, sorpresi a ridere nel corso della sperimentazione dei gatti, sono infatti capitati in numerosi precedenti. Tra questi anche in Italia. Tra i materiali che portarono alla prima condanna italiana contro medici vivisettori (il reato incappò poi nei tempi di prescrizione lungo i successivi gradi di giudizio) vi erano anche alcune videocassette che riproducevano gli esperimenti ai danni di alcuni gatti. Il laboratorio era alle dipendenze della Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo. Gatti catturati dalla strada e che venivano poi sottoposti all’inoculazione di numerosi elettrodi nel cervello. Questi per gli esperimenti di tipo acuto. Vi erano poi quelli cronici, dove avveniva l’apertura della scatola cranica. I fatti avvennero nei primi anni novanta ed a giudicare e poi condannare tali comportamenti fu l’allora Pretura. Spesso, alla scarica elettrica ed al sobbalzo dei poveri gattini, corrispondeva la risata dei ricercatori e degli studenti. Tra questi ultimi anche i risolini di una studentessa. Chissà ora dove opera.

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