GEAPRESS – Oggi, alla presenza del Presidente del Senato Renato Schifani e dei rappresentanti della LAV, l’ex Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ha comunicato l’affido degli ultimi tre cani beagle di Green Hill. Nell’occasione è stato sollecitato il Presidente Schifani affinché possa al più presto essere approvato l’art. 14, attualmente in XIV Commissione del Senato, che dovrebbe apportare modifiche positive per gli animali destinati alla sperimentazione animale. Una coincidenza, ma proprio oggi arriva un comunicato al vetriolo di OIPA che denuncia come tra gli affidatari dei cani siano state scelte pure associazioni che patrocinano eventi di formazione di cani alla caccia, più altre federate ad Arcicaccia. La rilevazione, con il sapore dell’accusa, arriva da OIPA la quale, in suo comunicato, afferma che tali realtà sarebbero addirittura rilevabili nell’elenco pubblicato nel sito di Legambiente. Un fatto che in qualche maniera OIPA aggancia alla mancanza, nel modulo di affido predisposto da LAV e Legambiente (ovvero i due soggetti scelti dalla Procura della Repubblica di Brescia) di clausole che potessero escludere enti, associazioni, o gruppi venatori. Elemento invece importante, dicono da OIPA, qualora fosse stata considerata la tipologia di cani (segugi utilizzati per la caccia) che si andavano ad affidare.

Va ad ogni modo precisato, in aggiunta al comunicato di OIPA, che la LAV inserì successivamente delle note tese ad evitare simili affidi, ma il primo modulo, in effetti predisposto con i simboli di entrambe le Associazioni, ne era privo.

Affidi, sottolinea OIPA, andati anche a realtà prive di competenza. Il dubbio sulla consegna dei beagle nelle mani di cacciatori è infine legittimato, sempre secondo OIPA, dalla presenza di 7 beagle di Green Hill a Festambiente di Grosseto. L’affido del primo cucciolo, infatti, ebbe come padrino Osvaldo Veneziano Presidente Nazionale di Arcicaccia (vedi articolo GeaPress).

Una polemica già nota ed ora avvalorata clamorosamente da OIPA. Anzi, la scelta di comunicarlo solo ora non è casuale e trova la sua motivazione nell’aver dato, al maggior numero possibile di beagle, una nuova casa adatta alle loro esigenze. Così spiegano da OIPA: “il caso Green Hill è stato senza dubbio un potente catalizzatore di attenzione mediatica e occasione di fund raising, ecco perché fin da subito abbiamo evidenziato la pericolosità della corsa per accaparrarsi una parte di visibilità a discapito dell’oculatezza nell’affido dei cani. L’importante era certamente svuotare quei capannoni velocemente, ma le manie di protagonismo hanno, in alcuni casi, causato ulteriore sofferenza ad animali già fortemente provati”.

In effetti, prima della odierna denuncia di OIPA, da più parti si erano sollevate critiche in merito alla velocità di questa operazione. In fin dei conti, circola nel veloce tam tam animalista, le due Associazioni affidatarie, pur mantenendo il fund raising, avrebbero potuto sostenere i cani in posti sicuri e procedere con più calma ai subaffidi a carico dei destinatari.

Secondo quanto rilevato da GeaPress lo scorso 24 luglio (vedi articolo GeaPress) a seguito dei noti fatti di Green Hill, era pervenuta la disponibilità di Arci Caccia a voler partecipare all’affido, ovviamente per uso venatorio. A confermarlo fu lo stesso Presidente di Arci Caccia Osvaldo Veneziano, il quale ribadì il tutto in una seconda intervista del 26 luglio (vedi articolo GeaPress).

Le reazioni furono diverse. Legambiente dichiarò di non avere “ricevuto alcuna richiesta di collaborazione da Arci Caccia per come riportato nelle notizie” da GeaPress pubblicate. Forse il riferimento della frase un po’ cripta, era all’esternazione della proposta che sarebbe stata riferita ad un tavolo congiunto di più Associazioni, che però rifiutarono. Sta di fatto che nelle ore successive, alcune Associazioni, come la LAV ed il Coordinamento Fermare Green Hill, reagirono in maniera composta dichiarando che mai un cane sarebbe andato ai cacciatori. Altre, in genere realtà più piccole ma anch’esse coinvolte nell’affido, dichiararono che la notizia era priva di fondamento salvo poi criticare Legambiente dopo l’evento di Grosseto. Forse, però, sarebbe il caso di ricordare che Legambiente, al quale va il merito di avere formulato l’esposto dal quale è partito il sequestro di Green Hill, non è una Associazione animalista. Senza nulla togliere alla valente azione svolta in campo nazionale, basta guardare ad alcuni illustri nomi che compaiono nel Comitato Scientifico dell’Associazione e agli Istituti dove lavorano. Sperimentazione ma anche gestione della fauna.

Ora la denuncia di OIPA che tiene anch’essa a precisare come anche i suoi affidi siano andati in mani sicure ed esperte.

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