bracconiere
GEAPRESS – Risvolto inatteso dopo che i Sostenitori di GeaPress hanno donato la speciale apparecchiatura per “trappolare” i bracconieri.

Piccole macchine fotografiche mimetizzate in prossimità dell’appostamento del cacciatore di frodo, pronte a fotografare il bracconiere in avvicinamento (vedi articolo GeaPress). In redazione, infatti, sono arrivate segnalazioni di lettori che chiedevano l’intervento dei volontari del CABS (Committee Against Bird Slaughter), armati, ovviamente di fototrappole. C’è chi ha segnalato il posto solito dove alcuni bracconieri si recano a sparare contro i conigli, ed in un caso pure a spellarli e stenderli scuoiati all’aria aperta. Altri hanno invece  riferito di impianti di uccellagione condotti dagli stessi soggetti che  vanno però spostandosi in funzione delle stagioni. In prossimità di un punto d’acqua, ad esempio, nel periodo estivo, oppure nei pressi di un campo con particolari essenze vegetali, nel periodo autunnale o invernale. C’è poi chi ha segnalato luoghi dove verrebbero fabbricati cappi-laccio, sia per piccoli uccelli che per grossa fauna.

Non è la prima volta che succede. Già in altre occasioni ci sono state segnalate situazioni di illegalità nel mondo venatorio, debitamente riportate a chi di dovere. In alcuni casi sappiamo che sono andate in porto. Ora la notizia delle fototrappole donate dai Sostenitori di GeaPress, ha evidentemente contribuito a scoperchiare un desiderio molto diffuso. Incastrare chi tortura, per fini venatori illegali, gli animali.

Un’esperienza, quella delle fotocamere, che il CABS ha maturato ormai in numerosi anni di collaborazione con le Forze dell’Ordine e che ha già portato alla denuncia di decine di cacciatori di frodo. Tutti immortalati in flagranza di reato.

Le riprese video sono fondamentali per combattere un nemico insidioso come il bracconaggio – ha dichiarato Giovanni Malara, esperto del CABS –  Siamo stati i primi ad usare in italia questo legittimo mezzo di prova mettendo a disposizione dell’Arma dei Carabinieri in 6 anni oltre 50 riprese effettuate in Calabria, Sicilia e Sardegna“. Un uso che in  molti casi si è rilevato determinante.

Alcuni dei relativi procedimenti penali – ha spiegato il volontario del CABS – sono stati definiti, con la condanna anche per furto aggravato del soggetto ripreso“.

Situazioni, in molti casi, particolarmente complesse per via delle difficoltà ambientali. Luoghi impervi e ben conosciuti solo da poche persone. C’è anche una sorta di giustificata “gelosia” nello spiegare le tecniche che consentono, dopo tanto impegno, di giungere quasi a colpo sicuro sulla trappola. La piccola macchina fotografica, permette poi di suggellare con la documentazione della flagranza di reato, un lavoro lungo e impegnativo.

Sono molto contento che la notizia diffusa da GeaPress abbia avuto favorevoli commenti ed abbia portato alla segnalazione di atti di bracconaggio – ha aggiunto Malara –  La filosofia del CABS è proprio questa: questa grave forma di illegalità può essere arginata solo con la collaborazione dei cittadini, visto che le pratiche di uccisione illegale di animali selvatici sono troppo diffuse per essere combattute dai soli specialisti del settore.”

Dunque, nella speranza di avere contribuito alla causa e contando sul supporto di nuovi SOSTENITORI, l’impegno è quello di tornare sull’argomento. Bracconaggio, ma non solo.

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