GEAPRESS – Una vicenda che aveva fatto scalpore, anche perché di quella gabbia trappola con una pecora decomposta nel bel mezzo del Parco Nazionale, se ne era accorta una scolaresca in escursione didattica (vedi articolo GeaPress). Sulla vicenda, denunciata dalla sezione piemontese della Lega per l’Abolizione della Caccia, interviene ora lo stesso Parco Nazionale che, tramite il suo Ufficio Stampa, spiega del perché di quella gabbia.

In tutto sarebbero addirittura quattro gabbie. La rimozione, però, presenta seri problemi. In particolare il peso e la collocazione in luoghi che richiederebbero l’intervento di un elicottero. Strumenti di cattura e non di tortura, tiene a precisare il Parco, sistemate, almeno nel caso di quella del Vallone del Roc ed oggetto della polemica, più di dieci anni addietro nell’ambito di operazioni di contenimento del cinghiale. Interventi che si rivelarono poco significativi. La gabbia venne così disarmata. Le saracinesche furono staccate così come alcuni elementi di scatto.

Così sistemata non potevano esserci rischi per la fauna ma qualcuno, asserisce sempre il Parco Nazionale, ha tentato di recuperarne l’uso. Sportello di chiusura reinserito ma con il canale di scorrimento arrugginito tanto da rendere impossibile uno scorrimento fulmineo.

Dunque un bracconiere avrebbe notato la gabbia ed ha tentato di riattivarla inserendo la pecora. Animale già morto, dice il Parco, dal momento in cui i legacci erano stretti direttamente all’osso. Gabbia che non avrebbe potuto causare alcuna cattura di selvatici, sottolinea il Parco. Il personale, accortosi della gabbia, aveva poi attivato un servizio di sorveglianza per il fermo del bracconiere. Sorveglianza ora vanificata dalla divulgazione.

Sarà. Di certo, riferiscono in ambiente animalista, un rottame da dieci anni nei luoghi divenuto oggetto di sorveglianza sebbene finalizzata alla cattura del bracconiere, lascia un poco perplessi. La pecora putrefatta nella quale sono incappati gli scolari, non è certo un spettacolo bello. Del resto, solo dopo un breve periodo di sorveglianza, si legge nel comunicato del Parco, il personale ha sequestrato la pecora ed avviato le indagini. I guardaparco, supportati dal veterinario dell’Ente per gli accertamenti necroscopici, stanno verificando (riferisce sempre il Parco) la dinamica dei fatti per trovare il prima possibile i responsabili di questo gesto.

Nulla, però, viene riferito in merito alle probabili cause di morte della pecora (in linea teorica anche una zoonosi), se non che in quella gabbia è stata introdotta da morta. Era in “avanzato stato di decomposizione” ha riferito il Parco. Un fatto che “conferma ulteriormente che gli animali, che si sono cibati dei resti della stessa, non sono stati evidentemente catturati, né avrebbero potuto esserlo“.

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