GEAPRESS – Più classi dell’Istituto di Istruzione Superiore “25 Aprile” di Cuorgné non hanno potuto fare a meno di notare quell’orrore. Erano tutti in escursione didattica nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Cime maestose, animali liberi e, si presume, protetti. Ed invece, svoltato il sentiero, si presenta l’orrendo spettacolo di una carcassa di pecora. Era stata disposta all’interno di una grossa gabbia trappola di ben due metri di lunghezza. La pecora, sventrata e con le zampe disarticolate, ha accolto la gita scolastica. I fatti sono occorsi lunedì 8 ottobre nel Vallone di Roc sopra Noasca.

Un atto di bracconaggio, sicuramente. Con il piccolo particolare, però, che la gabbia sarebbe dello stesso Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il tremendo arnese, secondo la nota diffusa dalla LAC piemontese, sarebbe stato riconosciuto dal guardiaparco responsabile della Valle Orco. Dalla descrizione fatta da un insegnante, il guardiaparco avrebbe asserito che trattavasi di uno strumento in dotazione al Parco per la cattura dei cinghiali. Forse dimenticata ad arrugginire, qualcuno l’avrebbe riattivata ed armata. Volpi, faine, martore, secondo la LAC, avrebbero potuto trovare la morte in quell’arnese di tortura.

Una pessima pubblicità per il Parco, commentano ora dalla Lega per l’Abolizione Caccia piemontese. L’insegnante che accompagnava la scolaresca il giorno dopo la macabra scoperta ha presentato denuncia ai Carabinieri di Cuorgné chiedendo all’Autorità Giudiziaria di accertare quante altre gabbie trappola, oltre a quella presente nel Vallone del Roc, siano state nel caso “dimenticate” in natura. Di fatto, come parrebbe essere successo per quella con i poveri resti di pecora in putrefazione, a disposizione dei bracconieri locali.

La LAC, con il suo responsabile piemontese Roberto Piana, ha ringraziato i ragazzi del scuola “25 aprile” di Cuorgné per l’attenzione e la sensibilità dimostrata.

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